«Era il factotum del condominio»
I vicini increduli per quanto accaduto: «Franco sempre pronto a dare una mano»
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REGGIO EMILIA. Le sirene di ambulanze e volanti della polizia sono piombate in via Bologna, nei pressi della chiesa di Canali, quando molte famiglie stavano per mettersi a tavola per il tradizionale pranzo di Natale. Altre stavano uscendo, per andare a casa da parenti e, a parte qualche occhiata da finestre e balconi, in pochi inizialmente hanno dato molto peso a ciò che stava succedendo, nonostante l’ingente numero di agenti presenti in cortile e sul terrazzo dell’appartamento al terzo piano, interno 6, della palazzina di via Bologna 10.
Poi, con il passare delle ore, dopo aver festeggiato a dovere il Natale, vedere quelle auto della polizia ancora nel parcheggio ha fatto temere il peggio, svelando la tragedia che si era consumata poco dopo mezzogiorno a casa della famiglia Govi.
Tutti, nel condominio costruito più di vent’anni fa, conoscono Franco Govi, operaio in pensione di 70 anni, reo confesso dell’omicidio della sorella Franca, 61 anni, che al contrario nessuno vedeva quasi mai. Lui è da sempre il factotum del condominio: un insieme di quattro palazzine a tre piani che si affacciano su via San Marco. Si occupava della pulizia del parcheggio e del cortile, della cura del verde e di tutti quei lavoretti che, ogni giorno, sono necessari in un condominio di quelle dimensioni. «Teneva il giardino in ordine, è una persona brava e buona», rimarca un vicino di casa mentre con lo sguardo fissa i poliziotti sul balcone di casa Govi, intenti a svolgere le indagini.
Poco più tardi, dalla scala accanto, esce un altro condomino: «Non conoscevo la sorella, sinceramente non si è mai vista qui in giro anche se so che abitava qui da tanti anni. Conosco bene, invece, il signor Govi e non posso che parlarne bene. Un uomo educato, sempre disponibile, con il quale era un piacere scambiare quattro chiacchiere e che si dava molto da fare per tenere in ordine il nostro condominio. In una parola: un signore. Poi – conclude amareggiato per la notizia appena ricevuta – non sappiamo dire cosa possa essere successo in quella casa». (g.g.)
Poi, con il passare delle ore, dopo aver festeggiato a dovere il Natale, vedere quelle auto della polizia ancora nel parcheggio ha fatto temere il peggio, svelando la tragedia che si era consumata poco dopo mezzogiorno a casa della famiglia Govi.
Tutti, nel condominio costruito più di vent’anni fa, conoscono Franco Govi, operaio in pensione di 70 anni, reo confesso dell’omicidio della sorella Franca, 61 anni, che al contrario nessuno vedeva quasi mai. Lui è da sempre il factotum del condominio: un insieme di quattro palazzine a tre piani che si affacciano su via San Marco. Si occupava della pulizia del parcheggio e del cortile, della cura del verde e di tutti quei lavoretti che, ogni giorno, sono necessari in un condominio di quelle dimensioni. «Teneva il giardino in ordine, è una persona brava e buona», rimarca un vicino di casa mentre con lo sguardo fissa i poliziotti sul balcone di casa Govi, intenti a svolgere le indagini.
Poco più tardi, dalla scala accanto, esce un altro condomino: «Non conoscevo la sorella, sinceramente non si è mai vista qui in giro anche se so che abitava qui da tanti anni. Conosco bene, invece, il signor Govi e non posso che parlarne bene. Un uomo educato, sempre disponibile, con il quale era un piacere scambiare quattro chiacchiere e che si dava molto da fare per tenere in ordine il nostro condominio. In una parola: un signore. Poi – conclude amareggiato per la notizia appena ricevuta – non sappiamo dire cosa possa essere successo in quella casa». (g.g.)
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