Moby Prince, l'ultima verità: «Quella notte in rada non c’era nebbia»
Chiusi i lavori della Commissione d’inchiesta e un testimone smonta la presunta causa della tragedia. I soccorsi mancati
REGGIO EMILIA. Tre retroscena che ad oltre 26 anni di distanza possono avere la forza di riaprire uno dei più agghiaccianti misteri d’Italia, cioè la tragedia del traghetto Moby Prince in cui persero la vita – arse vive – 140 persone, sette delle quali reggiane.
Tre novità che – come anticipa La Stampa – vanno ad incidere su altrettanti aspetti non indifferenti di questo terrificante incidente in mare che avvenne non lontano dal porto di Livorno. E a puntare un nuovo potente faro su questa oscura vicenda è la Commissione d’inchiesta parlamentare che, con la fine dei propri lavori, fornirà una relazione conclusiva e numerosi atti che potrebbero dare il “la” ad una nuova inchiesta della Procura di Livorno.
La prima “picconata” arriva sulle condizioni meteorologiche. Per la magistratura la nebbia sarebbe stata la causa decisiva dell’incidente, cioè dello scontro in rada fra il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo (carica di petrolio greggio). Ipotesi-nebbia che ora viene smentita da un testimone, il livornese Guido Frilli che in Commissione ha ripetuto quanto già detto nel ’91 agli investigatori, ma le sue parole non ebbero mai un seguito: «Quella notte in rada non c’era nebbia – conferma – ero stato alla finestra fino all’una del mattino e vedevo con chiarezza ciò che stava accadendo».
E vi sono anche altri quattro testimoni che danno una versione più o meno simile. Sempre dalla Commissione poi spuntano altri due particolari a dir poco atroci da apprendere per i familiari delle vittime. L’agonia dei passeggeri sarebbe durata parecchie ore e non la ventina di minuti prospettata dalle indagini. Una sopravvivenza più lunga da sempre sostenuta dal mozzo che si salvò: «Quando mi hanno soccorso ho detto che c’erano ancora delle persone vive». Infine i soccorsi: in 25 minuti misero in salvo l’equipaggio della petroliera, arrivando al traghetto soltanto molte ore dopo.
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