Condanne per la bancarotta della Ristel
di Carlo Gregori
Rubiera: sei anni al titolare, tre anni e otto mesi al consulente. Provvisionale di 400mila euro alla curatela fallimentare
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RUBIERASei anni di carcere, interdizione perpetua dai pubblici uffici e inabilitazione dalle cariche per Antonino Napoli, ritenuto il “regista” dell'operazione di frode. Tre anni e otto mesi e inabilitazione per il modenese Paolo Baccarini, secondo la Procura la mente dietro le quinte dell'operazione. Pene dai 2 anni 4 mesi in giù per la schiera di riciclatori di denaro che veniva prelevato dal conto dell'azienda. Infine, una provvisionale da 400mila euro a carico di Napoli e Baccarini a favore della curatela fallimentare. Si è chiuso con questa sentenza del tribunale modenese il caso Ristel, la più grande bancarotta al centro di indagini negli ultimi anni tra Modena e Reggio. Da parte dei giudici, è stata accolta a grandi linee la ricostruzione del pm Marco Imperato su un caso molto complesso di "dissanguamento" aziendale analizzato dalle fiamme gialle modenesi. Le pene ai due principali imputati risultano però ridotte rispetto alle richieste della Procura: se per Napoli erano stati chiesti 9 anni, per Baccarini la richiesta era di 5 anni. I motivi saranno più chiari con il deposito della sentenza. Il caso si apre e si chiude nello stesso luogo, in via Salerno a Rubiera, dove un tempo si trovava la sede del Gruppo Ristel. Prima del fallimento, dichiarato nella primavera 2011, il gruppo era considerato una società solida guidata dalla imprenditrice modenese Maria Giovanna Ferrari. È stato alla chiusura del bilancio 2009 che la Ferrari – a questo processo-fiume semplice testimone – ha preso atto della catastrofe imminente di una consociata, la Ceramica B&B di Fiorano: a bilancio risultavano debiti per 4,5 milioni mentre l'esposizione con le banche aveva raggiunto i 3 milioni.. Per scongiurare un fallimento che avrebbe coinvolto altre piccole società consociate rischiando di travolgere la capogruppo, la Ceramica Ristel di Rubiera, la Ferrari si è rivolta a un commercialista che le ha suggerito di chiedere aiuto a Paolo Baccarini, 51enne, consulente d’azienda modenese. Baccarini le indica la strada da percorrere: mettere in vendita la Ristel e, col ricavato, tentare di salvare la B&B. A questo punto entrano in scena gli “imprenditori” Napoli e Antonio Russo (che ha già patteggiato 3 anni e 4 mesi). I due rilevano la Ristel dopo aver acquisto la società con tanto di atto notarile. Napoli - autotrasportatore calabrese che risulta indigente e privo di altre cariche - diventa socio di maggioranza col 99%, Russo avrà l'1% e sarà nominato amministratore delegato. Appena insediata la nuova proprietà, ecco che si aprono conti correnti dai quali escono rivoli incessanti di denaro che formeranno un fiume di ammanco da un milione e mezzo di euro. Una fortuna girata su altri conti e dispersa, ora confiscata con la sentenza solo in minima parte. L'operazione non salverà la B&B dal fallimento, così come le altre piccole società in profondo rosso, e la Ferrari a questo punto, arrivando a capire di essere stata defraudata, si rivolge alla Procura e alla finanza avviando così l'Operazione Black Swan. In tutta questa vicenda, ora arrivata alla fine del primo grado dopo sei anni, restano ancora molti punti oscuri. A cominciare dal ruolo delle banche creditrici che hanno abbandonato ingenti “sofferenze” senza un chiaro motivo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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