Arte oppure vandalismo? I reggiani si dividono
di Nicole Nasi
C’è chi considera la street art un imbrattamento della bellezza della città Non mancano coloro che la ritengono espressione artistica e di denuncia sociale
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REGGIO EMILIA. “L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”. Questa frase di Paul Klee può riassumere il contenuto di tante lezioni, mostre e pensieri che stanno dietro alle opere degli artisti più famosi e non solo. Sono note a tutti le personalità introverse di Van Gogh o di Picasso che attraverso il tratto e il colore esprimevano il turbamento e denunciavo aspetti particolari della società e del tempo che stavano vivendo. Se e cosa è davvero arte è un dibattito che è sempre esistito, oggi lo si può riscontrare per quanto riguarda l’arte di strada, in inglese “street art”.
Tra le vie del centro “i disegni sul muro”, come spesso vengono definiti dai passanti, si possono notare su molte pareti, tra i vicoli, nei sottopassaggi e su edifici. Contrastante l’opinione dei cittadini in merito a questo nuovo mezzo di comunicazione.
Le studentesse Cecilia Rinaldi e Federica Lusuardi sono concordi nell’affermare: «I graffiti mi piacciono molto, oltre ad essere una forma di arricchimento per la bellezza della città posso essere considerati vere e proprie opere – aggiunge inoltre Cecilia – Sono un modo di espressione e di denuncia di difficoltà sociali che riguardano tutti». Vanessa Rivi e Chiara Manzotti sono due ragazze ventenni che hanno avuto modo di viaggiare per interesse e dichiarano: «La street art andrebbe regolamentata. A Lisbona ad esempio sono stati commissionati degli artisti per abbellire e riqualificare i quartieri più desolati – Chiara inoltre racconta – Berlino è tra le città che vivono di arte. Persino i guardrail “anti-attentato”, posti ai lati delle piazze, erano decorati con particolari schizzi e messaggi anti Isis».
La parola “artista” viene menzionata anche da Dunia Melegari, un’abitante del centro storico: «Mi piace vedere il nome di chi ha prodotto l’opera d’arte, perché di questo si sta parlando. Apprezzo molto quando, nei limiti della legalità, a realizzare ciò è un giovane. Vuol dire che ha passione per qualcosa e non se ne sta a gironzolare tutto il giorno con le mani in mano».
Non tutti però la pensano allo stesso modo, soprattutto quando a farne le spese sono i monumenti o gli edifici storici. Lo spiegano chiaramente i giovani reggiani Giuseppe Vitale, Alessandro Casali e Francesco Migliaccio: «Deturpano la città, basta voltarsi per vedere scritte e “pocci” solo come forma di trasgressione. Non neghiamo che i graffiti, soprattutto quelli realizzati legalmente, siano incredibili e piacevoli da ammirare».
Negativo è anche il parere di Orfeo Ferrari e Fiorella Gallesi, due capigiani in visita a Reggio Emilia che affermano: «È vandalismo. Rovinano quella che era bellezza iniziale dei luoghi. Dove abitiamo sono state indette numerose riunioni e organizzate squadre di volontari per cancellare con la pittura bianca i muri». Il pensiero di Caterina Maramotti, dentista pediatrica, è diverso: «Mi fermo sempre ad ammirare alle ex Officine Reggiane i murales – altro nome che definisce i dipinti di strada – Sono contenta di non vedere più vecchi muri grigi e tristi».
Particolare è l’opinione del 22enne Francesco Caroso: «Al parco Ottavi, nei pressi di casa mia, sono state regolamentate dal comune delle vere opere d’arte. Quei graffiti sono “una figata”. Ritengo anche che il writer – termine inglese per indicare chi fa disegni di strada – potrebbe essere uno dei mestieri del futuro se legalizzato e riconosciuto». Non importa l’età o la provenienza, tutti sono colpiti dai murales, anche nonna Rosi che dice: «Set vet al Vatican second me a tin fan pulir. Però in bè dai». Per chi non capisse il reggiano: «Se vai al Vaticano secondo me te li fanno pulire. Però sono belli dai».
Tra le vie del centro “i disegni sul muro”, come spesso vengono definiti dai passanti, si possono notare su molte pareti, tra i vicoli, nei sottopassaggi e su edifici. Contrastante l’opinione dei cittadini in merito a questo nuovo mezzo di comunicazione.
Le studentesse Cecilia Rinaldi e Federica Lusuardi sono concordi nell’affermare: «I graffiti mi piacciono molto, oltre ad essere una forma di arricchimento per la bellezza della città posso essere considerati vere e proprie opere – aggiunge inoltre Cecilia – Sono un modo di espressione e di denuncia di difficoltà sociali che riguardano tutti». Vanessa Rivi e Chiara Manzotti sono due ragazze ventenni che hanno avuto modo di viaggiare per interesse e dichiarano: «La street art andrebbe regolamentata. A Lisbona ad esempio sono stati commissionati degli artisti per abbellire e riqualificare i quartieri più desolati – Chiara inoltre racconta – Berlino è tra le città che vivono di arte. Persino i guardrail “anti-attentato”, posti ai lati delle piazze, erano decorati con particolari schizzi e messaggi anti Isis».
La parola “artista” viene menzionata anche da Dunia Melegari, un’abitante del centro storico: «Mi piace vedere il nome di chi ha prodotto l’opera d’arte, perché di questo si sta parlando. Apprezzo molto quando, nei limiti della legalità, a realizzare ciò è un giovane. Vuol dire che ha passione per qualcosa e non se ne sta a gironzolare tutto il giorno con le mani in mano».
Non tutti però la pensano allo stesso modo, soprattutto quando a farne le spese sono i monumenti o gli edifici storici. Lo spiegano chiaramente i giovani reggiani Giuseppe Vitale, Alessandro Casali e Francesco Migliaccio: «Deturpano la città, basta voltarsi per vedere scritte e “pocci” solo come forma di trasgressione. Non neghiamo che i graffiti, soprattutto quelli realizzati legalmente, siano incredibili e piacevoli da ammirare».
Negativo è anche il parere di Orfeo Ferrari e Fiorella Gallesi, due capigiani in visita a Reggio Emilia che affermano: «È vandalismo. Rovinano quella che era bellezza iniziale dei luoghi. Dove abitiamo sono state indette numerose riunioni e organizzate squadre di volontari per cancellare con la pittura bianca i muri». Il pensiero di Caterina Maramotti, dentista pediatrica, è diverso: «Mi fermo sempre ad ammirare alle ex Officine Reggiane i murales – altro nome che definisce i dipinti di strada – Sono contenta di non vedere più vecchi muri grigi e tristi».
Particolare è l’opinione del 22enne Francesco Caroso: «Al parco Ottavi, nei pressi di casa mia, sono state regolamentate dal comune delle vere opere d’arte. Quei graffiti sono “una figata”. Ritengo anche che il writer – termine inglese per indicare chi fa disegni di strada – potrebbe essere uno dei mestieri del futuro se legalizzato e riconosciuto». Non importa l’età o la provenienza, tutti sono colpiti dai murales, anche nonna Rosi che dice: «Set vet al Vatican second me a tin fan pulir. Però in bè dai». Per chi non capisse il reggiano: «Se vai al Vaticano secondo me te li fanno pulire. Però sono belli dai».
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