Sono 58 i maestri reggiani destinati a tornare precari
di Luciano Salsi
Per il Consiglio di Stato, fuori graduatoria i docenti con il solo diploma magistrale La Flc-Cgil: «Siamo alla follia, ormai si bada soltanto alle spese dello Stato»
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REGGIO EMILIA. Sono 58 nella nostra provincia i maestri diplomati che, entrati in ruolo in quest'anno scolastico con riserva, sono destinati a ritornare al precariato retrocedendo al rango di supplenti e rischiando il licenziamento. Cinquantacinque erano stati stabilizzati nelle scuole primarie, tre in quelle dell'infanzia. In tutta l'Italia ce ne sono nelle stesse condizioni parecchie migliaia, 550 nella sola Emilia-Romagna (150 a Modena, 119 a Bologna, 55 a Ravenna, 42 a Ferrara, 40 a Forlì-Cesena, 37 a Piacenza, 30 a Rimini e 19 a Parma). La loro sorte è segnata dal pronunciamento del Consiglio di Stato, che lo scorso 20 dicembre ha rovesciato i pareri precedentemente espressi dichiarando non valido per l'immissione in ruolo il diploma conseguito entro il 2001-2002, quando il titolo dell'istituto magistrale era abilitante e non era ancora richiesta la laurea per insegnare nelle scuole elementari e materne. Su pressione dei sindacati scuola di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals, con i quali s'è incontrata giovedì scorso, la ministra Valeria Fedeli ha concesso una boccata d'ossigeno, assicurando che per ora nulla cambierà e i docenti interessati potranno continuare il servizio nelle stesse condizioni fino al termine dell'anno scolastico. Nello stesso giorno una riunione analoga s'è tenuta a Bologna. Stefano Versari, dirigente dell'Ufficio scolastico regionale, ha comunicato ai rappresentanti sindacali che non è imminente la cancellazione dei contratti a tempo indeterminato con cui i docenti erano stati stabilizzati: «La continuità didattica – ha dichiarato – non è al momento a rischio, in quanto per qualsivoglia effetto della citata sentenza del Consiglio di Stato occorrerà attendere la definizione dei contenziosi di merito pendenti. Pertanto allo stato attuale, salve eventuali diverse indicazioni dell’Amministrazione centrale, il mio Ufficio non darà indicazioni per la risoluzione dei contratti in essere, ritenendo doveroso attendere la definizione dei giudizi allo stato non conclusi».
Infatti ogni singolo caso dovrà essere esaminato dal Tar del Lazio, a cui gli insegnanti hanno fatto ricorso. Il Tar dovrà attenersi al parere del Consiglio di Stato, ma occorreranno mesi per arrivare alle sentenze definitive e la giurisprudenza è così complicata che non sono da escludere anche esiti favorevoli ai maestri. Stefano Melandri, segretario provinciale della Flc-Cgil, non usa mezzi termini: «Siamo alla follia. Anche i colleghi di questi docenti ci telefonano sconcertati, temendo che sia sconvolto il lavoro collegiale fin qui condotto. Non si bada al bene della scuola, ma alle spese dello stato. Questo sistema oppone barriere tecniche al reclutamento degli insegnanti. Così non vengono selezionati i migliori, che finiscono per rinunciare».
Infatti ogni singolo caso dovrà essere esaminato dal Tar del Lazio, a cui gli insegnanti hanno fatto ricorso. Il Tar dovrà attenersi al parere del Consiglio di Stato, ma occorreranno mesi per arrivare alle sentenze definitive e la giurisprudenza è così complicata che non sono da escludere anche esiti favorevoli ai maestri. Stefano Melandri, segretario provinciale della Flc-Cgil, non usa mezzi termini: «Siamo alla follia. Anche i colleghi di questi docenti ci telefonano sconcertati, temendo che sia sconvolto il lavoro collegiale fin qui condotto. Non si bada al bene della scuola, ma alle spese dello stato. Questo sistema oppone barriere tecniche al reclutamento degli insegnanti. Così non vengono selezionati i migliori, che finiscono per rinunciare».
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