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Reggio Emilia, 35enne arrestato per spaccio di cocaina in via Emilia

Reggio Emilia, 35enne arrestato per spaccio di cocaina in via Emilia

Ancora un’operazione antidroga della Mobile

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REGGIO EMILIA. Ancora un’operazione antidroga della Mobile che giovedì pomeriggio – intorno alle 17 – ha prima monitorato quanto stava avvenendo in via Emilia all’Angelo per poi intervenire.

Osservato l’incontro fra due persone con tanto di “scambio” sospetto in auto, gli agenti hanno deciso d’agire. E i loro sospetti si sono tramutati in una concreta attività di spaccio di stupefacenti, perché si era appena conclusa la vendita di dieci grammi di cocaina come ha confermato il cliente 21enne, consegnando subito la “polvere bianca”.

A spacciare è il disoccupato albanese 35enne Luan Malja, espulso nel 2013 e rientrato illegalmente nel nostro Paese, utilizzando uno stratagemma: ha modificato la propria data di nascita in modo che non risultasse la precedente espulsione. Contro di lui una serie di “ritrovamenti” da parte dei poliziotti, oltre ai dieci grammi di cocaina appena ceduti: ha infatti altra coca sia addosso (5,6 grammi) che nell’auto (2,7 grammi). E dalla macchina spuntano pure un bilancino di precisione, due telefonini, dei ritagli di plastica e 500 euro in contanti. Un kit da perfetto spacciatore che l’ha messo nei guai, con oltretutto un precedente penale dello steso tipo di sei anni fa e in più l’accusa di reingresso illegale nel territorio italiano. Dopo alcune ore – cioè ieri mattina – il 35enne (difeso dall’avvocato Noris Bucchi, sostituito in aula dal collega di studio Luigi Scarcella) s’è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al giudice Andrea Rat, volendo però fare una dichiarazione – tecnicamente tramite “spontanee dichiarazioni” – per dire che ha capito d’aver sbagliato e si scusa, aggiungendo di essere finito in questo tunnel d’illegalità perché tossicodipendente. In attesa del processo, fissato per metà gennaio, Malja è stato scarcerato dal giudice Rat che l’ha messo agli arresti domiciliari nella casa di famiglia: decisiva, in tal senso, la mossa della difesa che ha fornito al magistrato giudicante la documentazione in cui la moglie attesta di avere un contratto regolare di lavoro e di essere disposta ad accogliere il marito. L’inchiesta della squadra mobile è coordinata dal pm Giulia Stignani.

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