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Palazzo Pratonieri pronto ad accogliere Unicredit

Palazzo Pratonieri pronto ad accogliere Unicredit

Oggi apriranno gli uffici della banca all’angolo tra via Toschi e via Fornaciari I lavori sono durati un anno e ora si è concluso il trasloco da piazza del Monte 

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REGGIO EMILIA. Ad un anno dall’inizio dei lavori (era il 22 dicembre 2016 quando il cantiere fu aperto) Palazzo Pratonieri viene restituito ai reggiani in tutto il suo splendore. All’angolo tra via Toschi e via Fornaciari non c’è più l’ombra di un ponteggio. Anche il trasloco è terminato. E da questa mattina i nuovi uffici di Unicredit, a Palazzo Pratonieri e non più in piazza del Monte, saranno aperti al pubblico. L’inaugurazione ufficiale avverrà a gennaio.

Quando questa mattina lo storico edificio aprirà i battenti si potranno ammirare, oltre alle migliorie apportate per rendere sempre più efficienti i servizi, anche le vetrate artistiche renderanno ancora più eleganti i locali della nuova sede di Unicredit. La banca si insedierà in particolare al piano terra con gli uffici destinati all’incontro con il pubblico occupando inoltre per altri servizi gli spazi del primo piano senza salire al piano superiore.

Il palazzo all’incrocio tra via Toschi e via Fornaciari risale al ’500 e appartenava alla famiglialia Pratonieri, ricchi mercanti di lane, prima di passare ai conti Vezzani e, sembra dalla fonte di Alessandro Villani, che il manufatto originario rinascimentale fosse opera di Bartolomeo Spani. I Pratonieri commissionarono al Correggio la pala della Adorazione dei Pastori e la fecero collocare nella piccola chiesa annessa al palazzo; notizie storiche sulla architettura del complesso sono inesistenti ma sembra che l’ingresso principale fosse su via Fornaciari diversamente da oggi e che fosse corredato di portico su strada. Fu ristrutturato nel 1882, quando divenne di proprietà della Cassa di Risparmio, dall’ingegnere reggiano Pio Casoli il quale redasse due progetti ma alla fine si risolse di dare una immagine tardo quattrocentesca e ci si occupò principalmente di rimaneggiare gli esterni mentre Edoardo Collamarini, bolognese, supervisionò i lavori interni. Il processo di ristrutturazione novecentesco ebbe un iter travagliato che cominciò con l’istituzione di una speciale commissione tecnico-artistica: la relazione finale valutò positivamente la proposta di Cirillo Manicardi.



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