L’area allagata ridotta della metà Deflusso completo entro martedì
di Jacopo Della Porta
Il taglio arginale del Canalazzo, la Botte Naviglia e le motopompe assorbono 20mila litri al secondo Dal giorno della piena il Consorzio di Bonifica è al lavoro con la protezione civile nella zona inondata
2 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA. Da martedì l’estensione dell’area allagata a Lentigione si è dimezzata. Secondo le rilevazioni aeree quotidiane dei vigili del fuoco, si è passati da quasi 600 ettari sott’acqua, ai 300 di ieri mattina.
I tecnici del Consorzio di bonifica dell’Emilia Centrale stanno operando, supportati dai volontari della protezione civile, per favorire il deflusso. «I nostri interventi – spiega Paola Zanetti, dirigente del Consorzio – assicuriamo un deflusso di 20mila litri al secondo, pari a 20 metri cubi al secondo, dalle zone allagate».
Dalla Botte Naviglia, manufatto che sottopassa il Canalazzo di Brescello defluiscono 10mila litri al secondo dal giorno della piena. Dall’impianto di pompaggio allestito alla chiavica Scutellara vengono assorbiti 3mila litri al secondo. A Ponte Alto invece defluiscono 1000 litri alsecondo dal sollevamento meccanico e altri 6/7mila letri cubi dal taglio arginale. «Di questo passo credo che a martedì anche le aree più depresse saranno state liberate – spiega Paola Zanetti –. Bisogna considerare che il terreno è pieno d’acqua, come una spugna che resta imbevuta anche quando non è più immersa».
La strategia della Bonifica, concordata con il Centro di coordinamento dei soccorsi, si basa dunque su interventi di diversa natura. Già da martedì sera si è provveduto a rompere l’argine sinistro del Canalazzo per farvi entrare l’acqua dell’Enza. In questo modo l’acqua è stata portata nel tratto terminale dell’Enza e quindi riversata successivamente nel Po senza accrescere i livelli della rete artificiale di bonifica che comunque era a disposizione per un eventuale ulteriore scolo emergenziale.
La Botte Naviglia è un manufatto che sottopassa il Canalazzo ed è il punto più basso della zona e funziona un po’ come il buco dei nostri lavandini: è servito da una serie di canali minori che consentono quando piove di asciugare i campi e convogliare l’acqua verso gli altri collettori. Inizialmente l’acqua è stata sollevata al Torrione di Gualtieri e immessa nel Crostolo e poi, con l’abbassamento del Po, condotta a gravità al fiume.
Il deflusso, come detto, è favorito anche da alcune stazioni di sollevamento meccanico con motopompe fornite dalla protezione civile di Tresigallo: quattro collocate a Ponte Alto e ben 15 alla Scutellara.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I tecnici del Consorzio di bonifica dell’Emilia Centrale stanno operando, supportati dai volontari della protezione civile, per favorire il deflusso. «I nostri interventi – spiega Paola Zanetti, dirigente del Consorzio – assicuriamo un deflusso di 20mila litri al secondo, pari a 20 metri cubi al secondo, dalle zone allagate».
Dalla Botte Naviglia, manufatto che sottopassa il Canalazzo di Brescello defluiscono 10mila litri al secondo dal giorno della piena. Dall’impianto di pompaggio allestito alla chiavica Scutellara vengono assorbiti 3mila litri al secondo. A Ponte Alto invece defluiscono 1000 litri alsecondo dal sollevamento meccanico e altri 6/7mila letri cubi dal taglio arginale. «Di questo passo credo che a martedì anche le aree più depresse saranno state liberate – spiega Paola Zanetti –. Bisogna considerare che il terreno è pieno d’acqua, come una spugna che resta imbevuta anche quando non è più immersa».
La strategia della Bonifica, concordata con il Centro di coordinamento dei soccorsi, si basa dunque su interventi di diversa natura. Già da martedì sera si è provveduto a rompere l’argine sinistro del Canalazzo per farvi entrare l’acqua dell’Enza. In questo modo l’acqua è stata portata nel tratto terminale dell’Enza e quindi riversata successivamente nel Po senza accrescere i livelli della rete artificiale di bonifica che comunque era a disposizione per un eventuale ulteriore scolo emergenziale.
La Botte Naviglia è un manufatto che sottopassa il Canalazzo ed è il punto più basso della zona e funziona un po’ come il buco dei nostri lavandini: è servito da una serie di canali minori che consentono quando piove di asciugare i campi e convogliare l’acqua verso gli altri collettori. Inizialmente l’acqua è stata sollevata al Torrione di Gualtieri e immessa nel Crostolo e poi, con l’abbassamento del Po, condotta a gravità al fiume.
Il deflusso, come detto, è favorito anche da alcune stazioni di sollevamento meccanico con motopompe fornite dalla protezione civile di Tresigallo: quattro collocate a Ponte Alto e ben 15 alla Scutellara.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
