Govi ai domiciliari in un reparto Ausl
Omicidio di Natale: accolta l’istanza difensiva con il parere del Centro di salute mentale. Il gip: «Disagio psichico accertato»
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REGGIO EMILIA. Da quest’ultimo fine settimana il 70enne Franco Govi – macchiatosi dell’omicidio di Natale, avendo strangolato la sorella – non è più in carcere alla Pulce, in quanto trasferito, agli arresti domiciliari, in un’apposita struttura messa a disposizione dal dipartimento di salute mentale dell’Ausl di Reggio Emilia.
A questa svolta si è arrivati attraverso una concatenazione di “mosse”, partite a fine dicembre dall’esito dell’udienza di convalida dell’arresto in cui gli avvocati difensori Marco Fornaciari e Nico Vaccari hanno evidenziato il disagio psichico del loro assistito, non ritenendo il carcere il luogo idoneo dove deve stare. Il gip Giovanni Ghini era uscito dalla camera di consiglio con l’accoglimento della richiesta del pm Giacomo Forte: l’anziano era rimasto in carcere, in quanto il magistrato giudicante l’ha ritenuto sostanzialmente lucido, però profilando l’eventualità che la misura cautelare potesse essere “rivista” nel caso si arrivasse a riscontri più precisi sullo stato psichico dell’arrestato. Una valutazione psichiatrica che la difesa ha subito perseguito prendendo contatto con il dipartimento di salute mentale, da qui il ruolo svolto dal direttore Gaddomaria Grassi che ha incontrato, in carcere, Govi: una visita alla Pulce da cui il professionista è uscito con l’intenzione di ospitare nel dipartimento l’omicida reo confesso. A quel punto i difensori hanno presentato una nuova istanza al gip Ghini, mentre è rimasto sulle sue posizioni la procura dando parere negativo al trasferimento dal carcere dell’indagato. Stavolta, però, il giudice, partendo da un provato disagio psichico di Govi (verificato dall’Ausl) e dalla valutazione di una connessa capacità di autodisciplinarsi, ha ritenuto adeguati gli arresti domiciliari nel luogo di cura prospettato dalla difesa. «È una collocazione molto opportuna – commenta l’avvocato difensore Marco Fornaciari – e va un plauso all’efficienza del dipartimento di salute mentale dell’Ausl che, conoscendo la situazione, ha consentito il trasferimento di Govi in una struttura protetta in cui può essere curato in modo adeguato». Il pensionato viene descritto dai legali come «una persona scossa, che ha dato segni di pentimento». Anche in udienza ha confermato al gip quanto già detto agli inquirenti nelle prime fase dell’inchiesta:«Mi stavo facendo la barba la mattina di Natale, mentre lei puliva il bagno, una sua ossessione le pulizie. Abbiamo avuto una discussione, c’è stata una colluttazione, siamo caduti a terra entrambi. Le sono caduto sopra e l’ho strangolata, premendo il gomito contro il collo». Pesanti le accuse nei confronti di Govi: omicidio pluriaggravato, in quanto l’imputazione si lega anche allo stato di parentela e ai futili motivi che rendono il “quadro” una sorta di macigno in chiave futura processuale.
Tiziano Soresina
A questa svolta si è arrivati attraverso una concatenazione di “mosse”, partite a fine dicembre dall’esito dell’udienza di convalida dell’arresto in cui gli avvocati difensori Marco Fornaciari e Nico Vaccari hanno evidenziato il disagio psichico del loro assistito, non ritenendo il carcere il luogo idoneo dove deve stare. Il gip Giovanni Ghini era uscito dalla camera di consiglio con l’accoglimento della richiesta del pm Giacomo Forte: l’anziano era rimasto in carcere, in quanto il magistrato giudicante l’ha ritenuto sostanzialmente lucido, però profilando l’eventualità che la misura cautelare potesse essere “rivista” nel caso si arrivasse a riscontri più precisi sullo stato psichico dell’arrestato. Una valutazione psichiatrica che la difesa ha subito perseguito prendendo contatto con il dipartimento di salute mentale, da qui il ruolo svolto dal direttore Gaddomaria Grassi che ha incontrato, in carcere, Govi: una visita alla Pulce da cui il professionista è uscito con l’intenzione di ospitare nel dipartimento l’omicida reo confesso. A quel punto i difensori hanno presentato una nuova istanza al gip Ghini, mentre è rimasto sulle sue posizioni la procura dando parere negativo al trasferimento dal carcere dell’indagato. Stavolta, però, il giudice, partendo da un provato disagio psichico di Govi (verificato dall’Ausl) e dalla valutazione di una connessa capacità di autodisciplinarsi, ha ritenuto adeguati gli arresti domiciliari nel luogo di cura prospettato dalla difesa. «È una collocazione molto opportuna – commenta l’avvocato difensore Marco Fornaciari – e va un plauso all’efficienza del dipartimento di salute mentale dell’Ausl che, conoscendo la situazione, ha consentito il trasferimento di Govi in una struttura protetta in cui può essere curato in modo adeguato». Il pensionato viene descritto dai legali come «una persona scossa, che ha dato segni di pentimento». Anche in udienza ha confermato al gip quanto già detto agli inquirenti nelle prime fase dell’inchiesta:«Mi stavo facendo la barba la mattina di Natale, mentre lei puliva il bagno, una sua ossessione le pulizie. Abbiamo avuto una discussione, c’è stata una colluttazione, siamo caduti a terra entrambi. Le sono caduto sopra e l’ho strangolata, premendo il gomito contro il collo». Pesanti le accuse nei confronti di Govi: omicidio pluriaggravato, in quanto l’imputazione si lega anche allo stato di parentela e ai futili motivi che rendono il “quadro” una sorta di macigno in chiave futura processuale.
Tiziano Soresina
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