Più nebbia che gente a salutare la bandiera
di Leonardo Grilli
Scarsa l’affluenza alla cerimonia in piazza Prampolini ma tanti applausi Semideserta invece la passerella di Gentiloni fino al teatro Ariosto
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REGGIO EMILIA. «Il rosso della passione del sangue dei martiri, degli eroi e dei soldati caduti per la patria. Il bianco della fede nella forza delle idee. Il verde della speranza di un’Italia libera e unita». Si è aperta ieri mattina con queste parole la Giornata nazionale della Bandiera, l’occasione per celebrare 221esimo anniversario della nascita del Primo Tricolore. Un appuntamento ricorrente per la città di Reggio Emilia e per i suoi abitanti che però, quest’anno, sembra non abbiano gradito particolarmente il consueto rituale promosso dall’amministrazione. Nonostante fosse domenica, in tanti hanno preferito rimanere in casa – o sciare in montagna – piuttosto che assistere alla manifestazione. E non ha aiutato nemmeno il clima che probabilmente, fra umidità e nebbia fitta, ha spinto i residenti di città e provincia a risparmiarsi una mattinata di freddo.
E così camminando ai margini delle transenne allestite dalle forze dell’ordine in centro storico, si è stati testimoni di una festa del Tricolore a due facce, l’una opposta rispetto all’altra. La totalità dei presenti si è infatti concentrata in piazza Prampolini, cuore pulsante dell’evento, fra parate militari e inni nazionali intonati a gran voce da molti presenti. Qui i reggiani erano per la maggioranza fedeli ammiratori del premier Gentiloni, l’ospite d’onore di questa edizione 2018, e hanno affrontato volentieri il freddo pur di vederlo. Ma, passeggiando verso piazza Martiri del 7 Luglio, il panorama è cambiato decisamente.
Già da via Carducci e via Corridoni, proseguendo lungo piazza del Monte e via Crispi fin davanti al teatro Valli, non c’era quasi nessuno in attesa di assistere alla manifestazione. Anche perché, in effetti, c’era molto poco a cui assistere, se non le compagnie di militari che sfilavano verso piazza Martiri a manifestazione conclusa. Nessun dopo evento, nessun corteo particolare, nessuna parata. E così dietro le transenne è rimasto il deserto e gli spettatori, finite le celebrazioni davanti al Municipio, se ne sono andati. Qualcuno ha approfittato dei negozi aperti e dei saldi per fare un po’ di shopping, molti sono tornati al caldo in casa.
Paradossalmente, il gruppo più numeroso che attendeva il premier e le istituzioni locali davanti al teatro Ariosto era quello della Lega Nord in protesta. Una ventina fra militanti e sostenitori. Tanto che, nella sua camminata dal Municipio al teatro, il premier ha trovato difficoltà a incrociare dei passanti da salutare. Il motivo? Semplicemente non ce n’erano.
Un clima freddo, se non piuttosto disinteressato, quello che ha accompagnato il 221esimo anniversario del Tricolore. E lo si è visto nella stessa piazza Prampolini dove, rispetto agli altri anni, c’erano davvero poche bandiere italiane appese fuori dalle finestre: quattro, «il numero più basso da che ho memoria» vociferano in molti fra il pubblico. Nonostante questo, il clou della Giornata della Bandiera è stato comunque molto sentito da chi ha scelto di scendere in piazza. Il fascino dei militari in parata, l’inno d’Italia ripetuto più volte, la banda musicale e l’alzabandiera hanno ottenuto numerosi applausi e hanno tenuto incollati su di loro gli occhi di centinaia di reggiani e non.
Occhi anziani e occhi molto giovani, come quelli della piccola Martina di appena «cinque anni e mezzo», sottolinea con orgoglio. «Noi veniamo da Montecchio – raccontano i genitori, Vito Lasorsa e Chiara Viesi – ed è la prima volta che vediamo la festa del Tricolore. Abbiamo deciso di portare nostra figlia perché pensiamo possa essere un’esperienza educativa e divertente per lei». Una scelta azzeccata, a giudicare dagli enormi sorrisi che lancia la piccola, sorretta sopra le transenne dalle braccia del padre.
I primi a entrare, annunciati in tono grave dallo speaker, sono stati i membri della guardia civica di Reggio Emilia, il gruppo storico che indossa le uniformi delle guerre rivoluzionarie napoleoniche ricostruite su iniziativa dell’Associazione nazionale primo tricolore. A seguirli, a stretto giro, la fanfara brigata di cavalleria Pozzuolo del Friuli, un reparto di formazione interforze composto da comandanti di compagnia, un plotone dell’esercito del VI reggimento logistico di supporto generale di Budrio, un plotone della marina militare del comando marittimo nord di La Spezia, un plotone dell’aeronautica militare del XV stormo con sede a Cervia, un plotone dell’Arma dei carabinieri del V reggimento Emilia Romagna di stanza a Bologna e un plotone della guardia di finanza del comando provinciale di Reggio Emilia.
Sono loro che, schierati davanti al palco d’onore che ospitava le autorità e il premier, hanno riscosso gli applausi più lunghi, guidando il canto dell’inno nazionale e salutando la bandiera italiana e quella europea durante l’alzabandiera. E che, non contando i sostenitori di Gentiloni, probabilmente hanno attirato la gran parte dei presenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
E così camminando ai margini delle transenne allestite dalle forze dell’ordine in centro storico, si è stati testimoni di una festa del Tricolore a due facce, l’una opposta rispetto all’altra. La totalità dei presenti si è infatti concentrata in piazza Prampolini, cuore pulsante dell’evento, fra parate militari e inni nazionali intonati a gran voce da molti presenti. Qui i reggiani erano per la maggioranza fedeli ammiratori del premier Gentiloni, l’ospite d’onore di questa edizione 2018, e hanno affrontato volentieri il freddo pur di vederlo. Ma, passeggiando verso piazza Martiri del 7 Luglio, il panorama è cambiato decisamente.
Già da via Carducci e via Corridoni, proseguendo lungo piazza del Monte e via Crispi fin davanti al teatro Valli, non c’era quasi nessuno in attesa di assistere alla manifestazione. Anche perché, in effetti, c’era molto poco a cui assistere, se non le compagnie di militari che sfilavano verso piazza Martiri a manifestazione conclusa. Nessun dopo evento, nessun corteo particolare, nessuna parata. E così dietro le transenne è rimasto il deserto e gli spettatori, finite le celebrazioni davanti al Municipio, se ne sono andati. Qualcuno ha approfittato dei negozi aperti e dei saldi per fare un po’ di shopping, molti sono tornati al caldo in casa.
Paradossalmente, il gruppo più numeroso che attendeva il premier e le istituzioni locali davanti al teatro Ariosto era quello della Lega Nord in protesta. Una ventina fra militanti e sostenitori. Tanto che, nella sua camminata dal Municipio al teatro, il premier ha trovato difficoltà a incrociare dei passanti da salutare. Il motivo? Semplicemente non ce n’erano.
Un clima freddo, se non piuttosto disinteressato, quello che ha accompagnato il 221esimo anniversario del Tricolore. E lo si è visto nella stessa piazza Prampolini dove, rispetto agli altri anni, c’erano davvero poche bandiere italiane appese fuori dalle finestre: quattro, «il numero più basso da che ho memoria» vociferano in molti fra il pubblico. Nonostante questo, il clou della Giornata della Bandiera è stato comunque molto sentito da chi ha scelto di scendere in piazza. Il fascino dei militari in parata, l’inno d’Italia ripetuto più volte, la banda musicale e l’alzabandiera hanno ottenuto numerosi applausi e hanno tenuto incollati su di loro gli occhi di centinaia di reggiani e non.
Occhi anziani e occhi molto giovani, come quelli della piccola Martina di appena «cinque anni e mezzo», sottolinea con orgoglio. «Noi veniamo da Montecchio – raccontano i genitori, Vito Lasorsa e Chiara Viesi – ed è la prima volta che vediamo la festa del Tricolore. Abbiamo deciso di portare nostra figlia perché pensiamo possa essere un’esperienza educativa e divertente per lei». Una scelta azzeccata, a giudicare dagli enormi sorrisi che lancia la piccola, sorretta sopra le transenne dalle braccia del padre.
I primi a entrare, annunciati in tono grave dallo speaker, sono stati i membri della guardia civica di Reggio Emilia, il gruppo storico che indossa le uniformi delle guerre rivoluzionarie napoleoniche ricostruite su iniziativa dell’Associazione nazionale primo tricolore. A seguirli, a stretto giro, la fanfara brigata di cavalleria Pozzuolo del Friuli, un reparto di formazione interforze composto da comandanti di compagnia, un plotone dell’esercito del VI reggimento logistico di supporto generale di Budrio, un plotone della marina militare del comando marittimo nord di La Spezia, un plotone dell’aeronautica militare del XV stormo con sede a Cervia, un plotone dell’Arma dei carabinieri del V reggimento Emilia Romagna di stanza a Bologna e un plotone della guardia di finanza del comando provinciale di Reggio Emilia.
Sono loro che, schierati davanti al palco d’onore che ospitava le autorità e il premier, hanno riscosso gli applausi più lunghi, guidando il canto dell’inno nazionale e salutando la bandiera italiana e quella europea durante l’alzabandiera. E che, non contando i sostenitori di Gentiloni, probabilmente hanno attirato la gran parte dei presenti.
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