Gazzetta di Reggio

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Lotta contro il fango Si ricostruisce l’argine

di Mauro Pinotti
Lotta contro il fango Si ricostruisce l’argine

Domenica di lavoro per i residenti della frazione invasa dall’acqua dell’Enza L’obiettivo è ritornare a casa per Natale. Spuntano i turisti dell’esondazione

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BRESCELLO. Ieri per gli abitanti di Lentigione è stata una domenica di lavoro tra fango e masserizie danneggiate. Via della Chiesa non sembra più la strada d'accesso al paese ma piuttosto una lunga, interminabile isola ecologica dove i rifiuti non sono altro che mobili, cucine, elettrodomestici e oggetti che prima arredavano le case del paese. Non c'è tempo di pensare ai regali di Natale, allo shopping. Qui è una lotta contro il tempo. I cumuli di rifiuti di fronte alle case sembrano barricate. La guerra degli abitanti è contro l'acqua e il fango che li ha travolti, improvvisamente e senza preavviso, il 12 dicembre scorso, spazzando via il lavoro di una vita.

LE PULIZIE. La giornata di sole ha favorito i lavori di pulizia e di ripristino di case e garage. Tra gli abitanti di Lentigione c'è voglia di tornare alla normalità. Il regalo più bello che si vogliono fare è tornare a casa per Natale. Ce la stanno mettendo tutta: soffrendo nel vedere le loro case devastate dall'acqua, piangendo per aver perso tante delle loro cose rovinate dal fango. C'è chi ha perso tutto e c'è chi è riuscito a salvarsi.

Non è una domenica normale. La gente è lungo le vie, munita di pale e stivali. In piazza Martiri della Libertà c'è un gazebo in cui vengono distribuite bevande calde. Una donna impegnata a spalare fango, infreddolita, prende un bicchiere di té. Lo stringe con entrambe le mani per scaldarle. Poi entra in chiesa e, mentre beve, scoppia in lacrime. E' stanca e provata; qualcuno la consola, ma le lacrime sono più forti e scendono copiose.

UN METRO E MEZZO. Percorrendo via Imperiale, verso il luogo in cui l'Enza ha rotto l'argine per una lunghezza di 150 metri, la situazione è ancora più drammatica. Qui acqua e fango la fanno ancora da padroni. C'è gente che si è trovata un metro e mezzo d'acqua in casa. Tra i cumuli di macerie accatastati ai lati, c'è perfino uno scooter. Le auto che erano in garage sono coperte di fango. Sulle carrozzerie si può notare il livello al quale l'acqua è arrivata all’interno dei garage.

Accompagnati dal comandante della compagnia carabinieri di Guastalla, maggiore Luigi Regni, si arriva ad un pioppeto che si trova proprio a ridosso dell'argine maestro. Qui ci sono diverse ruspe che, con il loro girare avanti e indietro, aiutate da un potente rullo, stendono 40 centimetri di terra ad ogni passaggio per portare in quota l'argine dell'Enza.

HANNO PERSO TUTTO. Il direttore dei lavori è l'ingegner Massimo Valenti dell'Aipo di Parma, originario di Salerno ma da 20 anni nel Reggiano. Con lui c'è una équipe di esperti che, con l'uso di un drone, controllano l'altezza che deve raggiungere l'argine. Anche per l'ingegner Valenti è una giornata di lavoro. «Le mie figlie, mi hanno detto: “papà, ma vai via anche oggi?”. Io ho risposto che dovevo andare al lavoro per aiutare gli abitanti di Lentigione a ritornare al più presto nelle loro case – spiega Valenti, commosso –. Molte persone hanno perso tutto. Mia figlia ha capito, si è fatta serie ed è scoppiata in lacrime».

Uscendo da Lentigione, la strada che porta a Sorbolo Levante è coperta da uno strato di fango. Per andare a Coenzo è necessario tornare a Brescello e attraversare le frazioni di San Sisto e Godezza.

I “TURISTI” DELL’ALLUVIONE. Arrivati alla chiavica Scutellara si notano potenti idrovore che aspirano acqua dalla zona allagata di via Molino Caselle per deviarla nel canale della bonifica Bentivoglio. Nei pressi del ponte per Coenzo ci sono auto ai lati della strada. Sono le macchine dei curiosi: i “turisti” dell'alluvione, arrivati da chissà dove per riprendere col telefonino la storica rotta del fiume Enza.

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