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Salvini a Reggio accolto da un blitz

di Evaristo Sparvieri
Salvini a Reggio accolto da un blitz

Scritte e volantini contro la Lega nella nuova sede di via Turri Il segretario federale: «Sono i rimbambiti dei centri sociali»

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REGGIO EMILIA. «Grazie ai rimbambiti dei centri sociali a cui, evidentemente, facciamo paura. Sono contento che abbiano paura perché la Lega al governo garantirà i diritti a chi merita diritti. Però, per quanto riguarda campi rom e centri sociali la risposta è solo una: chiusura, chiusura, chiusura». Non le manda certo a dire. E, per lanciare la sua campagna elettorale da candidato premier, coglie lo spunto proprio dal blitz notturno che ha cercato di guastare la festa d’inaugurazione della nuova sede della Lega emiliana. La corsa alle elezioni del segretario federale della Lega, Matteo Salvini, parte da Reggio Emilia.

Da via Turri 69 per l’esattezza, nello stesso stabile in cui ha sede la Cisl, dove la Lega emiliana ha acquistato all’asta un appartamento al quarto piano, ad un costo di 40mila euro. È un ex centro massaggi gestito da cinesi, finito in fallimento. E ora è diventato la nuova sede della Lega nazione Emilia.

È qui che il leader del Carroccio è arrivato ieri mattina, poco dopo le 12, per il taglio del nastro, insieme a tutti gli amministratori e a un folto numero di militanti leghisti dell’Emilia. Ed è qui che, di prima mattina, il segretario emiliano, Gianluca Vinci, e il vicesegretario provinciale, Matteo Melato, hanno ritrovato incollati sui muri una trentina di fogli con articoli della Costituzione italiana e della Dichiarazione universale dei diritti umani, insieme a scritte sull’asfalto contro il Carroccio realizzate con spray azzurro («Lega M....» e «Reggio anti-fascista»), subito rimosse, prima dell’atteso arrivo del segretario federale. Un “trattamento” in parte riservato anche al ristorante “Il faro”, dove i leghisti si sono dati appuntamento dopo il taglio del nastro per un pranzo di autofinanziamento a base di salumi e tortelli.

Agenti della digos, uomini del nucleo investigativo dei carabinieri. E poi le unità cinofile e gli artificieri, a pattugliare tutta la zona di via Turri. Nessuna rivendicazione al gesto dimostrativo, i cui autori sono stati filmati comunque dalle telecamere di videosorveglianza.

Salvini scende puntuale dall’auto e finisce subito nel vortice dei militanti, pronti a scattarsi un selfie, a stringergli la mano e dargli pacche sulle spalle: «Questa sede – afferma – deve essere aperta ad ascoltare e a coinvolgere. Non mi interessa il derby fascisti-comunisti o destra-sinistra. Bisogna guardare avanti. Ripartiamo da Reggio Emilia per guardare avanti e parlando a tutti non ci ferma nessuno».

Parla infatti per una decina di minuti. E, sorprendentemente, in gran parte del suo discorso cita spesso la sua visita del giorno prima in Puglia e ad Altamura, quasi a voler dare un segnale definitivo del mutamento leghista, passata da forza padana a partito che si candida per ottenere voti in tutto il Paese. E che, per raggiungere questo obiettivo, si trova ora a danzare nel valzer delle alleanze targate centrodestra, da Forza Italia a Fratelli d’Italia.

«Il programma della Lega è pronto – aggiunge Salvini – L’ho detto e lo ripeterò chiaramente a Berlusconi: chiederò che venga firmato da tutti per evitare che ci siano inciuci con la sinistra e il Pd, con Renzi, con Gentiloni e con la Boschi, perché meglio un accordo prima che litigare dopo». E ancora: «Su alcuni passaggi come la cancellazione della legge Fornero e degli studi di settore chiedo assolutamente patti chiari e amicizia lunga».

Quindi l’ennesimo aut-aut a Berlusconi e a possibili nuovi alleati: «Io lavoro per un centro destra unito, compatto serio e coerente, che possa governare per almeno dieci anni. Ma se imbarchi e poltronari e riciclati in cerca di stipendio che stanno governano ancora oggi con la sinistra non puoi governare. Su questo noi abbiamo le idee chiare e Berlusconi scelga: il futuro che è la Lega o il passato dei poltronari. Se sceglie il passato secondo me fa un errore, ma noi siamo a disposizione».

Quanto a Reggio Emilia, invece, «ci sono spazi di libertà e di sicurezza da riconquistare. Il Pd ha dimostrato da decenni, e a livello nazionale da sei anni, il suo fallimento. Quindi partiamo da Reggio per vincere le elezioni politiche nazionali a marzo e per vincere le elezioni regionali in Emilia Romagna. La speranza è di dare a Reggio Emilia un sindaco di centrodestra, e un sindaco leghista ancora meglio, il prima possibile».

Non manca una stoccata a Bonaccini sul capitolo autonomie («Con il prossimo governo, se sarà quello Salvini, l’accordo si chiude in un quarto d’ora. E in Emilia-Romagna mi auguro di poter trattare di autonomia con un governatore che ci creda veramente e non con Stefano Bonaccini che lo fa perché lo deve fare»), né l’ormai consueta boutade contro lo ius soli: «Mentre la sinistra ha rotto per due anni con lo ius soli, ci sono 150.000 italiani in venezuela che passano il natale senza diritti. Già con legge di oggi siamo il Paese che dà più cittadinanze. Lo ius soli è solo una battaglia politica di una parte della sinistra. Delrio? Rappresenterà quella sinistra sempre di meno, non sono se possa stare tranquillo per la sua elezione»).

Nel mirino del Carroccio, per i prossimi mesi, c’è un obiettivo chiaro: sfondare il muro del 20%.

Anche se le casse del partito sono ancora vuote dopo il blocco dei conti correnti – ora revocato – in seguito all’affaire Bossi&Belsito. E anche se il partito ha vissuto un mare di epurazioni, mietendo nei mesi scorsi frotte di fuorisciti, più o meno forzati, in gran parte dell’Emilia.

«L’obiettivo della Lega è di superare il 20 per cento e di essere il primo movimento politico del centrodestra a livello nazionale e anche in Emilia Romagna – dice Salvini – Non abbiamo una lira, ci hanno prosciugato tutti i conti correnti. Faremo una campagna elettorale con due lire in tasca contro i milioni degli altri. Ma la vinciamo lo stesso».

Chi pagherà quindi questa nuova sede? «I conti sono stati sbloccati ma sono vuoti. Hanno sequestrato più di 3 milioni per una sentenza di primo grado, in via cautelare. Roba da Unione Sovietica. Ci daranno ragione, ma non sappiamo quando ci ridaranno i soldi. Quindi la nuova sede si paga con i contributi di militanti, volontari ed eletti».

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