Martiri socialisti commemorati a Correggio
Davanti a un centinaio di persone è stato suonato l’Internazionale per ricordare Zaccarelli e Gasparini
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CORREGGIO. Davanti a un centinaio di persone e sulle note dell’Internazionale socialista cantate e suonate da “I Violenti Piovaschi”, si è svolto, il 31 dicembre scorso, nel 97° anniversario, il ricordo commemorativo di Agostino Zaccarelli (1899-1920) e di Mario Gasparini (1891) uccisi dai fascisti su mandati dei latifondisti.
La loro vicenda è stata raccontata dal bibliotecario di 45 anni Graziano “Ciano” Marani, del direttivo Anpi. Il 31 dicembre 1920, alla Casa del Popolo, i socialisti si apprestavano a festeggiare il capodanno del PsiI. Ma agli agrari questo non garbava. E così i proprietari terrieri assoldarono una squadraccia fascista responsabile dell’uccisione di Gasparini e Zaccarelli.
La cerimonia si è conclusa con l’esecuzione per chitarra e voci di “Per i morti di Reggio Emilia” di Fausto Amodei e di “Bella Ciao”. Il momento commemorativo è stato organizzato dall’Anpi di Correggio con il contributo di Casa Spartaco e dell’amministrazione comunale cittadina. Anche il Partito Socialista Provinciale di Reggio Emilia ha ricordato l’anniversario della morte di Zaccarelli e Gasparini,. «Fu il primo delitto politico che inaugurerà le tragiche e sanguinose stragi del fascismo compiute nel territorio reggiano, con l’uccisione di circa duemila socialisti e la violenta destituzione delle amministrazioni socialiste e delle cooperative di lavoro- ha detto Zeno Stanghellini, segretario provincia Psi - Stragi che sono state purtroppo quasi dimenticate nello studio della storia delle nostre scuole e che a tutt’oggi vengono poco o solo in parte ricordate». È un omicidio che nacque anche dal clima di odio e di violenza armata reciproca che aveva investito anche il partito socialista dell’epoca con il non voler più seguire, da parte della maggioranza attratta dall’ utopica rivoluzione bolscevica la dottrina prampoliniana che perseguiva che il riscatto sociale del proletariato non dovesse mai essere conseguito con una rivoluzione ottenuta con la violenza e l’uccisione delle persone di qualsiasi credo e fede politica. «Oltre alla massima condanna di chi ha commesso il delitto, che rimarrà in eterno, come Partito Socialista - ha proseguito Stanghelllin - ci auguriamo che arrivi a tutti noi, ai nostri figli e alle future generazioni che nessun ideale e idea politica deve mai avere come scopo o fine la sua affermazione violenta e l’eliminazione degli avversari, che debbono essere visti appunto come tali e non come nemici, ma che si debba sempre cercare una via pacifica e democratica e di rispetto delle persone che hanno idee diverse».
La loro vicenda è stata raccontata dal bibliotecario di 45 anni Graziano “Ciano” Marani, del direttivo Anpi. Il 31 dicembre 1920, alla Casa del Popolo, i socialisti si apprestavano a festeggiare il capodanno del PsiI. Ma agli agrari questo non garbava. E così i proprietari terrieri assoldarono una squadraccia fascista responsabile dell’uccisione di Gasparini e Zaccarelli.
La cerimonia si è conclusa con l’esecuzione per chitarra e voci di “Per i morti di Reggio Emilia” di Fausto Amodei e di “Bella Ciao”. Il momento commemorativo è stato organizzato dall’Anpi di Correggio con il contributo di Casa Spartaco e dell’amministrazione comunale cittadina. Anche il Partito Socialista Provinciale di Reggio Emilia ha ricordato l’anniversario della morte di Zaccarelli e Gasparini,. «Fu il primo delitto politico che inaugurerà le tragiche e sanguinose stragi del fascismo compiute nel territorio reggiano, con l’uccisione di circa duemila socialisti e la violenta destituzione delle amministrazioni socialiste e delle cooperative di lavoro- ha detto Zeno Stanghellini, segretario provincia Psi - Stragi che sono state purtroppo quasi dimenticate nello studio della storia delle nostre scuole e che a tutt’oggi vengono poco o solo in parte ricordate». È un omicidio che nacque anche dal clima di odio e di violenza armata reciproca che aveva investito anche il partito socialista dell’epoca con il non voler più seguire, da parte della maggioranza attratta dall’ utopica rivoluzione bolscevica la dottrina prampoliniana che perseguiva che il riscatto sociale del proletariato non dovesse mai essere conseguito con una rivoluzione ottenuta con la violenza e l’uccisione delle persone di qualsiasi credo e fede politica. «Oltre alla massima condanna di chi ha commesso il delitto, che rimarrà in eterno, come Partito Socialista - ha proseguito Stanghelllin - ci auguriamo che arrivi a tutti noi, ai nostri figli e alle future generazioni che nessun ideale e idea politica deve mai avere come scopo o fine la sua affermazione violenta e l’eliminazione degli avversari, che debbono essere visti appunto come tali e non come nemici, ma che si debba sempre cercare una via pacifica e democratica e di rispetto delle persone che hanno idee diverse».
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