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Tricolore, ripartenza: ma serve la politica

Stefano Scansani
Tricolore, ripartenza: ma serve la politica

L'editoriale del direttore Stefano Scansani sulle celebrazioni del 7 gennaio

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REGGIO EMILIA. Che ne pensa presidente Gentiloni? Reggio Emilia è un polo d’attrazione e motivazione civile e politica. Una sorta di centro di gravità permanente per il Paese, perché qui è nato il Tricolore, qui è radicata l’etica del lavoro, la Resistenza è stata robusta, convinta, trasversale. Qui vennero date le parole a Bella ciao. Infine nella nostra città la Costituzione pulsa, con le firme di Giuseppe Dossetti, Meuccio Ruini, Nilde Iotti. È una città moderna.

È una città moderna, che proprio con questi segni di appartenenza va ancora costruendo la sua storia contemporanea. Ecco, Reggio Emilia è una città-esempio della contemporaneità italiana. Sa, quelle da prima linea del civismo e dell’esuberanza emiliana, quelle che aspettano la ripartenza.

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Città capoluogo con un territorio lungo e molteplice che ha le potenzialità perfette per rimettersi in marcia dopo (davvero dopo, o durante?) la crisi che ha stremato il suo straordinario tessuto cooperativistico. E poi c’è quell’altra malattia che rischiava e rischia di prenderci dal di fuori e dal di dentro: la mafia.

Nella nostra città abbiamo preteso – tutti – si celebrasse e rimanesse il Processo Aemilia che rappresenta il maggiore atto di giustizia contro la ‘ndrangheta amministrato nel Settentrione d’Italia. Pronti alla ripartenza. Ma servono gli strumenti, le risorse, un habitat sociale, politico, economico stabile e - come s’usa dire per la pace - duraturo.

I reggiani ne sono consapevoli perché l’esperienza antichissima della via Emilia che compie 2.200 anni ci ha resi infrastrutturali tra la stazione Mediopadana e i ponti di Calatrava, l’import e l’export, la meccatronica e l’agroalimentare.

Infrastrutturali e italiani. Ne è testimonianza la festa tricolore di oggi che se non fosse per la sua collocazione post-Epifania avrebbe e potrebbe dare il senso d’Italia a Reggio, e il senso di Reggio all’Italia. Al riguardo lei, presidente, è un veterano delle attese di Reggio. Ricordo che partecipò alle celebrazioni nel 2015, quand’era ministro degli Esteri.

L’anno successivo venne a Festareggio alla cena in favore del Core e per parlare della riforma costituzionale, poi liquidata dal referendum del 4 dicembre. Doveva essere a Reggio il 16 dello scorso mese per gli stati generali del Pd voluti da Matteo Renzi col motto: “ripartiamo dalla città del Tricolore”. Ma c’è stata l’alluvione dell’Enza, un’altra fatica della nostra gente.

Ripeto: siccome in questo giorno, anzi sempre, si riverbera il senso d’Italia a Reggio, e il senso di Reggio all’Italia, l’aspettativa è condivisa: fare, come lei ha promesso nonostante il suo governo abbia vita limitata ai prossimi tre mesi. Fare, come i reggiani costituzionalmente fanno.

Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.i

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