«È tutto da buttare ma riparto grazie ad amici e volontari»
di Ambra Prati
Emilio Tondelli: «Nella mia casa non è rimasto più nulla ma ho trovato l’aiuto di persone con un cuore grande»
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BRESCELLO. «Ringrazio tutti coloro che mi stanno aiutando in questi giorni a combattere il fango e a ripristinare casa. Siete immensi, dai grandi cuori. Tacabanda c’andom: occorre fare in fretta». Per Emilio Tondelli, 50 anni, residente in via del Porto a Coenzo a Mane, la conta dei danni è pesante, ma pian piano la rinascita sta prendendo forma. Emilio è stato uno dei tanti brescellesi che, violando le ordinanze, aveva dormito la prima notte nella sua casa della zona allagata, tornando ogni giorno e camminando in un metro d’acqua per dare da mangiare agli animali e per attaccamento affettivo alla propria dimora.
Da domenica scorsa, Emilio è circondato dalla solidarietà di amici che lo hanno aiutato e che lui ringrazia in modo sentito. «Sono stati tutti immensi, incredibili, dal grande cuore. Anzitutto i volontari di Protezione civile: sono da dieci e lode, hanno usato 1.800 litri d’acqua, spazzolato e lucidato. Poi il parroco di Brescello don Evandro Gherardi: è venuto a benedire la casa e il presepe riaffiorato dall’acqua. E ultimi, ma primi, gli amici: domenica scorsa eravamo in 12-14, si sono presentati anche conoscenti che ho incontrato per lavoro e in diverse fasi dell’esistenza. Hanno spalato insieme a me in mezzo al fango, che è peggio dell’acqua: non ti liberi più dell’odore. Hanno impiegato il loro tempo libero così, svegliandosi all’alba e mangiando un panino al freddo: l’altra mattina c’era -3, abbiamo dovuto aspettare che il ghiaccio si sciogliesse e che l’acqua in una conca più bassa fosse aspirata. Non basterà tutta la vita per ringraziarli».
L’immobile dove Emilio Tondelli abita con l’anziana madre ha un’elevata superficie e i danni sono ingenti, come testimonia la montagna di rifiuti ammassata all’esterno. «La casa dove viviamo ha undici vani, più il caseggiato rurale, la stalla e il fienile – spiega Tondelli –. Tutto da buttare: dei mobili e degli oggetti che si trovavano al pianterreno ho salvato un 10%. Il mio ufficio, che si trovava in parte della stalla, è da rifare: ho perso anche le fatture, spero che un amico informatico risalga agli ordini. La cernita ha creato cumuli di detriti: deve venirli a prenderli Sabar, ci vorrà un rimorchio».
Il 50enne però è positivo, ci si sta rialzando. «Lunedì mi sono visto arrivare un addetto dell’Enel, che di solito non trovi mai, per la verifica dell’impianto elettrico. Oggi (ieri per chi legge, ndr) inizierò ad asciugare e riscaldare la nostra casa (il casolare dovrà aspettare) con un “maialino”: è un impianto industriale potente, a gasolio, che si usa per scaldare gli allevamenti. È una corsa contro il tempo, perché sotto Natale diventerà complicato trovare i tecnici disponibili: se avessimo avuto una settimana in più sarebbe stato meglio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Da domenica scorsa, Emilio è circondato dalla solidarietà di amici che lo hanno aiutato e che lui ringrazia in modo sentito. «Sono stati tutti immensi, incredibili, dal grande cuore. Anzitutto i volontari di Protezione civile: sono da dieci e lode, hanno usato 1.800 litri d’acqua, spazzolato e lucidato. Poi il parroco di Brescello don Evandro Gherardi: è venuto a benedire la casa e il presepe riaffiorato dall’acqua. E ultimi, ma primi, gli amici: domenica scorsa eravamo in 12-14, si sono presentati anche conoscenti che ho incontrato per lavoro e in diverse fasi dell’esistenza. Hanno spalato insieme a me in mezzo al fango, che è peggio dell’acqua: non ti liberi più dell’odore. Hanno impiegato il loro tempo libero così, svegliandosi all’alba e mangiando un panino al freddo: l’altra mattina c’era -3, abbiamo dovuto aspettare che il ghiaccio si sciogliesse e che l’acqua in una conca più bassa fosse aspirata. Non basterà tutta la vita per ringraziarli».
L’immobile dove Emilio Tondelli abita con l’anziana madre ha un’elevata superficie e i danni sono ingenti, come testimonia la montagna di rifiuti ammassata all’esterno. «La casa dove viviamo ha undici vani, più il caseggiato rurale, la stalla e il fienile – spiega Tondelli –. Tutto da buttare: dei mobili e degli oggetti che si trovavano al pianterreno ho salvato un 10%. Il mio ufficio, che si trovava in parte della stalla, è da rifare: ho perso anche le fatture, spero che un amico informatico risalga agli ordini. La cernita ha creato cumuli di detriti: deve venirli a prenderli Sabar, ci vorrà un rimorchio».
Il 50enne però è positivo, ci si sta rialzando. «Lunedì mi sono visto arrivare un addetto dell’Enel, che di solito non trovi mai, per la verifica dell’impianto elettrico. Oggi (ieri per chi legge, ndr) inizierò ad asciugare e riscaldare la nostra casa (il casolare dovrà aspettare) con un “maialino”: è un impianto industriale potente, a gasolio, che si usa per scaldare gli allevamenti. È una corsa contro il tempo, perché sotto Natale diventerà complicato trovare i tecnici disponibili: se avessimo avuto una settimana in più sarebbe stato meglio».
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