Abusi sulla 12enne, condannato il patrigno
In un paese della Val d’Enza ha violentato la figlia della convivente. Il 43enne: «Sono innocente»
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REGGIO EMILIA. È stato condannato a sei anni e tre mesi di reclusione l’uomo accusato di aver violentato nella primavera 2015 la figlia 12enne della convivente.
La sentenza è stata emessa ieri pomeriggio dalla Corte presieduta dal giudice Alessandra Cardarelli. Al momento, essendo una decisione in primo grado, l’imputato 43enne resta libero: si dichiara totalmente estraneo ai fatti attribuitigli ed è scontato che ricorrerà in appello.
Dopo aver appreso in aula della condanna – spiega l’avvocato difensore Fabio Gualtieri - è sconvolto oltre che arrabbiato.
Per la parte civile – la ragazzina è tutelata da un curatore speciale ed è stata rappresentata in aula dall’avvocato Marco Scarpati – la Corte ha disposto una provvisionale risarcitoria di 15mila euro.
La madre non si è costituita parte civile. Nell’udienza scorsa il pm Valentina Salvi – che ha coordinato l’inchiesta – aveva chiesto una condanna ancora più dura (sette anni di carcere).
La ragazzina (allontanata da casa) era stata ascoltata in precedenza nel corso di un’udienza protetta dal perito Anna Tampelli, che l’ha ritenuta del tutto attendibile.
I fatti oggetto del dibattimento sono avvenuti nella primavera di due anni fa in un paese della Val d’Enza.
L’allora 12enne – secondo l’accusa e ieri l’ipotesi investigativa è stata ritenuta provata dai giudici – aveva subito pesanti attenzioni da parte del convivente della madre, che le metteva le mani addosso quando non c’era la donna.
Atti sessuali commessi quando in casa c’erano altri minori che dormivano.
La storia era emersa perché una maestra – la ragazzina frequentava la quinta elementare – aveva notato un peggioramento nel rendimento scolastico. Così la 12enne aveva fatto alcune ammissioni, chiedendo però che la madre non fosse informata.
«Alla fine ha sempre fornito la stessa versione dei fatti a tutti quelli che l’hanno ascoltata», ha rimarcato l’avvocato Scarpati.
Sempre in aula l’imputato ha fornito la sua versione.
Ha negato le violenze e ha sostenuto che la ragazzina era arrabbiata con lui perché era stata rimproverata per il modo in cui usciva di casa (con pantaloncini corti e braccia scoperte).
Insomma, la denuncia sarebbe stata una ritorsione per farlo cacciare di casa.
Da qui la richiesta d’assoluzione – nell’arringa – dell’assoluzione da parte dell’avvocato Gualtieri. Il collegio giudicante è stato ieri pomeriggio di diverso avviso, da qui la pesante condanna.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La sentenza è stata emessa ieri pomeriggio dalla Corte presieduta dal giudice Alessandra Cardarelli. Al momento, essendo una decisione in primo grado, l’imputato 43enne resta libero: si dichiara totalmente estraneo ai fatti attribuitigli ed è scontato che ricorrerà in appello.
Dopo aver appreso in aula della condanna – spiega l’avvocato difensore Fabio Gualtieri - è sconvolto oltre che arrabbiato.
Per la parte civile – la ragazzina è tutelata da un curatore speciale ed è stata rappresentata in aula dall’avvocato Marco Scarpati – la Corte ha disposto una provvisionale risarcitoria di 15mila euro.
La madre non si è costituita parte civile. Nell’udienza scorsa il pm Valentina Salvi – che ha coordinato l’inchiesta – aveva chiesto una condanna ancora più dura (sette anni di carcere).
La ragazzina (allontanata da casa) era stata ascoltata in precedenza nel corso di un’udienza protetta dal perito Anna Tampelli, che l’ha ritenuta del tutto attendibile.
I fatti oggetto del dibattimento sono avvenuti nella primavera di due anni fa in un paese della Val d’Enza.
L’allora 12enne – secondo l’accusa e ieri l’ipotesi investigativa è stata ritenuta provata dai giudici – aveva subito pesanti attenzioni da parte del convivente della madre, che le metteva le mani addosso quando non c’era la donna.
Atti sessuali commessi quando in casa c’erano altri minori che dormivano.
La storia era emersa perché una maestra – la ragazzina frequentava la quinta elementare – aveva notato un peggioramento nel rendimento scolastico. Così la 12enne aveva fatto alcune ammissioni, chiedendo però che la madre non fosse informata.
«Alla fine ha sempre fornito la stessa versione dei fatti a tutti quelli che l’hanno ascoltata», ha rimarcato l’avvocato Scarpati.
Sempre in aula l’imputato ha fornito la sua versione.
Ha negato le violenze e ha sostenuto che la ragazzina era arrabbiata con lui perché era stata rimproverata per il modo in cui usciva di casa (con pantaloncini corti e braccia scoperte).
Insomma, la denuncia sarebbe stata una ritorsione per farlo cacciare di casa.
Da qui la richiesta d’assoluzione – nell’arringa – dell’assoluzione da parte dell’avvocato Gualtieri. Il collegio giudicante è stato ieri pomeriggio di diverso avviso, da qui la pesante condanna.
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