«Potremmo definirla una banca-museo»
Mario Fontanarosa ha supervisionato i lavori di restauro: «È come camminare attraverso la storia»
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REGGIO EMILIA. Arte e storia si incontrano. La banca dentro l’edificio storico. Ne parliamo con Mario Fontanarosa, della ditta di ristrutturazione milanese Floring, che ha supervisionato i lavori di restauro della nuova sede Unicredit, a Palazzo Pratonieri.
Architetto, tutti rimangono così entusiasti... Come avete proceduto con i lavori all’interno?
«Il restauro si è concentrato sulla valorizzazione di tutte le opere preesistenti, chiaramente in linea con le esigenze della banca, seguendo i loro standard: un restauro di tipo conservativo. Tutto quello che vedete è stato preservato e restaurato: i controsoffitti, le parti lignee, lo scalone di marmo sono stati ripresi. Abbiamo eseguito ritocchi pittorici sugli affreschi e sulle statue all’ingresso della Sala delle Vittorie. C’è stato un intervento pure strutturale perchè v’erano segni causati dal terremoto: abbiamo dunque agito attraverso risanamenti con dei materiali innovativi che non appesantissero le strutture, grazie ai quali abbiamo ottenuto lo stesso risultato a livello di stabilità».
Un lavoro abbastanza complesso, anche se durato meno del previsto.
«È durato un anno. Sono state impiegate circa cento unità di maestranze a tutti i livelli a partire dallo scalpellino per finire col restauratore decoratore. C’è stata una vera e propria unione di forze».
E per quanto riguarda il lavoro sulla luce?
«C’è stato uno studio illuminotecnico per dare il maggior risalto possibile a tutte le opere. Se lei vede, ogni opera è illuminata con una certa discrezione. E quello che non è stato restaurato è tutto nuovo però allestito in maniera che non risultasse invasivo. I faretti sono poi messi in modo tale da illuminare con uniformità il soffitto come la scala».
Sembrerebbe quasi di camminare in un museo.
«In realtà ci sono opere d’arte provenienti da diverse filiali. Il senso era quello di restituire alla città un palazzo storico rendendolo allo stesso tempo efficiente. Quando si entra a palazzo Pratonieri si passeggia nella storia e il primo piano è ancora meglio. Potremmo quasi definirla una “banca-museo”.(ca.c)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Architetto, tutti rimangono così entusiasti... Come avete proceduto con i lavori all’interno?
«Il restauro si è concentrato sulla valorizzazione di tutte le opere preesistenti, chiaramente in linea con le esigenze della banca, seguendo i loro standard: un restauro di tipo conservativo. Tutto quello che vedete è stato preservato e restaurato: i controsoffitti, le parti lignee, lo scalone di marmo sono stati ripresi. Abbiamo eseguito ritocchi pittorici sugli affreschi e sulle statue all’ingresso della Sala delle Vittorie. C’è stato un intervento pure strutturale perchè v’erano segni causati dal terremoto: abbiamo dunque agito attraverso risanamenti con dei materiali innovativi che non appesantissero le strutture, grazie ai quali abbiamo ottenuto lo stesso risultato a livello di stabilità».
Un lavoro abbastanza complesso, anche se durato meno del previsto.
«È durato un anno. Sono state impiegate circa cento unità di maestranze a tutti i livelli a partire dallo scalpellino per finire col restauratore decoratore. C’è stata una vera e propria unione di forze».
E per quanto riguarda il lavoro sulla luce?
«C’è stato uno studio illuminotecnico per dare il maggior risalto possibile a tutte le opere. Se lei vede, ogni opera è illuminata con una certa discrezione. E quello che non è stato restaurato è tutto nuovo però allestito in maniera che non risultasse invasivo. I faretti sono poi messi in modo tale da illuminare con uniformità il soffitto come la scala».
Sembrerebbe quasi di camminare in un museo.
«In realtà ci sono opere d’arte provenienti da diverse filiali. Il senso era quello di restituire alla città un palazzo storico rendendolo allo stesso tempo efficiente. Quando si entra a palazzo Pratonieri si passeggia nella storia e il primo piano è ancora meglio. Potremmo quasi definirla una “banca-museo”.(ca.c)
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