«La paura è passata pensavo fosse il mio ultimo giorno»
di Domenico Amidati
Alessandro Sepe, 11 anni, vive in hotel assieme alla famiglia «Ci hanno salvato i genitori. C’è stata molta solidarietà»
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BRESCELLO. Alessandro Sepe è il bambino di Lentigione che ha commosso tutta la provincia. Il 12 dicembre scorso il fiume Enza ha esondato allagando Lentigione e costringendo oltre duemila persone ad abbandonare le case, allagate o minacciate dall’acqua. In una parte della frazione brescellese l’Enza ha invaso le abitazioni, le cantine, i garage, le aziende e le fattorie.
Quel giorno Alessandro, 11 anni, era stato intervistato da Telereggio. Ancora visibilmente scosso per l’accaduto, aveva detto alla giornalista: «Sono molto spaventato. Io e mia sorella eravamo al piano terra con l'acqua che entrava. Non sapevamo cosa fare. Erano le 5.30 del mattino e abbiamo cominciato a mettere qualcosa sulla tavola. Poi mio padre ci ha detto: “uscite e andate a chiedere aiuto”. Lo abbiamo fatto, e in quel momento mi sono detto: oddio, questo è l'ultimo giorno della mia vita».
Ora Alessandro vive con la sua famiglia – la madre Antonietta, il padre Sandro e la sorella Maria – all'hotel Brixellum di Brescello, ed è qui che lo abbiamo raggiunto. Sono i genitori a riceverci. Dopo i saluti, ci accomodiamo nella hall con loro e il ragazzino, che frequenta le scuole medie a Sorbolo, a pochi chilometri da Lentigione.
Ora come stai?
«Bene. Qui ci trattano bene, la paura mi è passata e ora che il mio papà ha trovato casa a Sorbolo sto ancora meglio».
Raccontaci di quella mattina del 12 dicembre.
«Sono stati i nostri genitori a metterci in salvo. Loro erano partiti verso le 5.30 per andare al lavoro e, una volta arrivati vicino all'argine, hanno visto l'acqua che tracimava. Sono subito tornati a casa. Ci hanno svegliati e, mentre l'acqua stava entrando, ci hanno fatti salire con il nostro cane Ty al primo piano, in casa di altri. Qui abbiamo aspettato i soccorsi. Alle 14.30 l'elicottero con il verricello ha fatto salire a bordo me e mia sorella. Verso le 20, con i canotti, sono stati fatti uscire i miei genitori e ci hanno trasferiti al centro di prima assistenza assieme a tante altre persone. Nei giorni seguenti siamo stati per tre sere al Kaleidos di Poviglio, e ora siamo qui».
Come sono avvenuti i soccorsi?
«Devo dire che i soccorsi hanno funzionato alla perfezione. I soccorritori erano tanti e c'è stata molta solidarietà. Le cose hanno funzionato».
Hai perso qualcosa nell’alluvione?
«Tutto. Anche i miei giochi e la bicicletta. Però per Natale qualche persona buona ha regalato una Playstation a me e una trousse a mia sorella».
Come vi trovate in hotel?
«Ci troviamo bene. Siamo assistiti dal Comune, ma non vediamo l'ora di trasferirci nella casa nuova. Non possiamo vivere in quattro più il cane in una stanza».
Quando pensate di trasferirvi?
«Prima possibile. Ma purtroppo non abbiamo più niente. Il mio papà, con i soldi della tredicesima e dello stipendio, ha comprato un frigorifero e una lavatrice; ha pagato tre mesi di affitto in anticipo, ma non abbiamo più soldi e ci manca tutto. Speriamo ci diano i soldi per poter comperare i mobili, i letti e altre cose. Le lenzuola, le coperte e altra biancheria ce l'hanno regalata. Qualche altro indumento che era nei ripiani alti degli armadi mia mamma è riuscita a salvarlo. Li ha messi nei sacchetti, ma sono ancora un po' umidi».
Che classe frequenti? A scuola a Sorbolo come ti hanno accolto gli amici e gli insegnanti dopo l’alluvione?
«Frequento la prima media. Mi hanno subito chiesto come stavo. Hanno voluto che raccontassi la brutta avventura, poi mi hanno regalato quaderni e uno zaino».
Il padre, Sandro Sepe, fa i turni in una grande fabbrica della zona. «Non possiamo vivere in albergo – esclama –. Mi sono dato da fare e ho trovato un alloggio a Sorbolo, così i miei figli sono più comodi per la scuola, anche Maria che frequenta le superiori a Parma. Spero che mi aiutino a comperare quello che ho perso per arredare la casa nuova; nella vecchia non si può vivere: è ancora tutta bagnata, sporca di fango e spoglia di tutto; le suppellettili, tutte bagnate e da buttare, sono state trasferite dalla Protezione civile nei centri di raccolta. Abbiamo perso tutto, anche le foto, i ricordi di una vita (le abbiamo viste bagnate, irrecuperabili, ndr)».
Dopo aver visitato l’abitazione alluvionata – ora sporca, bagnata e tetra – salutiamo la famiglia Sepe. Una famiglia molto unita, con grande dignità, speranzosa di poter ripartire presto.
«Siamo fiduciosi – racconta Sandro Sepe – e, tutto sommato, anche contenti: siamo sopravvissuti. Devo dire che abbiamo anche avuto paura, perché l'acqua era minacciosa. Ora speriamo in un 2018 migliore».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Quel giorno Alessandro, 11 anni, era stato intervistato da Telereggio. Ancora visibilmente scosso per l’accaduto, aveva detto alla giornalista: «Sono molto spaventato. Io e mia sorella eravamo al piano terra con l'acqua che entrava. Non sapevamo cosa fare. Erano le 5.30 del mattino e abbiamo cominciato a mettere qualcosa sulla tavola. Poi mio padre ci ha detto: “uscite e andate a chiedere aiuto”. Lo abbiamo fatto, e in quel momento mi sono detto: oddio, questo è l'ultimo giorno della mia vita».
Ora Alessandro vive con la sua famiglia – la madre Antonietta, il padre Sandro e la sorella Maria – all'hotel Brixellum di Brescello, ed è qui che lo abbiamo raggiunto. Sono i genitori a riceverci. Dopo i saluti, ci accomodiamo nella hall con loro e il ragazzino, che frequenta le scuole medie a Sorbolo, a pochi chilometri da Lentigione.
Ora come stai?
«Bene. Qui ci trattano bene, la paura mi è passata e ora che il mio papà ha trovato casa a Sorbolo sto ancora meglio».
Raccontaci di quella mattina del 12 dicembre.
«Sono stati i nostri genitori a metterci in salvo. Loro erano partiti verso le 5.30 per andare al lavoro e, una volta arrivati vicino all'argine, hanno visto l'acqua che tracimava. Sono subito tornati a casa. Ci hanno svegliati e, mentre l'acqua stava entrando, ci hanno fatti salire con il nostro cane Ty al primo piano, in casa di altri. Qui abbiamo aspettato i soccorsi. Alle 14.30 l'elicottero con il verricello ha fatto salire a bordo me e mia sorella. Verso le 20, con i canotti, sono stati fatti uscire i miei genitori e ci hanno trasferiti al centro di prima assistenza assieme a tante altre persone. Nei giorni seguenti siamo stati per tre sere al Kaleidos di Poviglio, e ora siamo qui».
Come sono avvenuti i soccorsi?
«Devo dire che i soccorsi hanno funzionato alla perfezione. I soccorritori erano tanti e c'è stata molta solidarietà. Le cose hanno funzionato».
Hai perso qualcosa nell’alluvione?
«Tutto. Anche i miei giochi e la bicicletta. Però per Natale qualche persona buona ha regalato una Playstation a me e una trousse a mia sorella».
Come vi trovate in hotel?
«Ci troviamo bene. Siamo assistiti dal Comune, ma non vediamo l'ora di trasferirci nella casa nuova. Non possiamo vivere in quattro più il cane in una stanza».
Quando pensate di trasferirvi?
«Prima possibile. Ma purtroppo non abbiamo più niente. Il mio papà, con i soldi della tredicesima e dello stipendio, ha comprato un frigorifero e una lavatrice; ha pagato tre mesi di affitto in anticipo, ma non abbiamo più soldi e ci manca tutto. Speriamo ci diano i soldi per poter comperare i mobili, i letti e altre cose. Le lenzuola, le coperte e altra biancheria ce l'hanno regalata. Qualche altro indumento che era nei ripiani alti degli armadi mia mamma è riuscita a salvarlo. Li ha messi nei sacchetti, ma sono ancora un po' umidi».
Che classe frequenti? A scuola a Sorbolo come ti hanno accolto gli amici e gli insegnanti dopo l’alluvione?
«Frequento la prima media. Mi hanno subito chiesto come stavo. Hanno voluto che raccontassi la brutta avventura, poi mi hanno regalato quaderni e uno zaino».
Il padre, Sandro Sepe, fa i turni in una grande fabbrica della zona. «Non possiamo vivere in albergo – esclama –. Mi sono dato da fare e ho trovato un alloggio a Sorbolo, così i miei figli sono più comodi per la scuola, anche Maria che frequenta le superiori a Parma. Spero che mi aiutino a comperare quello che ho perso per arredare la casa nuova; nella vecchia non si può vivere: è ancora tutta bagnata, sporca di fango e spoglia di tutto; le suppellettili, tutte bagnate e da buttare, sono state trasferite dalla Protezione civile nei centri di raccolta. Abbiamo perso tutto, anche le foto, i ricordi di una vita (le abbiamo viste bagnate, irrecuperabili, ndr)».
Dopo aver visitato l’abitazione alluvionata – ora sporca, bagnata e tetra – salutiamo la famiglia Sepe. Una famiglia molto unita, con grande dignità, speranzosa di poter ripartire presto.
«Siamo fiduciosi – racconta Sandro Sepe – e, tutto sommato, anche contenti: siamo sopravvissuti. Devo dire che abbiamo anche avuto paura, perché l'acqua era minacciosa. Ora speriamo in un 2018 migliore».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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