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Il pm: «È stato un delitto quasi perfetto»

Il pm: «È stato un delitto quasi perfetto»

Giacomo Forte spiega la serie di raggiri con cui gli assassini hanno incastrato e ucciso il connazionale

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FABBRICO. «La finta storia d’amore, per la vittima realtà, era l’alibi perfetto: se quel corpo non fosse stato dissotterrato in modo fortuito, non sarebbe mai stato trovato. E Ahmed Waqas sarebbe sparito nel nulla, andando a ingrossare le file delle persone che non danno più notizia di sé, con i parenti che lo avrebbero creduto contento da qualche parte in Europa e sistemato economicamente». È il commento del sostituto procuratore della Repubblica Giacomo Forte che ha coordinato le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Reggio Emilia, guidati dal comandante Alessandro Dimichino.

Le frasi sulle quali il povero Waqas passava tanto tempo a fantasticare erano fasulle: a rispondere, dall’altra parte della tastiera, c’era Naveed, con Ghulam nel ruolo di confidente e sensale sleale. Sapendo del forte legame tra il giovane e Ghulam, Naveed si è assicurato la complicità di quest’ultimo: un giorno, facendo leva sulle sue difficoltà economiche, Naveed ha portato Ghulam in moschea a Fabbrico e, promettendo denaro in cambio, gli ha fatto giurare sul Corano che non avrebbe fatto parola con nessuno dei terribili progetti contro il 20enne. Una sorta di “alleanza” suggellata dalla religione.

Ci sono voluti mesi e mesi passati a interrogare connazionali, a spulciare tra i tabulati dei cellulari, a ricostruire i dialoghi sui social network.

È stato necessario ottenere una rogatoria internazionale eseguita negli Stati Uniti per avere da Facebook i messaggi della chat per chiarire che non soltanto la fuga d’amore non esisteva, ma non esisteva nemmeno l’innamorata. La promessa sposa era un ologramma, una farsa, un’esca in un teatrino dei pupi nel quale la vittima era il protagonista principale, a sua insaputa.

Nella trappola gli assassini hanno dimostrato una fervida inventiva, facendo apparire e scomparire personaggi minori intorno alla bella GVR: l’amica del cuore Kiran, la sorella maggiore Sabi, la scuola, oltre a un susseguirsi di ostacoli ed episodi muliebri tipici di ogni feuilleton che si rispetti, in questo caso in salsa curry. Tra questi episodi, il più incredibile è quando i due hanno fatto credere al ventenne che la fidanzata si trovava in ospedale dopo aver ingerito del veleno per disperazione, con Waqas in angoscia per le condizioni dell’amata.

Secondo la versione degli inquirenti, questa presa in giro aveva un duplice scopo: anzitutto ridicolizzare e umiliare Waqas negli affetti intimi, farlo soffrire, prima di fargliela pagare; secondo, mettere al riparo coloro che tramavano da conseguenze giudiziarie. La vittima, quel 24 febbraio, è davvero convinta del viaggio. Waqas, bagagli in mano, ha salutato i connazionali di via Matteotti alle 22.30-23: è uscito dall’abitazione, poi è subito rientrato, si è nascosto in un sottoscala e ha aspettato che tutti dormissero. Ha aspettato Ghulam: che però lo ha consegnato al suo carnefice. (am.p.)

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