Il testimone: un furgone rosso viaggiava a velocità sostenuta
FABBRICO . Giovanni Pedrazzini, capogruppo consiliare di “Riviviamo Fabbrico”, è stato uno dei primi ad arrivare sul luogo dell’incidente in via Naviglio, dove, il 13 dicembre scorso è uscito di...
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FABBRICO . Giovanni Pedrazzini, capogruppo consiliare di “Riviviamo Fabbrico”, è stato uno dei primi ad arrivare sul luogo dell’incidente in via Naviglio, dove, il 13 dicembre scorso è uscito di strada il 21enne di origine pugliese, deceduto poi 18 giorni dopo a causa di un’infezione provocata, probabilmente dall’acqua inquinata del canale di bonifica. «Sono affranto: sono stato io a trovarlo e ad avvisare il 118. L’ho tenuto sveglio e attivo con tante domande fino all’arrivo dei soccorsi. Nel canale non c’erano più di 30 centimetri di acqua putrida: chi deve rispondere di questa morte?». Così scrive Pedrazzini sulla pagina Fb della “Gazzetta”. E aggiunge: «La pericolosità di via Naviglio era già nota fin dalla seconda metà degli anni ’70. Parte dei problemi di allora sono stati risolti perché la strada franava. La soluzione è stata quella del senso unico fino all’incrocio con via Grilli. Il giorno dell’incidente ho visto un furgone rosso che viaggiava a velocità sostenuta e la macchina del ragazzo che poi è improvvisamente sparita. Qualche istante dopo ho visto una nube provenire dal fossato. Il ragazzo era ferito, e una mano gli sanguinava». (m.p.)
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