Nonna Ilde Rosati: «Il mio bambino era proprio speciale»
La scrittrice al capezzale della figlia: «In sogno la sera prima lei e mio nipote Davide stavano morendo per il gas di una stufa»
ALBINEA. Una premonizione che, raccontandola, le strozza la voce: «La sera prima dell’incidente ho avuto in incubo: ho sognato che mia figlia e mio nipote stavano soffocando per il gas che usciva dalla stufetta del camper».
Ilde Rosati – mamma di Antonella Incerti e nonna di Davide, il ragazzo morto nella tragedia di Viterbo, che avrebbe compiuto 11 a fine mese – è corsa all’ospedale Belcolle, al capezzale della figlia, per sostenerla e per cercare una ragione alla morte assurda di suo nipote.
«Davide era tutta la mia vita – racconta –. È la cosa più bella che io abbia vissuto in questi ultimi dieci anni. Lo adoravo». Un rapporto speciale, quello tra il nipote e la nonna scrittrice (all’attivo diversi volumi di storia e tradizioni tra i quali “Le leggende di Matilde”, scritto e illustrato da lei). Ogni pomeriggio aiutava il bambino nei compiti, lo portava con sé all’Associazione Scrittori, lo istruiva e poco a poco gli passava quel patrimonio di cultura che è la tradizione reggiana.
«Il mio bimbo era speciale – dice Ilde, un passato come insegnante – tanto diverso da altri bambini della sua età. Era dolcissimo, attento, con mille stimoli e tanto educato. Ed era questa la sua forza». Viaggiava, Davide, con mamma e papà, ma anche con la nonna: in Canada, in America, dove vive la sorella di Antonella, «e forse anche per questo – prosegue Rosati – era interessato e curioso».
«Voglio fare l’università» diceva Davide. Poi lo sport. «Da più di un anno frequentava l’Atletica Scandiano ed era molto appassionato». Era ancora un “pulcino”, ma aveva già partecipato a gare in diverse discipline: lancio, corsa di velocità e resistenza.
«Non mancava mai a un allenamento – ricorda l’allenatrice Elena Rango – faceva buoni risultati ma soprattutto aveva un ottimo rapporto con gli altri ragazzi: era un chiacchierone, aperto e comunicativo». All’Atletica Scandiano lo accompagnavano mamma e papà, «e anche da parte loro – prosegue Elena Rango – non è mai mancato, quando è stato necessario, aiuto e sostegno all’associazione». Ora gli amici dell’atletica e i compagni di classe, attendono il ritorno ad Albinea del compagno di tante avventure. «Lo riporteremo a casa prima possibile – conclude la nonna – ma ora ho bisogno di silenzio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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