La comunità unita sul web
di Ambra Prati
Gli sfollati si ritrovano nella pagina Facebook gestita da un giovane grafico
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BRESCELLO. Un B&B di Viadana che offre ospitalità, un negozio di tatuaggi che devolverà il ricavato di una convention alla popolazione alluvionata, una residente che mette a disposizione un generatore, un elettricista che si mette a disposizione gratis per la verifica degli impianti la sera e nel fine settimana, un veterinario che vuole curare gli animali e tanti privati cittadini disposti a “spalare e liberare le case, ci siamo, anche con amici”.
Sono solo una piccola goccia della marea di post che si susseguono su “Lentigione”, la pagina Facebook gestita da un giovane che, nei giorni dell’emergenza, è diventata un punto di riferimento per l’intera comunità della frazione, oltre che uno strumento utilissimo per avere informazioni del disastro dall’esterno. Perfino i volontari della Protezione civile hanno scoperto quanto era grave la situazione visionando i video e le condivisioni sul social della frazione, sprovvista di un proprio sito.
La pagina è gestita da un lentigionese, Federico Fantuzzi, 25 anni, grafico freelance che, da autodidatta, ha trasformato le sue passioni in lavoro: cura e coordina social network dedicati principalmente alla musica. «Ho aperto questa pagina Fb nel 2009, per amore del mio paese». All’epoca era seguita da 1.300 persone, corrispondenti quasi alla popolazione della frazione.
«Il giorno dell’alluvione, martedì scorso, alle 7.30 mi trovavo bloccato in casa con 40 centimetri d’acqua, inservibile anche il computer fisso perché danneggiato – racconta Federico –. Non sapendo come impiegare il tempo, ho cominciato a cercare informazioni tramite il cellulare: vedevo i video che inviavano i conoscenti, in una sorta di catena di Sant’Antonio, e ho cominciato a postarli sul social tramite messenger. Ho proseguito nei giorni seguenti: ogni sera, quando la gente finiva di spalare, ricevevo messaggi, foto e video e programmavo la pubblicazione del materiale ogni mezz’ora per non si accavallarsi».
Risultato: in poco più di una settimana “Lentigione” è diventato un luogo virtuale dove un’intera comunità si è riconosciuta e si è unita, una fonte di informazioni preziosissima anche per i soccorritori, oltre a spopolare sul web, arrivando a 2.800 persone. «Sono stato contattato in privato sulla pagina da persone abitanti in Senegal, Giappone e Costa Rica che avevano alcuni parenti qui, non avevano notizie ed erano preoccupati dalla situazione», racconta Federico, che sul boom della pagina ci tiene a precisare: «Lo faccio gratis, non ci guadagno e sottolineo che non avrei mai voluto arrivare a questi numeri per un evento così negativo. Non vedo l’ora di tornare a un post al giorno, come facevo prima della piena. Mai avrei immaginato di diventare un punto di riferimento nell’emergenza. Sento anche la responsabilità: molti mi fanno domande alle quali spesso non so dare risposte«.
Secondo Federico, è tutto merito della potenza del social: «Nel caos di eventi eccezionali Facebook è l’unica cosa che funziona. E’ vero che Lentigione è minuscola, ci conosciamo tutti di vista, ma in pratica non sai come contattare chi abita nella via dopo, non sai a chi rivolgerti in caso di bisogno. A maggior ragione adesso, che è avviata la fase della ricostruzione: è un modo per autorganizzarsi tra cittadini veloce e immediato, una “piazza” di incontro tra domanda e offerta. Utile soprattutto in questo frangente caotico, in cui la solidarietà della gente è esplosiva: c’è la fila delle auto in via della Chiesa, tutti vogliono venire ad aiutare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Sono solo una piccola goccia della marea di post che si susseguono su “Lentigione”, la pagina Facebook gestita da un giovane che, nei giorni dell’emergenza, è diventata un punto di riferimento per l’intera comunità della frazione, oltre che uno strumento utilissimo per avere informazioni del disastro dall’esterno. Perfino i volontari della Protezione civile hanno scoperto quanto era grave la situazione visionando i video e le condivisioni sul social della frazione, sprovvista di un proprio sito.
La pagina è gestita da un lentigionese, Federico Fantuzzi, 25 anni, grafico freelance che, da autodidatta, ha trasformato le sue passioni in lavoro: cura e coordina social network dedicati principalmente alla musica. «Ho aperto questa pagina Fb nel 2009, per amore del mio paese». All’epoca era seguita da 1.300 persone, corrispondenti quasi alla popolazione della frazione.
«Il giorno dell’alluvione, martedì scorso, alle 7.30 mi trovavo bloccato in casa con 40 centimetri d’acqua, inservibile anche il computer fisso perché danneggiato – racconta Federico –. Non sapendo come impiegare il tempo, ho cominciato a cercare informazioni tramite il cellulare: vedevo i video che inviavano i conoscenti, in una sorta di catena di Sant’Antonio, e ho cominciato a postarli sul social tramite messenger. Ho proseguito nei giorni seguenti: ogni sera, quando la gente finiva di spalare, ricevevo messaggi, foto e video e programmavo la pubblicazione del materiale ogni mezz’ora per non si accavallarsi».
Risultato: in poco più di una settimana “Lentigione” è diventato un luogo virtuale dove un’intera comunità si è riconosciuta e si è unita, una fonte di informazioni preziosissima anche per i soccorritori, oltre a spopolare sul web, arrivando a 2.800 persone. «Sono stato contattato in privato sulla pagina da persone abitanti in Senegal, Giappone e Costa Rica che avevano alcuni parenti qui, non avevano notizie ed erano preoccupati dalla situazione», racconta Federico, che sul boom della pagina ci tiene a precisare: «Lo faccio gratis, non ci guadagno e sottolineo che non avrei mai voluto arrivare a questi numeri per un evento così negativo. Non vedo l’ora di tornare a un post al giorno, come facevo prima della piena. Mai avrei immaginato di diventare un punto di riferimento nell’emergenza. Sento anche la responsabilità: molti mi fanno domande alle quali spesso non so dare risposte«.
Secondo Federico, è tutto merito della potenza del social: «Nel caos di eventi eccezionali Facebook è l’unica cosa che funziona. E’ vero che Lentigione è minuscola, ci conosciamo tutti di vista, ma in pratica non sai come contattare chi abita nella via dopo, non sai a chi rivolgerti in caso di bisogno. A maggior ragione adesso, che è avviata la fase della ricostruzione: è un modo per autorganizzarsi tra cittadini veloce e immediato, una “piazza” di incontro tra domanda e offerta. Utile soprattutto in questo frangente caotico, in cui la solidarietà della gente è esplosiva: c’è la fila delle auto in via della Chiesa, tutti vogliono venire ad aiutare».
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