La protesta
«In via della Torre otto bidoni dei rifiuti sono troppi»
REGGIO EMILIA. Via della Torre è una strada strettissima che sbocca in via Toschi a pochi metri da piazza San Prospero e a un passo da Palazzo Pratonieri. Una strada strettissima che ora sembra...
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REGGIO EMILIA. Via della Torre è una strada strettissima che sbocca in via Toschi a pochi metri da piazza San Prospero e a un passo da Palazzo Pratonieri. Una strada strettissima che ora sembra ancora più angusta dopo che sono stati trasportati qui ben otto bidoni della spazzatura i cui effluivi danno non poco fastidio a chi qui ci abita.
«Già è una strada stretta – riferisce un residente – e i bidoni che avevamo potevano anche bastare... peccato che abbiano portato qui anche quelli che erano in via Manfredi». Ieri pomeriggio, intorno alle 14, i bidoni si presentavano piuttosto pieni, alcuni addirittura debordanti per non parlare della spazzatura lasciata a terra.
Va considerato che in questi giorni il mercato in piazza San Prospero è piuttosto ricco di bancarelle e, di conseguenza, a fine giornata sulla strada rimangono parecchi rifiuti. Ma che finiscano tutti in quella viuzza, a qualcuno proprio non va giù. «A tutto c’è un limite – dicono in coro i residenti – e non è possibile trasformare una via del centro storico in una discarica. Perché questo è».
«Già è una strada stretta – riferisce un residente – e i bidoni che avevamo potevano anche bastare... peccato che abbiano portato qui anche quelli che erano in via Manfredi». Ieri pomeriggio, intorno alle 14, i bidoni si presentavano piuttosto pieni, alcuni addirittura debordanti per non parlare della spazzatura lasciata a terra.
Va considerato che in questi giorni il mercato in piazza San Prospero è piuttosto ricco di bancarelle e, di conseguenza, a fine giornata sulla strada rimangono parecchi rifiuti. Ma che finiscano tutti in quella viuzza, a qualcuno proprio non va giù. «A tutto c’è un limite – dicono in coro i residenti – e non è possibile trasformare una via del centro storico in una discarica. Perché questo è».
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