«L’impatto? Non fu distrazione»
Il figlio del comandante: «L’equipaggio non ha colpe». Cauta l’associazione 140
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REGGIO EMILIA. «Ho preso atto delle dichiarazioni di Frilli - spiega Loris Rispoli, fratello di una delle vittime e presidente dell’Associazione 140 – ma non so dire se dalla sua abitazione poteva vedere distintamente tutto ciò che avveniva in rada». La cautela è dovuta al fatto che i banchi di nebbia, in mare, possono formarsi e dissolversi rapidamente, senza che il fenomeno venga colto dal lungomare. Dai parenti delle vittime al commento di Luchino Chessa, figlio del comandante del traghetto: «Non so se arriveremo mai alla verità totale. Di certo, l’esito delle audizioni in Commissione dimostrano che a provocare il dramma non è stata la distrazione dell’equipaggio. Non credo che sarà mai possibile, ma sarebbe utile capire anche le cause dell’impatto».
Ma nel mondo politico c’è già chi invoca, di fronte a questa nuova verità, un supplemento di indagine.
È il caso di Deborah Bergamini, responsabile comunicazione di Forza Italia: «Ancora una volta è una Commissione di inchiesta parlamentare a puntare i riflettori su una testimonianza ignorata da chi aveva il dovere di approfondire le parole di Guido Frilli. Se il racconto di Frilli non può restituire la vita alle 140 persone che morirono quella notte, ciò che può e deve aiutarci a fare è di individuare le responsabilità di chi non fece il proprio dovere. Auspico quindi che laddove la Commissione d’inchiesta sulle cause del disastro del traghetto Moby Prince lo reputi necessario si possa intervenire, anche nella prossima legislatura, con un eventuale supplemento di indagini. La verità – conclude l’esponente forzista – deve assolutamente emergere».
Ma nel mondo politico c’è già chi invoca, di fronte a questa nuova verità, un supplemento di indagine.
È il caso di Deborah Bergamini, responsabile comunicazione di Forza Italia: «Ancora una volta è una Commissione di inchiesta parlamentare a puntare i riflettori su una testimonianza ignorata da chi aveva il dovere di approfondire le parole di Guido Frilli. Se il racconto di Frilli non può restituire la vita alle 140 persone che morirono quella notte, ciò che può e deve aiutarci a fare è di individuare le responsabilità di chi non fece il proprio dovere. Auspico quindi che laddove la Commissione d’inchiesta sulle cause del disastro del traghetto Moby Prince lo reputi necessario si possa intervenire, anche nella prossima legislatura, con un eventuale supplemento di indagini. La verità – conclude l’esponente forzista – deve assolutamente emergere».
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