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«L’ordinanza? Non importa Io non lascio l’abitazione»

«L’ordinanza? Non importa Io non lascio l’abitazione»

Emilio Tondelli cammina ogni giorno in un metro d’acqua per raggiungere la casa «È piena di oggetti importanti per me. E poi devo dar da mangiare agli animal»

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BRESCELLO. «So dell’ordinanza e del divieto di restare nella zona allagata, ma non mi interessa. Ho dormito sul posto la prima notte e sono entrato e uscito tutti i giorni. In quella casa ci sono cresciuto, è piena di tanti oggetti affettivi».

Emilio Tondelli, 50 anni, risiede in una delle abitazioni di via del Porto, a Coenzo a Mane (la parte brescellese di Coenzo), all’interno dell’area allagata, assieme alla madre 80enne.

«Martedì mia mamma è andata via dieci minuti prima che arrivasse l’acqua: ha trovato ospitalità dalla signora che viene a fare le pulizie. Io invece sono rimasto, per fare la guardia e verificare la situazione. Ho avuto un metro e 30 centimetri d’acqua; per poco non arrivava al piano di sopra. Non ho paura degli sciacalli, è solo attaccamento ai mobili e ai ricordi dei miei genitori, contadini modesti legati alle loro radici. In quella casa non ci sono oggetti di valore, ma valgono per me, mi hanno accompagnato nella mia vita. E le mie passioni: i tavoli del calcio balilla sono finiti sott’acqua, così come il presepe. Inoltre, voglio prendermi cura del gatto, del pollame e degli altri animali».

Nei giorni seguenti, Tondelli ha passato la notte ospite di amici. «Ma sono tornato a casa ogni giorno, anche tre volte al giorno. A piedi, camminando in un metro d’acqua, senza stivali. Il livello del terreno è disuguale, gli stivali si riempiono e fanno peso, perciò io preferisco prendere freddo ma avere il passo libero e procedere spedito, con lo zainetto sulla testa pieno di cibo per gli animali. Ci si infanga da capo a piedi, ma io la prendo con molta filosofia. Tanto, quando arrivo mi cambio. È peggio al ritorno. E posso farlo perché casa mia non è distante dalla riva: i miei vicini, un chilometro dopo, possono arrivare solo in barca, e non è facile trovarne in questi giorni. Non siamo a Venezia, non è nella nostra cultura possedere la barca».

I vicini? «Non mi risulta che ci sia ancora qualcuno dentro. Ma non è facile mantenere i contatti. Sono in gran parte anziani che non hanno cellulare e social network. Finisce che sai tutto quanto accade lontano ma non sai come se l’è cavata chi è a 50 metri da te».

«Ai volontari di Protezione civile - aggiunge Tondelli – posso esprimere solo plauso, siamo in contatto e mi chiedono di continuo se ho bisogno».

E ci tiene a ringraziare «tutte le persone che mi sono state vicine. Ho ricevuto una marea di solidarietà inaspettata: si sono fatte vive persone che non vedevo da anni, venti amici del gruppo Vandelli della Reggiana si sono offerti di venirmi ad aiutare a ripristinare la casa. Davvero tanto affetto, non me l’aspettavo. E’ il lato positivo dell’emergenza: la solidarietà che trovi nella Bassa non la trovi da nessun’altra parte».

Il ritorno alla normalità? Tondelli è scettico sulle previsioni che prospettano un Natale nella norma. «Per me tornare alla normalità significa tornare in casa. Ma siccome sono realista e ho un’attività in proprio, so cosa vuol dire ripartire. A Natale non credo proprio: è una barzelletta. In una settimana risolvi un’alluvione così? Una volta pulito bisogna asciugare i muri; verificare l’impianto elettrico e gli altri impianti uno ad uno. Gli scarichi sono intasati, bisogna svuotare i pozzi neri. Poi scaldare l’ambiente e rimettere la mobilia. A Natale possiamo farci un giro e andare lì a tagliare il panettone; tornarci a vivere è utopia. Io sarei contento di tornarci per il compleanno di mia figlia, il 26 gennaio. Mia figlia ha 10 anni ed è un po’ malinconica perché è una settimana che non mi vede». (am.p.)

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