«Si potevano salvare altre persone»
di Tiziano Soresina
Sentito dalla Commissione d’inchiesta anche il mozzo. Fu soccorso un’ora e mezza dopo lo scontro: «Non vidi nebbia»
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REGGIO EMILIA. La nebbia che non c’è, la durata della lotta contro la morte delle 141 persone a bordo del traghetto Moby Prince e la tardività dei soccorsi.
Sono i tre punti-chiave che “escono” con forza dal lavoro della Commissione d’inchiesta parlamentare, la cui relazione conclusiva potrebbe portare la Procura di Livorno a riaprire le indagini sull’immane tragedia di quasi ventisette anni fa. E determinanti appaiono le parole di Alessio Bertrand, napoletano oggi 44enne, imbarcatosi per la prima volta come mozzo sulla Moby Prince. In quella terribile notte fu l’unico a salvarsi, per gli altri 140 a bordo il traghetto divenne una spaventosa bara incandescente. La Commissione d’inchiesta l’ha sentito direttamente a casa sua, a Napoli. Un uomo provatissimo per quanto accadutogli, ma che ricorda tutto, dalle scene più macabre all’interno del traghetto sino ai momenti-chiave del suo salvataggio.
La nebbia in rada per la magistratura sarebbe la causa principale del rovinoso impatto fra la Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo. Nebbia che invece viene smentita alla Commissione parlamentare non solo dal livornese Guido Frilli (testimone alla finestra sino all’una di notte), ma anche da quattro addetti ai lavori (l’ex pilota del porto di Livorno, l’avvisatore marittimo e due ufficiali della Guardia costiera). Pure il superstite non vide la nebbia, gli venne solo riferito in quei momenti concitati «Incontrai il timoniere, gli chiesi cos’era successo e mi disse: c’era nebbia e siamo finiti contro un’altra nave».
Sui tempi di sopravvivenza nel traghetto in fiamme la Commissione – sulla base delle valutazioni di un medico legale, di un filmato e delle immagini scattate dai vigili del fuoco – è arrivata alla conclusione che l’agonia durò parecchie ore e non una ventina di minuti come sostengono gli inquirenti nelle due inchieste. Bertrand venne salvato da due ormeggiatori un’ora e venti minuti dopo lo scontro. Si lanciò in mare da poppa (era aggrappato ad una ringhiera) e venne recuperato. «Non ho mai detto che erano tutti morti, ho detto che c’era ancora gente da salvare». Una sottolineatura – alla Commissione – dovuta al fatto che i due ormeggiatori sostengono che, 18 minuti dopo il salvataggio, il mozzo disse «Tutti morti bruciati». Ricostruzione che Bertrand respinge, sostenendo che chiese all’imbarcazione tutt’altro: «Fermiamoci qui perché ci sono altri da salvare».
Il terzo retroscena è infine sui soccorsi e agli atti – sempre della Commissione d’inchiesta – vi sono le ammissioni di Sergio Albanese, ai tempi comandante del porto di Livorno: «Il traghetto era un corollario, ci siamo concentrati sulla petroliera». I 25 membri dell’equipaggio dell’Agip Abruzzo furono tutti salvati, non fu così per le 140 persone rimaste in trappola nell’arroventata Moby Prince. E ripercorrendo il disperato peregrinare del mozzo con altri due amici (poi deceduti) nel traghetto per sfuggire alle fiamme, non si ha certo l’impressione di brevi tentativi, da qui l’indice puntato della Commissione sulla tempistica dei soccorsi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Sono i tre punti-chiave che “escono” con forza dal lavoro della Commissione d’inchiesta parlamentare, la cui relazione conclusiva potrebbe portare la Procura di Livorno a riaprire le indagini sull’immane tragedia di quasi ventisette anni fa. E determinanti appaiono le parole di Alessio Bertrand, napoletano oggi 44enne, imbarcatosi per la prima volta come mozzo sulla Moby Prince. In quella terribile notte fu l’unico a salvarsi, per gli altri 140 a bordo il traghetto divenne una spaventosa bara incandescente. La Commissione d’inchiesta l’ha sentito direttamente a casa sua, a Napoli. Un uomo provatissimo per quanto accadutogli, ma che ricorda tutto, dalle scene più macabre all’interno del traghetto sino ai momenti-chiave del suo salvataggio.
La nebbia in rada per la magistratura sarebbe la causa principale del rovinoso impatto fra la Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo. Nebbia che invece viene smentita alla Commissione parlamentare non solo dal livornese Guido Frilli (testimone alla finestra sino all’una di notte), ma anche da quattro addetti ai lavori (l’ex pilota del porto di Livorno, l’avvisatore marittimo e due ufficiali della Guardia costiera). Pure il superstite non vide la nebbia, gli venne solo riferito in quei momenti concitati «Incontrai il timoniere, gli chiesi cos’era successo e mi disse: c’era nebbia e siamo finiti contro un’altra nave».
Sui tempi di sopravvivenza nel traghetto in fiamme la Commissione – sulla base delle valutazioni di un medico legale, di un filmato e delle immagini scattate dai vigili del fuoco – è arrivata alla conclusione che l’agonia durò parecchie ore e non una ventina di minuti come sostengono gli inquirenti nelle due inchieste. Bertrand venne salvato da due ormeggiatori un’ora e venti minuti dopo lo scontro. Si lanciò in mare da poppa (era aggrappato ad una ringhiera) e venne recuperato. «Non ho mai detto che erano tutti morti, ho detto che c’era ancora gente da salvare». Una sottolineatura – alla Commissione – dovuta al fatto che i due ormeggiatori sostengono che, 18 minuti dopo il salvataggio, il mozzo disse «Tutti morti bruciati». Ricostruzione che Bertrand respinge, sostenendo che chiese all’imbarcazione tutt’altro: «Fermiamoci qui perché ci sono altri da salvare».
Il terzo retroscena è infine sui soccorsi e agli atti – sempre della Commissione d’inchiesta – vi sono le ammissioni di Sergio Albanese, ai tempi comandante del porto di Livorno: «Il traghetto era un corollario, ci siamo concentrati sulla petroliera». I 25 membri dell’equipaggio dell’Agip Abruzzo furono tutti salvati, non fu così per le 140 persone rimaste in trappola nell’arroventata Moby Prince. E ripercorrendo il disperato peregrinare del mozzo con altri due amici (poi deceduti) nel traghetto per sfuggire alle fiamme, non si ha certo l’impressione di brevi tentativi, da qui l’indice puntato della Commissione sulla tempistica dei soccorsi.
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