«Colpito con un pugno e scaraventato a terra: l’inizio dell’inferno»
Reggio Emilia: Giorgio Lunardi racconta la drammatica rapina subìta in casa insieme alla moglie e alla badante. «Legati e chiusi in bagno, il tempo sembrava non passare mai»
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REGGIO EMILIA. Sono appena andati via i carabinieri, dopo un minuzioso sopralluogo nell’appartamento dei coniugi rapinati, ed è appena arrivata la figlia dell’anziana coppia quando Giorgio Lunardi – ex dipendente del Credem ora in pensione, che compirà 82 anni il prossimo mercoledì – intorno alle 14 (tre ore e mezza dopo quella maledetta “visita” dei rapinatori) apre di nuovo la porta di casa, questa volta per raccontare la drammatica esperienza vissuta poche ore prima.
«Mi devo fidare?», chiede accennando un sorriso a giornalisti e fotografi riuniti sul suo pianerottolo. Poi attacca con il suo racconto, mostrando subito il mento: «Mi hanno dato un pugno in faccia, diciamo che mi ha scaraventato a terra appoggiandomi il pugno sul mento e spingendo con forza. Poi, prima che potessi rendermi conto di ciò che stava succedendo, mi sono trovato con un uomo a cavalcioni sulla mia schiena, che con una mano mi schiacciava la testa sul pavimento. Non potevo muovermi, ero bloccato, e dopo pochi minuti, dopo avermi più volte detto di tacere, mettendomi anche un coltello sul petto, mi hanno bendato, in modo che non vedessi più niente».
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Cerca di farsi forza, Giorgio Lunardi, senza però nascondere di avere avuto paura in quella lunghissima ora e mezza vissuta in balìa dei tre rapinatori: «Erano cattivi e decisi, uno mi stringeva la mano con forza sulla bocca per impedirmi di parlare. Erano tre giganti, alti e con braccia robuste, non potevo fare nulla contro tre bestie simili».
Una volta bendato, così come accaduto poco dopo alla moglie Anna Fontanesi, maestra in pensione di 83 anni, e alla badante 49enne Lisa, donna di origini georgiane in servizio da una decina di giorni, i rapinatori lo hanno legato: «Hanno strappato le federe dei cuscini, mi hanno legato le mani dietro la schiena, strette strette. Mi hanno legato anche le braccia, in modo da immobilizzarmi, ma i piedi erano liberi. Li hanno legati invece a mia moglie, che aveva mani e piedi bloccati, mentre alla badante hanno legato soltanto le mani dietro la schiena ed è stata proprio lei, una volta che abbiamo capito che se n’erano andati, la prima a riuscire a liberarsi. Poi ha slegato noi e abbiamo telefonato ai carabinieri per chiedere aiuto».
Una cosa è rimasta impressa al signor Lunardi, il fatto che i rapinatori – che per tutto il tempo hanno cercato i soldi e la cassaforte – non gli abbiano chiesto di consegnare loro il portafogli: «Volevano soldi, volevano soldi. Ed erano convinti che in casa avessimo una cassaforte, che però non c’è. L’hanno cercata in tutte le pareti, staccando quadri, spostando mobili, ma ovviamente non l’hanno trovata».
In quasi 82 anni di vita, l’ex dipendente del Credem non aveva mai vissuto una così brutta esperienza: «È la prima volta che mi capita di essere vittima di una rapina, spero anche che sia l’ultima. Ma io non apro mai a nessuno, questa volta mi hanno fregato.Ho guardato dallo spioncino, ma non si vedeva niente, ho chiesto più volte “chi è” e uno ha risposto “Rossi”. Abita sopra di me, è il capocondominio, mai avrei pensato che si trattasse di tre rapinatori».
Poi, così come aveva fatto all’inizio del drammatico racconto, Giorgio Lunardi dimostra di essere un uomo forte e di spirito e si concede un’altra battuta: «Compio 82 anni fra tre giorni, il 20 dicembre. Si vede che hanno voluto farmi il regalo in anticipo...».
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