Schianto mortale a Mancasale, il tir correva troppo
Contestato l’eccesso di velocità al camionista che, però, per evitare il furgone ha centrato il guard rail
REGGIO EMILIA. È stato contestato dal pm Claudio Santangelo anche l’eccesso di velocità – oltre all’omicidio stradale – al camionista polacco 46enne coinvolto il 15 dicembre nel terribile incidente in cui ha perso la vita il 44enne Daniele Rebeschi.
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L’autotrasportatore avrebbe “sforato” di venti chilometri orari il limite di velocità lungo via Trattati di Roma, mentre altri accertamenti utili alle indagini giungeranno – anche se non in tempi brevi – dall’esito dell’autopsia. L’incidente stradale si è verificato a metà mattinata in via Trattati di Roma, la strada provinciale che, subito dopo la rotonda che porta verso Mancasale e la stazione dell’Alta Velocità, si inerpica sui ponti simbolo. Una strada ad alto scorrimento, dove spesso le velocità sono elevate e dove già in passato si sono verificati incidenti mortali.
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Daniele Rebeschi era solo al volante di un Peugeot Boxter bianco aziendale, di proprietà della “Reggiana Colori e Vernici Srl”, di cui era socio. Era in orario di lavoro – era andato a prendere i pacchi di Natale da distribuire ai clienti della ditta – e, dopo essersi recato a Bagnolo, stava tornando in ditta, in via Kennedy 41. Per cause al momento insondabili, all’improvviso – secondo la Municipale – il conducente ha perso il controllo del furgoncino (un malore? una distrazione?) e ha invaso la carreggiata opposta, dove in quel momento sopraggiungeva un tir proveniente dal casello.
Per evitare lo schianto l’autotrasportatore ha disperatamente sterzato a destra, urtando il guard rail, ma nonostante questa manovra l’impatto è stato comunque tremendo: semidistrutta la parte anteriore del mezzo pesante, ma ad avere la peggio ovviamente è stato il furgoncino, accartocciatosi su se stesso. In azienda, prima di partire verso Bagnolo, Rebeschi aveva detto di non sentirsi bene: un malessere che potrebbe essere la causa della perdita di controllo del mezzo e su quest’aspetto non secondario sarà decisivo il responso dell’autopsia. Il camionista polacco indagato (risiede in Irlanda e lavora per una ditta olandese di autotrasporti) è ora assistito dall’avvocato Federico De Belvis.
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