Assolto l’artigiano accusato di minacce da chi gli ha sparato
SAN POLO. Erano finiti a processo perché accusati dai vicini di minacce ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Accuse particolarmente indigeste per gli imputati Luigi Govi, titolare di una...
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SAN POLO. Erano finiti a processo perché accusati dai vicini di minacce ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Accuse particolarmente indigeste per gli imputati Luigi Govi, titolare di una torneria, e la moglie Arianna Bazzoni. Ad accusarli infatti era quell’Antonio Bevilacqua, che il 17 giugno del 2013 ha sparato e ferito a una spalla l’artigiano (per questo l'uomo originario di Crotone è stato condannato a sei anni).
Ieri i coniugi, difesi dall’avvocato Vainer Burani, sono comparsi davanti al giudice Alessandra Cardarelli per un episodio del marzo 2011. Allora, secondo quanto denunciato da Antonio Bevilacqua, Giuseppe Bevilacqua e Concettina Parrotta, i coniugi sampolesi avevano minacciato i vicini con queste frasi: «Ve la faremo pagare, marocchini di m…; tornatevene nella vostra terra, chiamiamo tutti i dominicani, vi facciamo ammazzare e sparire». La lite, una delle tante, era scoppiata perché i fornai crotonesi avevano parcheggiato il loro veicolo vicino alla torneria di Govi.
Ieri il pm ha chiesto per gli imputati l’assoluzione. Stessa richiesta dell’avvocato Burani, che ha sottolineato come non vi fossero prove delle accuse.
Il giudice dopo la camera di consiglio ha dichiarato di non doversi procedere per l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni, per assenza di querela, e ha assolto i due imputati per le minacce.
Le tensioni tra i due nuclei familiari andavano avanti da un po’ di tempo quando nel 2013 si arrivò ai colpi di pistola. Bevilacqua era titolare di un forno-pizzeria, dirimpettaio di Govi, un artigiano che lavora nella sua piccola azienda metalmeccanica. Entrambi avevano un contratto di affitto divenuto il nodo del contendere per quanto riguarda l’occupazione degli spazi comuni.
Nel 2013 Bevilacqua entrò nell’officina di Govi, tirò fuori la pistola e da pochi metri sparò tre colpi verso Govi che, pur ferito, reagì dando vita a un autentico corpo a corpo. Un’aggressività che affondava le radici nei continui problemi fra vicini legati, da anni, al parcheggio di via Martiri della Bettola su cui si affacciavano le attività di Govi (una torneria) e il forno di Bevilacqua.
Ieri i coniugi, difesi dall’avvocato Vainer Burani, sono comparsi davanti al giudice Alessandra Cardarelli per un episodio del marzo 2011. Allora, secondo quanto denunciato da Antonio Bevilacqua, Giuseppe Bevilacqua e Concettina Parrotta, i coniugi sampolesi avevano minacciato i vicini con queste frasi: «Ve la faremo pagare, marocchini di m…; tornatevene nella vostra terra, chiamiamo tutti i dominicani, vi facciamo ammazzare e sparire». La lite, una delle tante, era scoppiata perché i fornai crotonesi avevano parcheggiato il loro veicolo vicino alla torneria di Govi.
Ieri il pm ha chiesto per gli imputati l’assoluzione. Stessa richiesta dell’avvocato Burani, che ha sottolineato come non vi fossero prove delle accuse.
Il giudice dopo la camera di consiglio ha dichiarato di non doversi procedere per l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni, per assenza di querela, e ha assolto i due imputati per le minacce.
Le tensioni tra i due nuclei familiari andavano avanti da un po’ di tempo quando nel 2013 si arrivò ai colpi di pistola. Bevilacqua era titolare di un forno-pizzeria, dirimpettaio di Govi, un artigiano che lavora nella sua piccola azienda metalmeccanica. Entrambi avevano un contratto di affitto divenuto il nodo del contendere per quanto riguarda l’occupazione degli spazi comuni.
Nel 2013 Bevilacqua entrò nell’officina di Govi, tirò fuori la pistola e da pochi metri sparò tre colpi verso Govi che, pur ferito, reagì dando vita a un autentico corpo a corpo. Un’aggressività che affondava le radici nei continui problemi fra vicini legati, da anni, al parcheggio di via Martiri della Bettola su cui si affacciavano le attività di Govi (una torneria) e il forno di Bevilacqua.
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