«Dolore e incredulità» per il raptus di Govi
di Jacopo Della Porta
In via Bologna lo stupore di chi conosce il 70enne che ha ucciso la sorella «Una figura familiare, che dava sicurezza, sempre gentile e disponibile»
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REGGIO EMILIA . «Conosco Franco Govi da 17 anni e ogni Natale, anche questo, mi ha sempre portato in negozio dei tortellini dolci. Un’abitudine che ha da quando anni fa lo avevo soccorso. Lo avevo visto barcollare e lo avevo poi trovato riverso a terra e avevo dato l’allarme: fu ricoverato per un mese per un infarto e un’ischemia». Cristina Casi, titolare del salone da parrucchiera Cristyle di via Bologna a Canali, è addolorata per la tragedia di Natale accaduta a pochi passi dal suo negozio.
Tra le attività commerciali del complesso residenziale tutti hanno una parola per il 70enne che ha ucciso la sorella e l’incredulità è il sentimento che accomuna condomini e commercianti.
«Lo conosco da sempre – prosegue la parrucchiera Casi – Lo vedevo eseguire i lavori di manutenzione del condominio, i lavoretti in giardino. Questa tragedia è sconvolgente per tutti, non solo per me. Non conoscevo invece la sorella». La figura della vittima, la 61enne Franca, è infatti in ombra. Difficile trovare qualcuno che la conoscesse ed evidentemente viveva in modo appartato.
Franco invece è sempre stato un punto di riferimento. «Una persona che dava sicurezza, che vedevano qua intorno e che entrava in negozio per salutare e per fare gli auguri per le feste. Non so cosa sia successo, perché ci sia stato un momento di blackout nella sua testa. I litigi con la sorella? Le discussioni ci sono in tutte le famiglie, non so...».
Turbata da questa vicenda è anche la dipendente Rossella Tirotta. «Noi lo vedevamo in giro tutti i giorni, era sempre disponibile con tutti, non ha mai dato segnali di avere problemi, quello che avveniva in casa sua non lo faceva trapelare all’esterno». Anche una cliente del negozio conferma questa descrizione e si chiede: «Chissà se questa tragedia poteva essere evitata. Chissà se quell’uomo poteva essere aiutato».
Nella vicina caffetteria-gelateria “Le nuvole” si ascoltano commenti analoghi. «Ero a casa quando ho sentito la notizia dal telegiornale – racconta la dipendente del bar Debora Cattani – Franco Govi lo vediamo tutti i giorni, prende sempre il caffè, legge i giornali, dice due parole. Poi era sempre all’esterno, a raccogliere le cartacce o fare qualche lavoretto. Se nel palazzo c’era un problema ci pensava lui: era il riferimento per tutti. Lo definirei una persona socievole, pronta a dare una mano, che amava scambiare due chiacchiere e non si lamentava. Io personalmente non ero al corrente dei suoi problemi in casa e se la cosa andava avanti da tempo lo nascondeva bene. Quando ho sentito il suo nome non ci credevo. Non avrei mai pensato che potesse fare una cosa del genere».
Anche nel negozio “Sogni di donna” di Marta Lemanska conoscono bene il pensionato. «Se aveva un problema con il telefono cellulare – dice la titolare – entrava e mi chiedeva aiuto. Sono molto dispiaciuta per Franco e addolorata che una persona anziana debba stare in carcere. Certo, mi rendo conto di quello che ha fatto. Non conosco la sua situazione familiare, non so cosa possa aver scatenato quello che ha fatto. Ma di certo vorrei che non fosse accaduto. Per me è sempre stata una persona educata e gentile, molto diversa da quella che appare oggi alla luce di questa tragedia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Tra le attività commerciali del complesso residenziale tutti hanno una parola per il 70enne che ha ucciso la sorella e l’incredulità è il sentimento che accomuna condomini e commercianti.
«Lo conosco da sempre – prosegue la parrucchiera Casi – Lo vedevo eseguire i lavori di manutenzione del condominio, i lavoretti in giardino. Questa tragedia è sconvolgente per tutti, non solo per me. Non conoscevo invece la sorella». La figura della vittima, la 61enne Franca, è infatti in ombra. Difficile trovare qualcuno che la conoscesse ed evidentemente viveva in modo appartato.
Franco invece è sempre stato un punto di riferimento. «Una persona che dava sicurezza, che vedevano qua intorno e che entrava in negozio per salutare e per fare gli auguri per le feste. Non so cosa sia successo, perché ci sia stato un momento di blackout nella sua testa. I litigi con la sorella? Le discussioni ci sono in tutte le famiglie, non so...».
Turbata da questa vicenda è anche la dipendente Rossella Tirotta. «Noi lo vedevamo in giro tutti i giorni, era sempre disponibile con tutti, non ha mai dato segnali di avere problemi, quello che avveniva in casa sua non lo faceva trapelare all’esterno». Anche una cliente del negozio conferma questa descrizione e si chiede: «Chissà se questa tragedia poteva essere evitata. Chissà se quell’uomo poteva essere aiutato».
Nella vicina caffetteria-gelateria “Le nuvole” si ascoltano commenti analoghi. «Ero a casa quando ho sentito la notizia dal telegiornale – racconta la dipendente del bar Debora Cattani – Franco Govi lo vediamo tutti i giorni, prende sempre il caffè, legge i giornali, dice due parole. Poi era sempre all’esterno, a raccogliere le cartacce o fare qualche lavoretto. Se nel palazzo c’era un problema ci pensava lui: era il riferimento per tutti. Lo definirei una persona socievole, pronta a dare una mano, che amava scambiare due chiacchiere e non si lamentava. Io personalmente non ero al corrente dei suoi problemi in casa e se la cosa andava avanti da tempo lo nascondeva bene. Quando ho sentito il suo nome non ci credevo. Non avrei mai pensato che potesse fare una cosa del genere».
Anche nel negozio “Sogni di donna” di Marta Lemanska conoscono bene il pensionato. «Se aveva un problema con il telefono cellulare – dice la titolare – entrava e mi chiedeva aiuto. Sono molto dispiaciuta per Franco e addolorata che una persona anziana debba stare in carcere. Certo, mi rendo conto di quello che ha fatto. Non conosco la sua situazione familiare, non so cosa possa aver scatenato quello che ha fatto. Ma di certo vorrei che non fosse accaduto. Per me è sempre stata una persona educata e gentile, molto diversa da quella che appare oggi alla luce di questa tragedia».
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