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Reggio Emilia, addio a Riccardo Motta: un pilastro della chirurgia

di Luciano Salsi
Reggio Emilia, addio a Riccardo Motta: un pilastro della chirurgia

È morto a 88 anni Riccardo Motta, primario al Santa Maria per un ventennio

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REGGIO EMILIA. La scuola chirurgica reggiana ha perso un altro suo pilastro, il professor Riccardo Motta, morto a 88 anni nella sua abitazione di via Tassoni. Al Santa Maria Nuova, di cui aveva guidato per diciannove anni il dipartimento di chirurgia, Motta aveva sviluppato l'insegnamento del caposcuola Dino Pampari, del quale era stato allievo insieme a Umberto Parisoli, scomparso 32 anni fa.

Si era laureato a Modena nel 1954 e due anni dopo era stato assunto al Santa Maria. La specializzazione in chirurgia generale, acquisita nel 1960 a Parma, rispondeva alla sua più profonda vocazione, che l'aveva portato ad emergere come primario dal 1975 al 1994, quando andò in pensione, e a continuare poi l'attività professionale a Villa Salus per una quindicina di anni.

Riccardo Motta ha lasciato una fertile eredità nei suoi allievi, alcuni dei quali sono venuti a mancare prima di lui. È il caso di Antonio Spaggiari e di Giovanni Galli. Roberto Prati, suo continuatore come primario chirurgo al Santa Maria, morto nell'agosto 2015, era discepolo di Parisoli, ma aveva ricavato molto anche dall'insegnamento di Motta.

«Per me – dice un suo allievo, Francesco Sandonà – era un maestro di scienza e di vita. Ha migliorato l'équipe chirurgica ed è stato un luminoso esempio per tutti noi. Gli ero molto affezionato. Alla professione dedicava tutte le energie, spendendo in ospedale le giornate e anche le notti, quando capitavano le urgenze a cui voleva sempre essere presente. Aveva una tecnica molto raffinata e una grande precisione nel trattare i tessuti e gli organi. Operava soprattutto all'addome, ma anche al torace. A Reggio ha portato la chirurgia vascolare. Era una persona schiva e modesta, gentile con i pazienti, che conduceva un'esistenza molto sobria. Per tenersi in forma praticava sci, nuoto e tennis».

La figlia Maria Giovanna, medico oculista, ricorda il padre con commozione: «Era un grande lavoratore e l'impegno professionale lo teneva spesso lontano da casa e lo costringeva perfino a interrompere le ferie, che trascorrevamo a Cortina e a Forte dei Marmi. La sua personalità e il suo esempio,però, sono stati preziosi per noi. In famiglia non parlava mai del suo lavoro. Studiava molto per aggiornarsi. Praticava molto sport e negli ultimi tempi gli piaceva camminare da solo e con il cane».

Riccardo Motta lascia la moglie Anna, le figlie Maria Giovanna e Antonella, i generi e quattro nipoti.

 

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