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Tradizione (in brodo) che non deve morire

di Nicole Nasi
Tradizione (in brodo) che non deve morire

I cappelletti sono immancabili sulle tavole dei reggiani durante le feste  Ecco cosa si può fare per mantenere l’usanza tramandata da generazioni

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REGGIO EMILIA . Quale miglior modo di festeggiare il Natale se non mangiando un caldo piatto di cappelletti in brodo, tipico della tradizione culinaria reggiana?

Una vecchia leggenda, tratta dalla “Secchia rapita” di Alessandro Tassoni, narra che Venere, Marte e Bacco mentre girovagavano sulla terra si fermarono in una trattoria per riposare; il mattino seguente la Dea si destò dal sonno affamata e chiamò il cuoco chiedendogli di cucinare qualcosa per lei.

Il giovane, estasiato, si rinchiuse in cucina deciso a creare un piatto che raffigurasse un particolare di Venere. Impastò la sfoglia, la tagliò a quadrettini farcendoli di carne ed infine li chiuse arrotolandoli al dito. Ricreò così “il bellico e l’arte di fare il tortellino apprese”.

Le nonne raccontano anche che il cappelletto richiama la tipica forma del copricapo e da ciò deriva il suo nome.

Questo piatto ha una ricetta semplice e antica che da secoli viene tramandata nelle famiglie.

Oggi però la vita è sempre più frenetica e le nuove generazioni tendono ad avere sempre meno tempo per dedicarsi alla cucina. Come fare per non perdere questa tradizione e continuare ad assaporare questo delizioso piatto?

La risposta potrebbe venire dalle stesse “rezdore” – termine dialettale per indicare le donne in cucina – che con l’aiuto di agenzie e giovani volenterosi hanno organizzato corsi di cucina.

“Save The Caplét” è tra le prime iniziative presenti sul nostro territorio, giunta ormai alla seconda edizione grazie a DreamLogica, rappresentata da Vanessa Ramadan, i collaboratori Giovanni Di Raimo e Donatella Panciroli e le “maestre di cappelletti” Isella De Pietri, Paola Lunghi e Ida Corradini, ed è un corso per imparare a fare i cappelletti come li facevano le nostre nonne.

«È un’esperienza aperta a tutti – spiega Di Raimo – che finora ha coinvolto uomini e donne di età compresa tra i 20 e i 55 anni provenienti non solo da altri paesi, come gli Stati Uniti, ma anche da altre parti della Regione».

Il progetto ha previsto due incontri di circa due ore ciascuno al centro sociale “Catomes Tot” di via Panciroli a Reggio Emilia.

Il corso consiste nell’imparare trucchi e segreti per fare la sfoglia fresca e il ripieno ricreando il tradizionale piatto reggiano.

Al termine i partecipanti potranno portare sulle proprie tavole ciò che hanno cucinato sorprendendo amici parenti e soprattutto nonne.

Gli organizzatori hanno anticipato, visto il contagioso entusiasmo, che sarà prevista nel mese di gennaio una nuova edizione e che sarà possibile iscriversi scrivendo all’indirizzo e-mail savethezdora@gmail.com.

È inoltre possibile aggiudicarsi un posto gratuito al corso partecipando a un contest aperto a tutti fino all’8 gennaio del nuovo anno.

Basterà scattare una fotografia e postarla sulla pagina facebook “Zdora” , durante le festività natalizie, che dimostri l’amore per i cappelletti; quella che riceverà più like si aggiudicherà il premio.

Un’altra risorsa è il Web attraverso i video tutorial, i blog e le ricette online messe a disposizione di grandi e piccini sui siti internet e le app gratis di cucina facilmente scaricabili su qualsiasi tipo di telefono cellulare accedendo allo store.

Sulla piattaforma Youtube è possibile seguire, attraverso dei filmati amatoriali, tutti i passaggi di preparazione e lavorazione del cappelletto insieme alle nonne reggiane.

Con l’avvento dei reality culinari i maggior chef d’Italia dedicano sempre più tempo ai blog di cucina, riportando fedelmente le ricette.

Tra le più visualizzate ed apprezzate vi è quella del piatto reggiano: “Semplice, gustosa e delicata”, si legge tra i commenti.

Sul sito internet del Comune di Reggio Emilia, nella sezione dedicata al turismo, si può prendere nota non solo dell’aspetto culinario ma anche della storia del cappelletto. Gli studenti reggiani che studiano in un’altra città, spesso, si avvalgono dell’aiuto dell’app “Giallo Zafferano” per ricreare il clima famigliare in attesa del ritorno a casa per il Natale dove in cucina sono aiutati dalle nonne esperte.

I cappelletti reggiani non sono solo una tradizione culinaria ma altresì un momento di festa che unisce e annulla qualsiasi distanza.

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