Gazzetta di Reggio

Reggio

flash mob  

In piazza ma con la mascherina

di Carlotta Curti
In piazza ma con la mascherina

L’iniziativa di Arsave per dire no allo smog e al consumo di suolo 

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REGGIO EMILIA. Casco in testa, mascherina antismog, cartelli appesi al petto e alla schiena recitanti slogan come «Più bici, più felici» o «Più verde, meno tumori». Sono i manifestanti di “Arsave - Laboratorio per la città che vogliamo” che ieri mattina sono scesi in piazza Prampolini per il flash mob di denuncia verso «la falsa propaganda dei nostri amministratori». Manifestazioni precedenti si erano svolte nel cantiere di via Luxemburg, dove è partita la realizzazione di un nuovo megastore Conad. La campagna aveva dato i suoi frutti per quanto concerne la variante al Piano strutturale che ha cancellato 40mila metri quadri di nuovi insediamenti commerciali. L’altro cantiere già avviato è quello che prevede la costruzione di un altro megastore Conad a Ospizio (con relativa distruzione del bosco urbano dell’ex Casa di riposo).

Nonostante gli ultimi dati che vedono la nostra città passare dal 27° al 16° posto per quanto riguarda la qualità della vita, Reggio Emilia risulta essere al 90° per consumo di suolo e ancora una delle più motorizzate e inquinate d’Italia.

Arsave inoltre afferma che una nuova operazione in essere riguarda il Villaggio Crostolo, vista la deroga del 30% all’attuale limite volumetrico di immobili e lotti di terreno che con ogni probabilità è riservata a una nuova cementificazione.

L’appello dei manifestanti è dunque rivolto ai cittadini. «Il 15 ottobre abbiamo avuto lo sforamento costante dell’aria nonostante i riscaldamenti non fossero accesi – spiega Francesca Fantuzzi –. Non è responsabilità esclusiva dell’amministrazione ma dei cittadini che devono avere la consapevolezza delle scelte che fanno ogni qualvolta portano i figli a scuola o vanno a lavorare». Partecipante attivo della protesta anche Gianni Bertucci, consigliere comunale del Movimento 5 stelle: «I piani del traffico sono pensati soltanto per il traffico automobilistico e non c’è un ripensamento della modalità di trasporto in chiave collettiva. Se si girasse meno in auto, forse si costruirebbero meno ospedali».



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