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«La pista? Era un manufatto dell’Aipo»

di Andrea Vaccari
«La pista? Era un manufatto dell’Aipo»

L’ex sindaco Vezzani, tra gli alluvionati di Lentigione, denuncia: «Il Comune lo sistemò con un sottile strato superficiale»

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BRESCELLO. In tutti questi mesi che hanno visto commissariato il Comune che ha guidato per due legislature ha scelto di mantenere un basso profilo, evitando dichiarazioni e restando ai margini della vita pubblica.

Ma davanti alla vicenda relativa alla pista ciclabile costruita sull’argine rotto dalla piena non riesce a restare impassibile. L’ex sindaco di Brescello Giuseppe Vezzani, in carica dal 2004 al 2014, vuole porre importanti precisazioni sulla pista che negli ultimi giorni è stata chiamata in causa dal presidente del comitato di coordinamento regionale della protezione civile, Volmer Bonini.

Secondo Bonini, sotto alla pista sarebbe stato scavato un cassonetto profondo alcune decine di centimetri e riempito con materiale inerte non idoneo, tanto da causare la rottura dell’argine.

In più, il doppio strato creato sopra questa pista risulta essere stato realizzato dalla New Project Snc di Bibbiano, esclusa dalla white list qualche mese dopo la conclusione di quei lavori.

Secondo la ricostruzione di Vezzani, «il Comune realizzò sì un doppio strato, di pochissimi centimetri. Quello strato venne creato sulla cosiddetta pista di servizio all’argine che Aipo realizzò tempo prima; questa pista di servizio è proprio il cassonetto di cui parla Bonini, che poi il Comune completò con pochi centimetri di doppio strato per renderlo percorribile alle biciclette. È sufficiente richiedere i documenti in Comune per chiarire questi punti, non capisco perché Aipo affermi di non aver realizzato questa pista dal momento che il Comune si è occupato solo dello strato superficiale. La New Project? L’esclusione dalla white list è giunta anni dopo l’affidamento dei lavori: ricordo che la gara è stata regolata dall’Ufficio appalti dell’Unione».

Lo sfogo di Vezzani arriva al culmine di un periodo non facile, nel quale l’ex sindaco si è trovato a fronteggiare, da lentigionese, la piena dell’Enza, a seguito della quale ha riportato decine di migliaia di euro di danni, causati dalla perdita di due auto e da vari disagi all’interno dell’abitazione.

«In questi giorni si è parlato tanto – ha aggiunto – ma in tutto questo tempo non ci sono state risposte a tante domande. Da lentigionese attendo infatti delucidazioni su altri temi quali la mancata pulizia delle casse d’espansione, la mancata manutenzione dell’alveo e il mancato allertamento della popolazione, al contrario di ciò che è avvenuto a Sorbolo. Sono domande che mi pongo perché da amministratore ho vissuto diversi episodi di piena e non mi capacito di come non si sia potuto allertare i cittadini a fronte di un quadro così critico». Le stesse domande alle quali i cittadini di Lentigione attendono una risposta dal 12 dicembre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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