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Nel 2017 prodotte 3,65 milioni di forme

di Luigi Vinceti
Nel 2017 prodotte 3,65 milioni di forme

Parmigiano Reggiano, il presidente del Consorzio: «Il nostro prodotto è insostituibile»

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REGGIO EMILIA. Con il 2017 al capolinea, e alle porte del nuovo anno, il presidente del Consorzio di tutela, Nicola Bertinelli, traccia un bilancio e delinea le prospettive del Parmigiano Reggiano. Nel 2015 sono state prodotte 3,3 milioni di forme che, dopo una stagionatura media di 22 mesi, sono ora in fase di collocazione. Nel 2016 sono state 3,47 milioni e verranno commercializzate nel 2018 mentre nel 2017 si è arrivati a 3,65 milioni. Dovranno essere vendute 170 mila forme in più nel 2018 ed altre 180 si aggiungeranno nel 2019. Complessivamente altre 350mila forme, circa il 10%.

Come fare?

«La nostra strategia – spiega Bertinelli – poggia su quattro capisaldi. In primo luogo insistere sul mercato nazionale dove ci sono 3,5 milioni di famiglie fedelissime al nostro formaggio, 3,9 milioni al Grana Padano e 14 milioni che comprano indistintamente l’uno e l’altro. Dobbiamo essere capaci di spiegare che il Reggiano è insostituibile».

Per questo la nuova campagna di comunicazione?

«Proprio così. Negli ultimi tre mesi abbiamo programmato 2.447 spot televisivi nelle ore di massimo ascolto, investendo 3 milioni di euro. Abbiamo puntato su chi fa la spesa per la famiglia, sugli amanti della cucina, sulle neomamme identificando esigenze specifiche. Agli sportivi segnaliamo l’efficacia del Parmigiano Reggiano nella rigenerazione muscolare, alle mamme per l’inizio dello svezzamento. Poi puntiamo sui punti di vendita, non solo quella diretta nelle latterie ma nei grandi centri commerciali. E infine occorre conquistare nuovi mercati stranieri».

L’export è la frontiera più delicata.

«Per noi rappresenta il 38% della produzione. Il 70% si consuma in Francia, Germania, Regno Unito, Canada e Stati Uniti d’America. La Cina al momento non ha questa vocazione ma chi apprezza lo “stile italiano” sta seguendoci con più attenzione».

L’accordo di libero scambio fra Unione Europea e Canada ha davvero tanti pregi?

«È un mercato significativo e stiamo studiando gli effetti delle intese sul settore agroalimentare. Oggi vi spediamo quasi 50mila forme. Ma guardiamo anche a mercati nuovi dove si cercano prodotti buoni, sani genuini, che paiono quasi un lusso. Penso a Dubai dove nel 2020 ci sarà il nuovo Expo, ma anche ad Israele che chiede il kosher che produciamo».

Ci sono in campo altri programmi e progetti?

«Sì, c’è la lotta alle contraffazioni poi le vendite dirette online. Ma punterei anche su iniziative tradizionali come i “Caseifici aperti”; l’ultima volta hanno portato quasi 35 mila persone in visita alle aziende».

Un’ultima cosa: sono meglio le stalle grandi o piccole?

«Non contano le dimensioni ma la capacità di generare economie di scala. Oggi il 30% del Parmigiano Reggiano è prodotto in montagna e questo per noi è un magnifico risultato».



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