Gazzetta di Reggio

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Una messinscena d’amore per vendetta

di Ambra Prati
Una messinscena d’amore per vendetta

Preso il secondo assassino del 20enne pakistano: ucciso non per le nozze osteggiate ma per offese alla moglie di un amico

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FABBRICO. Una messinscena. Otto mesi di messaggi via sms, chat su Facebook e paroline dolci con la presunta innamorata: peccato che quest’ultima non esistesse, era solo l’umiliazione e al contempo l’alibi barocco architettato dagli assassini per far fuori il ragazzo, colpevole di aver messo in dubbio la fedeltà della moglie di uno dei due. È stato arrestato il secondo – e, secondo gli inquirenti, ultimo – omicida di Ahmed Waqas, il 20enne pakistano seviziato, ucciso e seppellito nudo nella notte di San Valentino, il 14 febbraio 2014 a Fabbrico.

Dopo un’indagine intricata, durata oltre tre anni, il colpo di scena e un movente completamente diverso da quello ipotizzato: non un matrimonio che non s’aveva da fare, bensì un banale pettegolezzo pronunciato dalla vittima, ucciso da due connazionali per vendetta e per “lavare” l’onore offeso.

L’ARRESTO. I carabinieri del nucleo investigativo di Reggio hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Shanraiz Sadiq Naveed, 38 anni, all’epoca dei fatti residente a Fabbrico e oggi residente a Luzzara. Naveed si trova ora dietro le sbarre, accusato, insieme al primo arrestato Mustafa Ghulam, 48 anni, del reato di omicidio aggravato premeditato in concorso, con l’aggravante dei futili motivi e della crudeltà, nonché del reato di occultamento di cadavere.

LA FALSA PISTA. Una ridda di false piste e ripartenze. Per capire questa vicenda, degna di Bollywood, occorre riavvolgere la pellicola del film. L’incipit sono i resti scheletrici trovati per caso da alcuni operai di un cantiere in via Cascina a Fabbrico il 14 maggio 2014. Il Dna consente di dare un nome al cadavere solo cinque mesi dopo: è Ahmed Waqas, 20 anni, giunto dal Pakistan a Fabbrico poco più di un anno prima in cerca di un lavoro. I carabinieri cominciano a scandagliare all’interno della comunità pakistana di Fabbrico, senza esito. Solo il padre della vittima, dalla Grecia, ipotizza il peggio e segnala che Waqas annunciava felice ai conoscenti un matrimonio segreto con una innamorata. Waqas è solo, senza un soldo, senza permesso di soggiorno. Passa le sue giornate vuote in via Giacomo Matteotti, insieme ad altri connazionali. Questi ultimi testimoniano che quella sera Waqas ha salutato tutti affermando di partire per la Germania, dove si sarebbe sposato con una coetanea benestante: una fuga d’amore per aggirare l’opposizione dei familiari di lei. I sospetti si concentrano ben presto su Ghulam, “amico” e punto di riferimento del giovane: è lui il tramite tra Waqas e la ragazza, che si firma GVR. A incastrare Ghulam è il cellulare della vittima, un Samsung bianco con cover nera visto in mano al povero 20enne. Ghulam viene arrestato, ma non collabora. Le indubbie pulsioni omosessuali dell’uomo nei confronti di Waqas, che si è negato, complicano il rebus. In ogni caso Ghulam non può aver agito da solo: troppo pesante il cadavere da trasportare. Nel frattempo si tenta di risalire alla ragazza: si sa età, il luogo di provenienza, il ceto sociale. Vengono verificate a tappeto le giovani con queste caratteristiche: nulla. Gli inquirenti si convincono che la ragazza si sia trasferita in Inghilterra: ma quando questa viene ascoltata dall’Arma, dimostra di essere estranea, in quel periodo si trovava in Spagna.

IL COLPO DI SCENA. A questo punto, si torna a scavare nella cerchia di via Matteotti. Riaffiora spesso il nome di Naveed. È lui il secondo assassino? Ghulam conferma, anche se solo in parte, il coinvolgimento di Naveed. E si scopre così che l’innamorata era un’invenzione dei due complici, un piano elaborato per mascherare il vero movente: la vendetta di Naveed. La vittima avrebbe commesso l’errore di prendere in giro il 38enne, che chiamava “il nero”, sposato a una giovane dello stesso paese di Waqas. Una sera, convinto che Naveed dorma, Waqas elogia la bellezza della donna e ne mette in dubbio l’onestà. Perciò il ventenne trova la morte.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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