«Ci impediscono di tornare alla normalità»
Lo denuncia Simona Catelli, che a Lentigione ha molti parenti: «Ci è proibito entrare in case asciutte»
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BRESCELLO. «Non ci hanno detto di lasciare il paese quando era il momento e invece ci creano problemi quando cerchiamo di andare avanti e tornare alla nostra vita normale».
È un duro sfogo quello di Simona Catelli, povigliese ma con tantissimi familiari residenti a Lentigione, tra cui i genitori, i suoceri e la sorella. La donna racconta le fasi di tensione che si sono vissute giovedì nel tardo pomeriggio alle porte della frazione brescellese quando diversi residenti stavano cercando di tornare alle proprie case ma si sono trovati la strada sbarrata da alcuni volontari.
«Sono arrivata a Lentigione intorno alle 16.50 – racconta la donna – in quanto ero al lavoro. Dovevo andare a recuperare i miei due figli da mia suocera, ma non mi è stato permesso di entrare in paese. Tantissime macchine stavano uscendo, ma nessuno poteva più entrare. Ero con diverse altre persone che avevano il mio stesso problema e sono stati momenti di grande tensione: il punto è che tanti volevano far ritorno in case che non erano allagate, ma asciutte».
È servita la presenza dei carabinieri per riportare la calma tra i cittadini, ma la signora Catelli non ha potuto risolvere il proprio problema, dovendo ricorrere a una soluzione alternativa. «Ho telefonato a mio suocero – prosegue nel racconto – e gli ho detto di caricare i bambini in macchina fino all’altezza del cimitero. Da lì in poi avrebbero proseguito a piedi e mi avrebbero raggiunto. In effetti così è stato, ma avevano con sé cartelle e borse sportive e lungo il tragitto mio figlio ha rischiato di cadere più volte, per non parlare delle scarpe sporche con cui sono arrivati a causa del fango. Questo per dire che in una situazione già di per sé difficile si vanno creare ulteriori problemi alle persone. Ci vorrebbe un po’ di elasticità, anche perchè sembra che nottetempo, con il paese deserto, alcune case siano state visitate dai ladri».
«Con tutte quelle ordinanze – termina la donna – la gente non ha capito se poteva o meno accedere alle proprie abitazioni, c’è molta confusione su questo aspetto. Io e altri cittadini ci chiediamo dove sia il prefetto in una situazione come questa. Ha senso emettere ordinanze che vietano l’accesso alle case quando invece la popolazione non è stata avvisata nell’unico momento in cui sarebbe dovuta fuggire?».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
È un duro sfogo quello di Simona Catelli, povigliese ma con tantissimi familiari residenti a Lentigione, tra cui i genitori, i suoceri e la sorella. La donna racconta le fasi di tensione che si sono vissute giovedì nel tardo pomeriggio alle porte della frazione brescellese quando diversi residenti stavano cercando di tornare alle proprie case ma si sono trovati la strada sbarrata da alcuni volontari.
«Sono arrivata a Lentigione intorno alle 16.50 – racconta la donna – in quanto ero al lavoro. Dovevo andare a recuperare i miei due figli da mia suocera, ma non mi è stato permesso di entrare in paese. Tantissime macchine stavano uscendo, ma nessuno poteva più entrare. Ero con diverse altre persone che avevano il mio stesso problema e sono stati momenti di grande tensione: il punto è che tanti volevano far ritorno in case che non erano allagate, ma asciutte».
È servita la presenza dei carabinieri per riportare la calma tra i cittadini, ma la signora Catelli non ha potuto risolvere il proprio problema, dovendo ricorrere a una soluzione alternativa. «Ho telefonato a mio suocero – prosegue nel racconto – e gli ho detto di caricare i bambini in macchina fino all’altezza del cimitero. Da lì in poi avrebbero proseguito a piedi e mi avrebbero raggiunto. In effetti così è stato, ma avevano con sé cartelle e borse sportive e lungo il tragitto mio figlio ha rischiato di cadere più volte, per non parlare delle scarpe sporche con cui sono arrivati a causa del fango. Questo per dire che in una situazione già di per sé difficile si vanno creare ulteriori problemi alle persone. Ci vorrebbe un po’ di elasticità, anche perchè sembra che nottetempo, con il paese deserto, alcune case siano state visitate dai ladri».
«Con tutte quelle ordinanze – termina la donna – la gente non ha capito se poteva o meno accedere alle proprie abitazioni, c’è molta confusione su questo aspetto. Io e altri cittadini ci chiediamo dove sia il prefetto in una situazione come questa. Ha senso emettere ordinanze che vietano l’accesso alle case quando invece la popolazione non è stata avvisata nell’unico momento in cui sarebbe dovuta fuggire?».
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