«Le responsabilità emergeranno presto»
di Andrea Vaccari
Bonini, presidente della Protezione civile: «Nessuna prevenzione, lo Stato è colpevole. Dalle Canarie sono rientrato subito»
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BRESCELLO. «Il comandante non ha abbandonato la nave».
Tiene a fare chiarezza, Volmer Bonini, presidente del Coordinamento Protezione civile di Reggio Emilia dal 2012 e del Comitato di coordinamento della Regione Emilia Romagna dal 2015. Bonini è finito al centro delle polemiche a causa della sua partenza per le Canarie qualche giorno dopo l’esondazione dell’Enza. Più che per difendere se stesso, Bonini ha scelto di parlare per difendere il volontariato.
«Il volontariato appoggia e affianca le istituzioni nelle situazioni di emergenza. Di propria iniziativa non può fare nulla; lo stabilisce la legge. Ha funzioni propositive ma non di carattere esecutivo. Quanto è stato detto sul mio conto in questi giorni è fuori luogo in quanto io sono un volontario. Qualsiasi cosa avessi fatto quella notte, rischiavo di essere denunciato. Quando ci siamo accorti che l’acqua avrebbe straripato, abbiamo avvisato le autorità competenti. Siamo invece entrati in gioco nel “dopo”: organizzazione dei soccorsi, della colonna mobile e tanto altro».
E la gestione dei sacchetti?
«Dal Ccs (Centro coordinamento soccorsi, ndr) è arrivata la richiesta di mettere i sacchetti a lato del ponte, e così è stato fatto. Sul punto della rottura, invece, non vi è stato il tempo per intervenire. Volevamo entrare in paese da via Chiesa per avvisare i residenti, ma c’era già l’acqua».
Veniamo alla sua partenza per Tenerife, che ha fatto tanto discutere.
«Fino al venerdì sera alle 23 sono rimasto in Comune. Sono partito sabato. Era un viaggio che avevo organizzato da mesi. Mio figlio vive a quattromila chilometri da qui, non lo vedo da tempo e ogni anno trascorriamo là le vacanze di Natale. Credo di essere stato molto utile nei primi quattro giorni perché conosco i canali attraverso i quali muovermi, e per questo mi è stato facile fare arrivare, ad esempio, le pompe da Tresigallo, attivare la colonna mobile nazionale e quella regionale. A livello provinciale, ci siamo ripartiti il lavoro. Si sapeva già che sarei partito, e avevo già lasciato disposizioni da seguire durante la mia assenza. La nostra “macchina” non si può basare solo su una persona».
Quando avrebbe dovuto rientrare?
«Dovevo stare via fino al 20 gennaio, e ho fatto il check-in per il ritorno lunedì mattina, prima che si svolgesse la famosa assemblea di Lentigione. Ho dovuto accompagnare mia moglie perché non sarebbe riuscita a viaggiare con due valigie enormi, e sapevo già che sarei rientrato, rimettendoci i soldi del viaggio. Sono tornato volentieri, ed era giusto che lo facessi. Ma oltre a questo c’è un altro aspetto che mi preme».
Quale?
«Il grande lavoro dei volontari del gruppo comunale brescellese. Una quarantina di elementi, dalla domenica prima della piena, si stanno svenando. Hanno fatto di tutto e di più, giorno e notte, e sono stati trattati molto male per colpa di alcuni che hanno buttato loro fango addosso. Tutti ragazzi con grande professionalità, che si sono impegnati anche per 15-18 ore al giorno. Non è giusto che vengano trattati male da gente che non ha mai prodotto nulla per la collettività e che si è limitata a guardare il proprio orticello».
Si dice che il punto in cui è avvenuta la rottura fosse critico da anni.
«Questo lo chiariranno i tecnici o la magistratura».
Crede che emergeranno responsabilità dalle indagini della magistratura?
«Può darsi anche prima, molto prima, se le cose verranno presentate in modo corretto a livello istituzionale».
Il disastro era evitabile?
«La risposta arriverà quando si saprà con esattezza cosa è successo».
Quindi di chi è la colpa di quanto è accaduto?
«Colpevole è lo Stato che non fa prevenzione necessaria. Per non spendere qualche milione di manutenzione, sono stati causati grossi danni che saranno da risarcire. Non ci sono azioni di prevenzione relative alla messa in sicurezza del territorio, unica medicina contro eventi come questo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Tiene a fare chiarezza, Volmer Bonini, presidente del Coordinamento Protezione civile di Reggio Emilia dal 2012 e del Comitato di coordinamento della Regione Emilia Romagna dal 2015. Bonini è finito al centro delle polemiche a causa della sua partenza per le Canarie qualche giorno dopo l’esondazione dell’Enza. Più che per difendere se stesso, Bonini ha scelto di parlare per difendere il volontariato.
«Il volontariato appoggia e affianca le istituzioni nelle situazioni di emergenza. Di propria iniziativa non può fare nulla; lo stabilisce la legge. Ha funzioni propositive ma non di carattere esecutivo. Quanto è stato detto sul mio conto in questi giorni è fuori luogo in quanto io sono un volontario. Qualsiasi cosa avessi fatto quella notte, rischiavo di essere denunciato. Quando ci siamo accorti che l’acqua avrebbe straripato, abbiamo avvisato le autorità competenti. Siamo invece entrati in gioco nel “dopo”: organizzazione dei soccorsi, della colonna mobile e tanto altro».
E la gestione dei sacchetti?
«Dal Ccs (Centro coordinamento soccorsi, ndr) è arrivata la richiesta di mettere i sacchetti a lato del ponte, e così è stato fatto. Sul punto della rottura, invece, non vi è stato il tempo per intervenire. Volevamo entrare in paese da via Chiesa per avvisare i residenti, ma c’era già l’acqua».
Veniamo alla sua partenza per Tenerife, che ha fatto tanto discutere.
«Fino al venerdì sera alle 23 sono rimasto in Comune. Sono partito sabato. Era un viaggio che avevo organizzato da mesi. Mio figlio vive a quattromila chilometri da qui, non lo vedo da tempo e ogni anno trascorriamo là le vacanze di Natale. Credo di essere stato molto utile nei primi quattro giorni perché conosco i canali attraverso i quali muovermi, e per questo mi è stato facile fare arrivare, ad esempio, le pompe da Tresigallo, attivare la colonna mobile nazionale e quella regionale. A livello provinciale, ci siamo ripartiti il lavoro. Si sapeva già che sarei partito, e avevo già lasciato disposizioni da seguire durante la mia assenza. La nostra “macchina” non si può basare solo su una persona».
Quando avrebbe dovuto rientrare?
«Dovevo stare via fino al 20 gennaio, e ho fatto il check-in per il ritorno lunedì mattina, prima che si svolgesse la famosa assemblea di Lentigione. Ho dovuto accompagnare mia moglie perché non sarebbe riuscita a viaggiare con due valigie enormi, e sapevo già che sarei rientrato, rimettendoci i soldi del viaggio. Sono tornato volentieri, ed era giusto che lo facessi. Ma oltre a questo c’è un altro aspetto che mi preme».
Quale?
«Il grande lavoro dei volontari del gruppo comunale brescellese. Una quarantina di elementi, dalla domenica prima della piena, si stanno svenando. Hanno fatto di tutto e di più, giorno e notte, e sono stati trattati molto male per colpa di alcuni che hanno buttato loro fango addosso. Tutti ragazzi con grande professionalità, che si sono impegnati anche per 15-18 ore al giorno. Non è giusto che vengano trattati male da gente che non ha mai prodotto nulla per la collettività e che si è limitata a guardare il proprio orticello».
Si dice che il punto in cui è avvenuta la rottura fosse critico da anni.
«Questo lo chiariranno i tecnici o la magistratura».
Crede che emergeranno responsabilità dalle indagini della magistratura?
«Può darsi anche prima, molto prima, se le cose verranno presentate in modo corretto a livello istituzionale».
Il disastro era evitabile?
«La risposta arriverà quando si saprà con esattezza cosa è successo».
Quindi di chi è la colpa di quanto è accaduto?
«Colpevole è lo Stato che non fa prevenzione necessaria. Per non spendere qualche milione di manutenzione, sono stati causati grossi danni che saranno da risarcire. Non ci sono azioni di prevenzione relative alla messa in sicurezza del territorio, unica medicina contro eventi come questo».
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