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Boretto, il piccolo Andrea ora gioca con gli angeli

Boretto, il piccolo Andrea ora gioca con gli angeli

Chiesa gremita e commozione per l’addio al bimbo morto a soli 4 anni a causa di una malattia che aveva fin dalla nascita

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BORETTO. Tanti palloncini bianchi sono volati in cielo ieri pomeriggio per salutare l’ultima volta Andrea D’Avena, il piccolo morto a soli 4 anni a causa di una malattia che sin dalla tenerissima età lo ha costretto a continue cure e ricoveri in varie strutture specializzate.

La basilica di San Marco – così come la chiesa di San Rocco, domenica sera, in occasione del rosario - ha faticato a contenere i tantissimi che hanno voluto stringersi alla famiglia D’Avena in questo momento di grande dolore, affrontato con grande fede da chi è stato vicino ad Andrea in tutti questi mesi.

Il rito è stato officiato dal parroco don Luigi Mandelli insieme a don Andrea Cristalli e all’ex parroco di Boretto don Gianfranco Caleffi, in una chiesa riempita da tanti bambini – compagni di scuola e di squadra del fratello di Andrea, Tommaso – amici della famiglia e colleghi di lavoro dei genitori Matteo e Vera, dipendenti rispettivamente della Bormioli Luigi di Parma e dell’Arkema di Boretto.

Dopo l’omelia recitata da don Mandelli, che si è rifatto al vangelo nel quale Gesù resuscita un giovane figlio nel corso del suo funerale, è salito sull’ambone Matteo, padre di Andrea. Un intervento, il suo, che ha commosso tutti i presenti per la grande lucidità mostrata in una circostanza così dolorosa.

«Mi hanno chiesto se oggi si potevano suonare le campane a festa – ha spiegato – e io ho risposto di sì perché adesso Andrea corre. Corre e salta come non ha mai potuto fare. Ringrazio tutti coloro che sono qui: voi siete i veri amici di Andrea, un bambino che non riusciva a parlare ma che in pochi anni è riuscito ad avere così tante persone che gli hanno voluto bene davvero. Un ringraziamento sincero va alla comunità borettese che non ci ha mai fatto sentire soli».

Poi, nello scendere, un ultimo applauso davanti alla bara bianca del figlio, al quale si è unita tutta l’assemblea. Dopo le toccanti parole del padre, anche l’allenatore della Saturno Boretto, la squadra di calcio nella quale gioca il fratello Tommaso, ha voluto omaggiare il piccolo consegnando alla famiglia la fascia di capitano della squadra.

«Questa fascia – ha detto – che tante volte ha indossato anche Tommaso, la regaliamo ora ad Andrea, affinché diventi il capitano di tutti noi». All’uscita dalla chiesa, tutti i presenti hanno atteso il feretro con in mano un palloncino bianco, poi lanciato in cielo. Un ultimo sguardo verso l’alto, per poi dirigersi verso il cimitero del paese. Il piccolo Andrea lascia, oltre ai genitori e al fratello, anche i nonni Gino, Maria, Willer e Marina, oltre agli zii e le cugine. (and. vac)
 

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