Gazzetta di Reggio

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I fratelli Scapinelli ricordati in due libri

di Nicole Nasi
I fratelli Scapinelli ricordati in due libri

Pietro pilota R.A.V. vincitore della Coppa Bleriot e Giuseppe noto architetto e designer che ha conquistato il Brasile

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REGGIO EMILIA. Pietro e Giuseppe Scapinelli erano due dei tredici figli del Conte di Leguigno Paolo Scarpinelli che, grazie alle proprie doti aeronautiche e artistico-architettoniche, hanno saputo distinguersi nel panorama mondiale e reggiano.

“Rosso Corsa” è il libro, scritto da Luigino Caliaro, che racconta le varie edizioni della coppa Schneider, trofeo mondiale di velocità su idrovolante, e una parte della vita del pilota Pietro Scapinelli.

Dopo la vittoria dell’Italia negli Stati Uniti nel 1926 e la sconfitta dell’anno successivo a Venezia, il Ministro dell’aeronautica Italo Balbo decise di istituire a Desenzano una scuola per preparare al meglio i piloti che volevano aggiudicarsi la Coppa.

Per ottenere l’ambito distintivo di velocista costituito da un’aquila con al centro una “V” rossa – simbolo anche della copertina del libro – l’aspirante doveva superare la velocità di 500km/h sui tracciati simili a quelli di Schneider servendosi di idrovolanti di colore rosso fuoco, simile a quello delle Ferrari, gli stessi utilizzati nelle competizioni .

Le prove per le competizioni dei piloti, che ce l’avevano fatta, si tenevano proprio a Desenzano ed è da questa località che prese il nome una famosa virata acrobatica eseguita anche daPietro Scapinelli.

La sua carriera è iniziata a Portrose, in Slovenia, per proseguire poi alle accademie di Brindisi e Livorno fino ad entrare anch’egli nella R.A.V. assieme ad altri nomi importanti dell’aviazione italiana.

Scapinelli divenne inoltre comandante e quando ancora era tenente si aggiudicò la medaglia d’argento in una gara di velocità intitolata all’aviatore Tommaso Dal Molin e la Coppa Bleirot, competizione a livello mondiale intitolata al pilota francese vincitore di una delle edizioni della Coppa Schneider. Questo fu il premio che gli diede maggior celebrità; il vincitore, infatti, avrebbe dovuto volare ad una velocità media superiore ai 600 km/h per una trentina di minuti su un circuito molto stretto e complesso che avrebbe previsto anche la famosa “virata Desenzano”. Pietro però superò questo limite raggiungendo i 619,37 km/h, nonostante le condizione atmosferiche sfavorevoli fin dal decollo, ottenendo un primato imbattuto.

L’anno dopo, gli venne conferita dal Maresciallo dell’aria Italo Balbo la medaglia al valore militare tra elogi e riconoscimenti per l’impresa.

Nel 1936 la scuola di Desenzano fu però chiusa ed e così termina anche il racconto della vita di Scapinelli nel libro di Luigino Caliaro.

Le imprese di Pietro però non si fermarono a questo episodio. Dopo un periodo come aviatore volontario nella Guerra di Spagna, al seguito della quale fu onorificato con una medaglia d’argento e la promozione a “Maggiore”, tornò in Italia ove divenne pilota collaudatore di aerei caccia presso la nota azienda meccanica “Officine Reggiane”.

Si racconta che in questo periodo, quando nelle sue prove sorvolava l’avito castello di Leguigno, dove viveva con la moglie e i suoi cinque figli, lasciava cadere fiori e caramelle, un gesto di grande sensibilità e umanità, qualità che si aggiungono a quelle sportive. Una grande passione di Scapinelli era infatti il ciclismo, ove ottenne un premio in una gara. Il destino però stava per cambiare. Durante un volo di prova nel 1941 morì, vittima di un tragico incidente causato dal malfunzionamento di un’elica difettosa. Diverse le doti del fratello Giuseppe, soprannominato “Peppe”, raccontate nel libro “Giuseppe Scapinelli 1950, o designer da emção” scritto dal brasiliano Sergio Campos aiutato dal nipote Alessandro, che ha vissuto per molti anni a San Paolo con lo zio. Nato a Reggio Emilia, si impegnò in diversi campi, contribuendo sempre al sostentamento della famiglia.

Molto conosciuto nell’ambiente intellettuale reggiano, portato per la pittura e la scultura, frequentò numerosi gruppi dell’avanguardia artistica e sicuro del suo talento partì alla volta di un futuro migliore, approdando in Brasile nella città di San Paolo.

Lavorò come architetto per Francesco Matarazzo, importante personaggio dell’élite “paulisana” dell’epoca, trovando un ambiente favorevole allo sviluppo della sua creatività e all’affermazione del suo estro artistico seguendo così un destino brillante.

Con questa opportunità di conoscere e lavorare per alcune delle più tradizionali e ricche famiglie della città, nel 1950 Giuseppe decise di aprire uno studio proprio si affermò presto come architetto e designer in tutti gli ambiti dell’arredo d’interni. Infatti il suo stile moderno e personalissimo venne riconosciuto in tutto il Brasile come “stile Scapinelli”, venendo riconosciuto come uno dei migliori arredatori dell’epoca.

Oltre a ciò continuò gli studi di arte plastica, pittura e scultura che gli furono utili per le collaborazioni con il fratello Francesco nel settore della ceramica artistica, dei murales e delle decorazioni dei mobili.

Grazie anche all’attività svolta con il fratello, Scapinelli conquistò sempre maggiori riconoscimenti. Nel suo curriculum artistico figura la creazione e in confezionamento di mobili prestigiosi ed il suo nome venne collegato alla qualità, al buon gusto nelle finiture, all’eleganza e allo stile innovatore, semplice e pulito.

Collaborò inoltre, per molti anni, con la rivista di arredamento più importante del Brasile “Casa&Jardim”, tenendo una rubrica di consigli e idee di design moderno.

Qualche anno dopo aprì una galleria, la “Marguta”, che però a causa del progresso teconologico e della meccanizzazine industriale non ebbe il successo sperato.

Artista, più che commerciante, Giuseppe si trovò a lavorare in un mondo che non rispondeva più ai suoi ideali estetici, tanto da allontanarsi sempre più dalla sua attività, decise di reinventarsi.

Di buona compagnia e di carattere espansivo, Peppe fece nuove amicizie e avviò insieme alla moglie Maria un ristorante italiano, il “Pastasciutta”. Il locale, molto apprezzato e frequentato, si trasformò presto in un vero punto di attrazione turistica.

Nei suoi ultimi anni di vita Scapinelli, però, costruì la sua casa-atelier sul litorale brasiliano di San Paolo dove poté dedicarsi alle espressioni dell’arte che sempre ha prediletto e per cui ancora oggi è ricordato sopratutto in Brasile.

Grazie a questi due libri, così ricchi di dettagli storici e di materiale fotografico, si può scoprire e approfondire la vita di questi due fratelli reggiani, così che non passino sotto silenzio le imprese e il contributo che hanno apportato nel mondo e a Reggio Emilia.



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