Gazzetta di Reggio

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Unieco e Coopsette il crollo ha sbriciolato decine di partecipate

di Enrico Lorenzo Tidona
Unieco e Coopsette il crollo ha sbriciolato decine di partecipate

In liquidazione a fine 2017 anche Aedilitia srl e Idea srl Sforbiciata tra le decine di società dell’ex galassia “rossa”

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REGGIO EMILIA. Dalla società che doveva realizzare l’hotel con centro benessere a Muggia, all’ex area della Coca Cola a Rimini da 42mila metri quadrati da colmare con case e negozi, fino ai 144 appartamenti realizzati a Genova, di cui solo un terzo venduti al 2016. La lista delle iniziative immobiliari parzialmente realizzate o invendute e ora liquidate dopo i crac delle coop delle costruzioni, Coopsette e Unieco, è davvero lunghissima e rende l’idea della riduzione del peso della cooperazione reggiana nello scacchiere nazionale.

La liquidazione coatta disposta dal ministero per le due cooperative ha innescato un effetto domino con una serie di concordati, fallimenti e liquidazioni a cascata sulle società spesso create ad hoc per ciascuna iniziativa immobiliare. In queste settimane, anche per effetto del lavoro certosino di razionalizzazione dell’ampia galassia della partecipate da parte dei commissari delle due procedure, sono state avviate alla liquidazione diverse società. Parliamo, ad esempio, di Aedilitia, detenuta per il 50% da Unieco (che ha sede nel quartier generale di via Ruini): perdeva già 6,8 milioni di euro nel 2016 e il 13 novembre 2017 ha avviato lo scioglimento. Era stata creata nel 2014 e nel 2016, nonostante il perdurare della crisi del mercato immobiliare e finanziario, aveva continuato l’attività di commercializzazione del cantiere “Torri Faro”, a Genova, dove aveva venduto a fine anno 57 dei 144 appartamenti realizzati. Ci sono poi le 12 unità immobiliari realizzate all’interno di “Palazzo Aldegatti”, collocato nel centro storico di Mantova, immobile costruito nel Cinquecento, acquistato da Aedilitia nel 2006 e completato nel 2012. Al 2016 risultava venduta una sola unità. Ora la società è stata sciolta. E pensare che Unieco – il cui commissario liquidatore Corrado Baldini sta preparando lo stato passivo – contava su un patrimonio netto nel 2012 di 258 milioni di euro, un attivo di 934 milioni di euro e debiti totali per 700 milioni. Con Coopsette – la cui procedura è iniziata nell’ottobre del 2015 – la vertigine sale a livelli ancora più alti: il patrimonio netto nel 2012 era di 221 milioni ma l’attivo totale addirittura di 1,8 miliardi di euro e debiti per 1,5 miliardi di euro, più del doppio di Unieco. Vette inarrivabili per buona parte delle aziende reggiane, grandi industrie comprese. Esposizioni ricostruite ora nei passivi che preludono a una restituzione solo parziale di quanto bruciato dalle due mega crisi.

Enide srl è un’altra procedura liquidatoria partita nel 2016, legata in questo caso a Coopsette. La società – anche questa domiciliata nell’ex sede ormai vuota del colosso di Castelnovo Sotto – è stata posta in liquidazione dopo la nascita nel 2008, quando era stata creata per costruire un hotel e un’area ricreativa con centro benessere in prossimità del grande centro commerciale Montedoro a Muggia, vicino a Trieste.

Idea srl è in liquidazione invece dal novembre del 2017: era stata costituita nel 2001 ed è proprietaria della aree di via Macanno a Rimini – denominate ex Coca Cola e Valloni – di circa 42mila metri quadrati complessivi, sui quali la società controllata da Coopsette voleva sviluppare un intervento immobiliare a destinazione commerciale che, a fine 2016, non aveva ancora concluso l’iter per ottenere le relative autorizzazioni urbanistiche e amministrative. In questo caso, quindi, tra il primo vagito su carta e la realizzazione, si è frapposta la crisi generale, il blocco della finanza da parte delle banche e il finale tragico – per la cooperazione reggiana – relativo alla liquidazione della capogruppo Coopsette, che contava oltre cento partecipate sotto di sè prima del crollo del 2015. Tre anni fa Coopsette aveva le mani in decine di società impegnate a costruire palazzi, stazioni, centri commerciali o autostrade. Oggi sono una trentina quelle che spiccana ancora. Una poderosa sforbiciata, con qualche gallina dalle uova ancora d’oro e tantissime svalutazioni a patrimonio, diventato già nel 2015 negativo in seguito alle perdite, e che dovrà essere ora venduto a pezzi in quella che sembra già essere una delle operazioni più lunghe e complesse a livello italiano, affidata al commissario Giorgio Pellacini. Il commercialista reggiano, infatti, ha a che fare con migliaia di controparti che si sono insinuate nel passivo e che sperano – ex lavoratori compresi – di ottenere almeno parte dell’esposizione monstre che condiziona anche il futuro di diverse banche in crisi. Banca Carige Italia vanta crediti chirografari per 149 milioni di euro, Monte Paschi di Siena ben 112 milioni a cui si aggiungono altri 16 milioni di Mps Capital Services.

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