Il ritorno della sacra rappresentazione nelle strade di Gombio
È tornato anche il presepe vivente di Gombio, frazione di Castelnovo Monti, che dopo anni si è deciso di riproporre per rinnovare il ricordo della natività, arricchito dalla partecipazione attiva di...
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È tornato anche il presepe vivente di Gombio, frazione di Castelnovo Monti, che dopo anni si è deciso di riproporre per rinnovare il ricordo della natività, arricchito dalla partecipazione attiva di tutta la popolazione e promosso da “Circolo Arci”, “Associazione Torri e Fontane”, “Ristorante Mario” e “Associazione Collina dei cavalli”.
Il diacono della parrocchia, Dino Fracassi, spiega che si è voluto porre l’attenzione sulla figura del locandiere, che, secondo il Vangelo di Luca, rifiutò di ospitare nella sua locanda Giuseppe e Maria, giunti in Giudea dopo un viaggio di quattro giorni da Nazareth per il censimento, nonostante nella locanda ci fosse posto. Decise quindi di farli alloggiare, anche su insistenza del fabbro e del falegname, nella stalla con il bue e l’asino, per proteggerli dal freddo. È nella mangiatoia infatti che nacque il redentore del mondo.
La rappresentazione della nascita di Gesù, che ha origini medievali, riscosse un notevole successo negli anni novanta, ma è riuscita ad ottenere consensi anche quest’anno grazie anche alla partecipazione della gente del paese, che ha preso parte in qualità di pastorelli e che si è data da fare anche in cucina: le signore anziane del paesino hanno cucinato diverse torte, e al termine della preghiera sono stati preparati vin brulé e frittelle di mela da servire agli spettatori, nonché la polenta preparata sul focolare all’antica come da tradizione.
Tanti animali erano presenti nel presepe: oltre all’asino e al bue, anche un intero gregge di pecore e i cavalli (portato dall’associazione “Collina dei cavalli”.
Il diacono della parrocchia, Dino Fracassi, spiega che si è voluto porre l’attenzione sulla figura del locandiere, che, secondo il Vangelo di Luca, rifiutò di ospitare nella sua locanda Giuseppe e Maria, giunti in Giudea dopo un viaggio di quattro giorni da Nazareth per il censimento, nonostante nella locanda ci fosse posto. Decise quindi di farli alloggiare, anche su insistenza del fabbro e del falegname, nella stalla con il bue e l’asino, per proteggerli dal freddo. È nella mangiatoia infatti che nacque il redentore del mondo.
La rappresentazione della nascita di Gesù, che ha origini medievali, riscosse un notevole successo negli anni novanta, ma è riuscita ad ottenere consensi anche quest’anno grazie anche alla partecipazione della gente del paese, che ha preso parte in qualità di pastorelli e che si è data da fare anche in cucina: le signore anziane del paesino hanno cucinato diverse torte, e al termine della preghiera sono stati preparati vin brulé e frittelle di mela da servire agli spettatori, nonché la polenta preparata sul focolare all’antica come da tradizione.
Tanti animali erano presenti nel presepe: oltre all’asino e al bue, anche un intero gregge di pecore e i cavalli (portato dall’associazione “Collina dei cavalli”.
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