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Porte chiuse per Unimore a Palazzo da Mosto

Porte chiuse per Unimore a Palazzo da Mosto

Gianni Borghi, presidente della Manodori, spegne le speranze del rettore «Il nostro storico edificio rimarrà riservato a mostre ed eventi culturali» 

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REGGIO EMILIA. «No, Palazzo da Mosto non accoglierà gli uffici di Unimore. Anticipo di qualche ora la comunicazione ufficiale che invieremo lunedì al magnifico rettore – e di questo mi scuso – ma giovedì il Consiglio di amministrazione della Fondazione Manodori ha fatto una precisa scelta. Capisco l’interesse dell’ateneo per il nostro storico edificio come è stato evidenziato sui quotidiani locali, ma rimarrà riservato a mostre, incontri ed eventi culturali».

È stata garbata ma decisa l’annotazione del presidente della Fondazione Manodori, Gianni Borghi, nel corso della presentazione, nell’aula magna dell’università, di un magnifico volume dedicato proprio a “Palazzo da Mosto a Reggio Emilia”.

Sono seguite note di plauso per l’ascesa dell’ateneo dimostrata sia nei numeri di iscritti che dai corsi di docenza e confermata dall’appeal suscitato nella vicina città di Mantova e ad esse si è associato il sindaco di Reggio Luca Vecchi. Unimore dovrà dunque trovare una soluzione diversa perché forse così anche la chiesa di San Domenico diventa meno appetibile.

Sono particolari che hanno segnato la parte introduttiva della giornata dedicata alla consueta “strenna” natalizia della Manodori donata alla città. Borghi ha ringraziato i qualificati autori della ricerca che ha scavato sui trascorsi del palazzo rinascimentale reggiano edificato nel Quattrocento accanto all’antico ospedale, a chiese, conventi, laboratori artigianali e negozi. Un “testimone” dei cambiamenti ma anche del senso civico e della solidarietà. Pietro Manodori, cui si ispira la Fondazione, nel 1860 vi creò infatti il primo asilo d’Italia destinato fra l’altro all’accoglienza dei più poveri; la prima testimonianza di impegno verso la cultura infantile.

A quest’ultimo tema ha fatto riferimento anche il sindaco Vecchi che ha compiuto una carrellata sugli altri recuperi in corso nella città, dal Teatro Ariosto ai Chiostri di San Pietro, da San Domenico ai Musei dall’ex Aci alla Panizzi prima di soffermarsi sul rilancio di via Secchi e via Roma senza trascurare il Mauriziano e la Reggia di Rivalta.

Anche il presidente della Provincia, Giammaria Manghi si è detto compiaciuto per il valore della ricerca storico-artistica condotta dalla Manodori che induce a rivivere suggestioni e valori.

Poi è toccato agli autori del volume. Nel libro, curato dallo storico dell’arte Massimo Mussini, sono comprese ricerche del docente di storia d’arte medioevale all’ateneo di Parma Arturo Calzona, di Alberto Cadoppi, Diego Menozzi, Angelo Mazza, Tullio Zini, Corrado Caselli. Splendida inoltre la ricca dotazione di immagini dei particolari che abbelliscono le austere sale di Palazzo Da Mosto, dai cassettoni lignei, agli affreschi di putti danzanti, dai loggiati ad archi alle decorazioni pittoriche. Anche a chi l’ha già visto è tornata la voglia di visitarlo. (l.v.)



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