Nonna Rita: «L’è mia Nadel seinsa i caplèt»
Rita Farella, portavoce della tradizione culinaria reggiana: «È bello cucinare insieme per la famiglia»
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REGGIO EMILIA. Ogni nonna reggiana ha la sua storia da raccontare e le sue tradizioni da tramandare. È il caso anche di Rita Farella, signora di Reggio Emilia, che non ha mai perso la passione per la cucina.
«Nella mia famiglia – ricorda Rita – agli uomini non era consentito nemmeno avvicinarsi alle pentole. Io, essendo una giovane donna, avevo invece il permesso di osservare ed imparare piccoli segreti che ancora oggi mi sono utili per preparare i cappelletti». La simpatica nonna, che proviene da una famiglia povera di Bibbiano, ci ha fatto notare che la preparazione e gli ingredienti per cucinare il piatto sono cambiati rispetto a quando era giovane.
«La sfoglia di pasta fresca continuo a stenderla come mi hanno insegnato ma il ripieno ora è più ricco. Gli ingredienti utilizzati da mia madre erano: soffritto di lardo, pane grattugiato leggermente abbrustolito, Parmigiano Reggiano e uova. Sosteneva che fosse una prelibatezza, solo ora che ho aggiunto una consistente varietà di carne posso affermare il contrario».
Negli anni ’50 e ’60 gli elettrodomestici non erano alla portata di tutti: «La pasta si stendeva a mano ed era quasi un reato andare a comprare i cappelletti nelle botteghe o dai vicini. La soddisfazione di cucinare e prendersi il merito di aver fatto tutto da soli è impagabile».
Anche il modo di conservare i cappelletti è cambiato; non esistevano all’ora i moderni freezer o congelatori, vi era solo una ghiacciaia comune. «Quando devo preparare la pasta, soprattutto sotto le feste di Natale, anticipo il lavoro e una quantità cospicua la congelo» confessa Rita. «Ancora oggi – spiega – mi trovo con le mie amiche per fare i cappelletti per tutta la famiglia. È sempre stato un motivo di ritrovo per raccontarci le storie di quartiere, magari sorseggiando una tazza di tè».
Tramandare la tradizione ai nipoti è l’unica soluzione pensata da Rita pur rendendosi tristemente conto che, per motivi di tempo, le donne non apprendono “l’arte del cappelletto” preferendo alla cucina i supermercati o le botteghe. «Nella mia famiglia non accadrà», annuncia in conclusione. (n.n.)
«Nella mia famiglia – ricorda Rita – agli uomini non era consentito nemmeno avvicinarsi alle pentole. Io, essendo una giovane donna, avevo invece il permesso di osservare ed imparare piccoli segreti che ancora oggi mi sono utili per preparare i cappelletti». La simpatica nonna, che proviene da una famiglia povera di Bibbiano, ci ha fatto notare che la preparazione e gli ingredienti per cucinare il piatto sono cambiati rispetto a quando era giovane.
«La sfoglia di pasta fresca continuo a stenderla come mi hanno insegnato ma il ripieno ora è più ricco. Gli ingredienti utilizzati da mia madre erano: soffritto di lardo, pane grattugiato leggermente abbrustolito, Parmigiano Reggiano e uova. Sosteneva che fosse una prelibatezza, solo ora che ho aggiunto una consistente varietà di carne posso affermare il contrario».
Negli anni ’50 e ’60 gli elettrodomestici non erano alla portata di tutti: «La pasta si stendeva a mano ed era quasi un reato andare a comprare i cappelletti nelle botteghe o dai vicini. La soddisfazione di cucinare e prendersi il merito di aver fatto tutto da soli è impagabile».
Anche il modo di conservare i cappelletti è cambiato; non esistevano all’ora i moderni freezer o congelatori, vi era solo una ghiacciaia comune. «Quando devo preparare la pasta, soprattutto sotto le feste di Natale, anticipo il lavoro e una quantità cospicua la congelo» confessa Rita. «Ancora oggi – spiega – mi trovo con le mie amiche per fare i cappelletti per tutta la famiglia. È sempre stato un motivo di ritrovo per raccontarci le storie di quartiere, magari sorseggiando una tazza di tè».
Tramandare la tradizione ai nipoti è l’unica soluzione pensata da Rita pur rendendosi tristemente conto che, per motivi di tempo, le donne non apprendono “l’arte del cappelletto” preferendo alla cucina i supermercati o le botteghe. «Nella mia famiglia non accadrà», annuncia in conclusione. (n.n.)
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