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Scoppia in Parlamento il caso “IsmaeD”, presieduta dal reggiano Folloni

Scoppia in Parlamento il caso “IsmaeD”, presieduta dal reggiano Folloni

Polemiche per un finanziamento triennale di tre milioni alla società dell’ex Dc Il caso è scoppiato dopo il voto della Manovra. Esposito (Pd): «Una marchetta»

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REGGIO EMILIA. Si torna a parlare dello scandianese Gian Guido Folloni, per tanti anni protagonista politico a livello nazionale. L’ex ministro per i rapporti con il Parlamento del governo D’Alema, storico esponente democristiano, ex direttore di Avvenire e senatore per due mandati, si è trovato al centro di una violenta polemica nazionale nei giorni del Natale. Durante l’approvazione della manovra economica è stato inserito un finanziamento triennale da tre milioni di euro complessivi per la società “IsiameD”, presieduta dal 76enne Folloni.

La società lavora nel campo del digitale e della “digitalizzazione del Made in Italy” ed è l’erede dell’Istituto italiano per l’Asia e il Mediterraneo, campi operativi in cui Folloni si è sempre mosso al massimo livello di competenze.

I tre milioni di euro sono contenuti in uno dei mille capitoletti della manovra ed erano sfuggiti pure al ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, che ha successivamente bollato il tutto come «una roba a dir poco stravagante». Il finanziamento è stato introdotto con un emendamento di un senatore di Ala, il gruppo di Denis Verdini, e “acquisito” come proprio dal capogruppo Pd in commissione Bilancio.

La notizia è filtrata tramite l’agenzia Agit e poi ripresa dai media nazionali, rinforzata da un polemico post su Facebook di un prestigiosissimo addetto ai lavori, il professore del Politecnico di Milano Mario Calderini.

Il docente si è rivolto ai parlamentari coinvolti con toni ironici: «Andrea Giorgis, Stefano Esposito, Paola Bragantini mi aiutate ad avere da Magda Zanoni una spiegazione del perché in legge di stabilità c’è un emendamento, promosso da Ala ma da lei modificato, che assegna tre milioni di euro a una società di informatica che solo da qualche mese si occupa di digitale senza alcuna forma di evidenza pubblica? Nel frattempo ho provato a capire chi ha dato parere favorevole nel governo ma al momento l’ipotesi più attendibile sono gli alieni».

Le risposte sono un capolavoro di real politik. Si tratta di una «marchetta» a Verdini, punto e basta. Il senatore Pd Esposito ha infatti risposto così: «Una marchetta necessaria ad avere i voti per approvare la manovra. Quando non hai i numeri subisci il ricatto dei piccoli gruppi. Per questo sono sempre stato un sostenitore del maggioritario. Vedrai con il proporzionale che spettacolo».

Meno brutale ma non meno esplicito è Stefano Quintarelli, ex Scelta Civica e ora gruppo misto, che parla di «un regalo di Natale a Verdini», per poi replicare a Esposito: «Io penso che il problema non sia la marchetta a Verdini necessaria per ragion di stato per fare approvare la manovra. Comunque, anche lo fosse stata, se si fosse inserita in un contesto di “n” cose positive a favore dello sviluppo del digitale in Italia, una marchetta – senza indignarsi – può essere accettata». Per ora IsiameD non ha commentato, e nemmeno Folloni è intervenuto, almeno pubblicamente. (adr.ar.)

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