«Evento prevedibile Il clima è cambiato ma non si fa nulla»
di Jacopo Della Porta
Il meteorologo Lombroso sui fenomeni naturali estremi «Ciò che è accaduto è “robetta” rispetto ai rischi concreti»
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REGGIO EMILIA. «Non si può assolutamente parlare di imprevedibilità. Diciamo che era assolutamente prevedibile e previsto. La situazione meteo era prevista. Le piogge forti c’erano. L’allerta c’era. Se poi qualcuno non ha previsto o ha sottovalutato le conseguenze, non so. Ma di certo l’evento da un punto di vista meteorologico era ben previsto». Luca Lombroso, meteorologo dell’Osservatorio Geofisico del Dief Unimore e presidente dell’associazione “EmiliaRomagna meteo”, risponde così alla domanda sulla presunta imprevedibilità delle condizioni meteo e della conseguente ondata di piena dei giorni scorsi.
In queste ore si parla di evento senza precedenti, che in quanto tale ha spiazzato chi doveva prevedere e intervenire.
«Da anni dico che avremo eventi sempre più intensi, e non lo dico solo io, esiste infatti una “strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici” che però resta sulla carta, e non viene trasformata in reali piani di azione. Non ha senso ancorarsi all’eccezionalità o ai cambiamenti climatici. Anzi se quanto accaduto è in relazione ai cambiamenti climatici rappresenta un’aggravante, non un’attenuante».
Perché?
«Gli scenari dei cambiamenti climatici sono chiari da anni. Pertanto, come ripeto, siamo chiamati a gestire l’inevitabile ed evitare l’ingestibile, ma non facciamo né l’uno né l’altro. Stiamo vivendo una fase che fa parte di una nuova normalità, riferirsi al passato è sbagliato perché non è più un riferimento utile per il presente e il futuro. Appellarsi all’eccezionalità dunque è un’aggravante perché significa ammettere l’inazione nella mitigazione e adattamento di questi eventi e dei cambiamenti climatici stessi».
Ma in che modo il cambiamento climatico è implicato in quello che è accaduto?
«Le piogge di dicembre rientrano a mio avviso in questo contesto di cambiamenti climatici. In dicembre dovrebbe nevicare, almeno in montagna, e non piovere. Poi mettiamoci la nevicata di novembre, la neve che si è sciolta. Ma una volta accertato il cambiamento climatico, il problema passa alla gestione del territorio».
Dunque dobbiamo prepararci a gestire altri casi Lentigione. Cosa va fatto?
«Guardi che questo evento è “robetta” rispetto a quello che può accadere. Non sono questi i veri eventi che dobbiamo temere, anche adesso, non dico tra mezzo secolo. Lo dico, sia chiaro, con il massimo rispetto e solidarietà verso le persone coinvolte. Non sottovaluto la gravità di quello che è accaduto ai cittadini. Dico solo che la portata dell’evento è “robetta” rispetto a quello a cui dobbiamo preparaci e può accadere».
Allora, che fare?
«Gli interventi sono tanti e non facilmente riassumibili. Diciamo che già dal momento in cui si compra una casa bisognerebbe valutare la vicinanza ai corsi d’acqua. La licenza di costruire non è una garanzia di sicurezza. La pianificazione del territorio deve tenere conto della “nuova normalità”, riducendo il consumo di suolo ed evitando di costruire sottopassi, gallerie in pianura, edifici con locali in sotterranei e seminterrati, ecc. Le famiglie e aziende devono poi essere pronte alle situazioni di emergenza e sapere cosa fare durante la piena, e aumentare la resilienza ai fenomeni estremi, ovvero anticipare, organizzarsi, proteggersi, adattarsi. Ho visto video di persone che camminavano sull’argine rotto a Lentigione…»
In queste ore si parla di evento senza precedenti, che in quanto tale ha spiazzato chi doveva prevedere e intervenire.
«Da anni dico che avremo eventi sempre più intensi, e non lo dico solo io, esiste infatti una “strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici” che però resta sulla carta, e non viene trasformata in reali piani di azione. Non ha senso ancorarsi all’eccezionalità o ai cambiamenti climatici. Anzi se quanto accaduto è in relazione ai cambiamenti climatici rappresenta un’aggravante, non un’attenuante».
Perché?
«Gli scenari dei cambiamenti climatici sono chiari da anni. Pertanto, come ripeto, siamo chiamati a gestire l’inevitabile ed evitare l’ingestibile, ma non facciamo né l’uno né l’altro. Stiamo vivendo una fase che fa parte di una nuova normalità, riferirsi al passato è sbagliato perché non è più un riferimento utile per il presente e il futuro. Appellarsi all’eccezionalità dunque è un’aggravante perché significa ammettere l’inazione nella mitigazione e adattamento di questi eventi e dei cambiamenti climatici stessi».
Ma in che modo il cambiamento climatico è implicato in quello che è accaduto?
«Le piogge di dicembre rientrano a mio avviso in questo contesto di cambiamenti climatici. In dicembre dovrebbe nevicare, almeno in montagna, e non piovere. Poi mettiamoci la nevicata di novembre, la neve che si è sciolta. Ma una volta accertato il cambiamento climatico, il problema passa alla gestione del territorio».
Dunque dobbiamo prepararci a gestire altri casi Lentigione. Cosa va fatto?
«Guardi che questo evento è “robetta” rispetto a quello che può accadere. Non sono questi i veri eventi che dobbiamo temere, anche adesso, non dico tra mezzo secolo. Lo dico, sia chiaro, con il massimo rispetto e solidarietà verso le persone coinvolte. Non sottovaluto la gravità di quello che è accaduto ai cittadini. Dico solo che la portata dell’evento è “robetta” rispetto a quello a cui dobbiamo preparaci e può accadere».
Allora, che fare?
«Gli interventi sono tanti e non facilmente riassumibili. Diciamo che già dal momento in cui si compra una casa bisognerebbe valutare la vicinanza ai corsi d’acqua. La licenza di costruire non è una garanzia di sicurezza. La pianificazione del territorio deve tenere conto della “nuova normalità”, riducendo il consumo di suolo ed evitando di costruire sottopassi, gallerie in pianura, edifici con locali in sotterranei e seminterrati, ecc. Le famiglie e aziende devono poi essere pronte alle situazioni di emergenza e sapere cosa fare durante la piena, e aumentare la resilienza ai fenomeni estremi, ovvero anticipare, organizzarsi, proteggersi, adattarsi. Ho visto video di persone che camminavano sull’argine rotto a Lentigione…»
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