La Reverberi Enetec illuminerà Roma con mille pali hi-tech
Importante commessa per l’impresa di Castelnovo Monti che produce sistemi efficienti e in grado di raccogliere dati
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CASTELNOVO MONTI. Una dimostrazione di come anche il territorio dell’Appennino sia in grado di esprimere imprese competitive, anche in campi fortemente innovativi. Lo conferma l’importante commessa che vede protagonista la Reverberi Enetec, azienda specializzata nell’illuminotecnica con sede a Castelnovo Monti, nella zona artigianale di Croce. A gennaio saranno installati all’Eur di Roma cento pali della luce intelligenti, che diventeranno mille entro il 2018, dotati di dispositivi in grado di regolare l’intensità luminosa in base alle condizioni meteo e del traffico notturno, facendo risparmiare anche un 30 per cento sulla bolletta rispetto ai sistemi tradizionali.
I lampioni consentiranno anche di raccogliere dati su inquinamento, rumore, passaggio di veicoli, per poi creare delle mappe utili a migliorare la qualità della vita in città. I primi due dispositivi erano stati montati lo scorso giugno.
Il progetto è stato finanziato in parte dall'Unione europea, e a firmarlo è l’azienda di Castelnovo. Paolo Di Lecce, amministratore delegato di Reverberi spiega: «Si tratta di un progetto innovativo: su 130 proposte presentate a Bruxelles ne sono state selezionate trenta. La nostra era tra quelle. E fra un anno si potranno vedere i primi risultati».
Reverberi fornirà tutta la tecnologia per la regolazione e la gestione dell’illuminazione, insieme alla rete wireless di raccolta dei dati ambientali.
L’azienda opera sul mercato proponendo le sue soluzioni soprattutto alle Esco (Energy Service Company), ovvero società che investono negli impianti di illuminazione nei comuni con l’obiettivo di renderli più efficienti: gli enti locali non devono compiere un investimento iniziale per l’efficientamento degli impianti perché in genere ripagano il lavoro delle Esco con un canone fisso, che risulta il più delle volte notevolmente inferiore ai costi già sostenuti dal Comune per la bolletta energetica.
Reverberi guarda già oltre questa commessa, in particolare mercato dei sistemi di business intelligence, quelli per l’analisi dei dati raccolti. «Per questo stiamo lavorando con degli istituti di ricerca come l’istituto superiore Mario Boella e l’Inrim (Istituto di Ricerca Metrologica) di Torino – conclude Di Lecce –. Uno dei progetti su cui stiamo investendo è quello che ci dovrebbe portare alla creazione di una rete di sensori capaci di dare maggiori informazioni sull’inquinamento, rispetto a quelle offerte dalle centraline dell’Arpa, che potrebbero dare informazioni più capillari e meglio adatte a capire i fenomeni di diffusione dei gas in atmosfera». ( l.t.)
I lampioni consentiranno anche di raccogliere dati su inquinamento, rumore, passaggio di veicoli, per poi creare delle mappe utili a migliorare la qualità della vita in città. I primi due dispositivi erano stati montati lo scorso giugno.
Il progetto è stato finanziato in parte dall'Unione europea, e a firmarlo è l’azienda di Castelnovo. Paolo Di Lecce, amministratore delegato di Reverberi spiega: «Si tratta di un progetto innovativo: su 130 proposte presentate a Bruxelles ne sono state selezionate trenta. La nostra era tra quelle. E fra un anno si potranno vedere i primi risultati».
Reverberi fornirà tutta la tecnologia per la regolazione e la gestione dell’illuminazione, insieme alla rete wireless di raccolta dei dati ambientali.
L’azienda opera sul mercato proponendo le sue soluzioni soprattutto alle Esco (Energy Service Company), ovvero società che investono negli impianti di illuminazione nei comuni con l’obiettivo di renderli più efficienti: gli enti locali non devono compiere un investimento iniziale per l’efficientamento degli impianti perché in genere ripagano il lavoro delle Esco con un canone fisso, che risulta il più delle volte notevolmente inferiore ai costi già sostenuti dal Comune per la bolletta energetica.
Reverberi guarda già oltre questa commessa, in particolare mercato dei sistemi di business intelligence, quelli per l’analisi dei dati raccolti. «Per questo stiamo lavorando con degli istituti di ricerca come l’istituto superiore Mario Boella e l’Inrim (Istituto di Ricerca Metrologica) di Torino – conclude Di Lecce –. Uno dei progetti su cui stiamo investendo è quello che ci dovrebbe portare alla creazione di una rete di sensori capaci di dare maggiori informazioni sull’inquinamento, rispetto a quelle offerte dalle centraline dell’Arpa, che potrebbero dare informazioni più capillari e meglio adatte a capire i fenomeni di diffusione dei gas in atmosfera». ( l.t.)
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