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Cappelletti e bollito per saldare l’intesa tra Gentiloni e Delrio

di Enrico Lorenzo Tidona
Cappelletti e bollito per saldare l’intesa tra Gentiloni e Delrio

Pranzo ieri tra i due amici e colleghi di governo al Canossa a pochi giorni dalla foto allo stadio dell’ex sindaco con Renzi

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REGGIO EMILIA . Quattro giorni fa Graziano Delrio era allo stadio Franchi per tifare Inter accanto a Matteo Renzi che si sbracciava per la sua Fiorentina. «Con mio fratello Graziano Delrio, tifoso interista, allo stadio Artemio Franchi» ha tributato Renzi sulla sua pagina Facebook, con tanto di foto sorridente insieme all’ex sindaco di Reggio. Una prova di vicinanza, anche politica, che prosegue in tempi non semplici visto che ormai siamo in piena campagna elettorale in vista del voto fissato il 4 marzo. Ieri, invece, il ministro reggiano ai Trasporti è passato dalla nebbia e dalle formalità per la Festa del Tricolore a Reggio Emilia al vapore dei bolliti nel ristorante Canossa, accompagnato a tavola dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, l’uomo con il quale lavora fianco a fianco nel Governo uscente e con il quale il feeling sembra essere fortissimo.

Del resto, amicizie a parte, è ufficialmente partita la corsa per il Parlamento e, soprattutto in casa Pd, i nodi da sciogliere sono parecchi. Non si tratta infatti di stabilire solo le eventuali alleanze esterne – che sono già determinanti per gli equilibri dei democratici – ma soprattutto quelle interne in chiave di leadership al Governo. A capo del partito c’è il segretario Matteo Renzi, ma a capo del futuro Governo, qualora ci fosse un’indicazione precisa, chi bisogna indicare per raccogliere più voti? Domanda alla quale non c’è risposta e che vede salire nei listini dei moderati il nome di Gentiloni subito dopo il rampante Renzi. Anello di congiunzione, guardando le foto di questi giorni, sembra essere Delrio, equilibrista e pacificatore, apprezzato dai cattolici democratici e dall’establishment che gravita attorno al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non solo: ieri, ad applaudire il Tricolore e Gentiloni, c’era anche Romano Prodi, ormai un apolide dichiarato quando si parla di appartenenza partitica, ma la cui presenza non è mai casuale.

Gentiloni, che a Reggio Emilia si è concesso solo al rigido protocollo della Festa del Tricolore, ha regalato sorrisi e no comment al sottobosco di giornalisti. L’unico strappo è l’aver accettato l’invito a pranzo del ministro reggiano. Un tavolo per quattro al quale i due politici si sono seduti con le inseparabili mogli – rispettivamente Emanuela Mauro e Anna Maria Grassi – mangiando nel tradizionale locale di via Roma con cappelletti, carrello di bolliti e zuppa inglese, piatti forti della casa, degustati da soli, senza il codazzo di politici e supporters interni al partito che sono stati congedati. «È un evento personale, la politica non c’entra» si affrettano a dire gli uomini del premier.

Enrico Lorenzo Tidona



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