Interpump, tutto a riserva l’utile di Ipg Holding
di Luigi Vinceti
Nel bilancio 2017 registrato un balzo in borsa da record sfiorando l’80% Accantonata una cifra pari a 3,5 milioni capitalizzata nell’anno precedente
3 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA . Ancora una volta Fulvio Montipò diventa un simbolo di imprenditoria illuminata. Sebbene sia diventato uno degli uomini più facoltosi d’Italia, non ha smentito la cultura contadina montanara che l’ho forgiato. Oggi possiede una straordinaria ricchezza economica internazionale evita di fare sfoggio di inutili lussi. L’ha confermato tirando le somme del bilancio 2017 – un anno che ha visto balzare le quotazioni del Gruppo Ipg Holding, cassaforte di Interpump, di quasi l’80 per cento – quando ha deciso di mandare a riserva l’utile di tre milioni e mezzo capitalizzato nell’anno precedente. Sì, qualcosa andrà diviso con i soci, ma la componente più importante viene accantonata in prospettiva futura. E il caso non è passato inosservato, neanche all’inserto Affari&Finanza di Repubblica, che ha dedicato ad Intermpump un ampio servizio.
Come si ricorderà Fulvio Montipò è nato a Baiso nel 1944 ed ha imparato sin da ragazzo il valore di un pezzo di pane ed una fetta di salame; ha sperimentato sulla propria pelle la cultura della povertà, il buonsenso necessario per resistere agli imprevisti. Principi che adotta anche ora che potrebbe scialare tranquillamente visti i numeri della holding di cui è il maggior azionista con una quota del 34,2% ed un altro 12,2% è posseduto dalle figlie Laura e Leila. Oggi opera insieme a Giovanni Tamburi (altro 23,6%) con il quale condivide la guida – lui è il presidente, l’altro è l’amministratore delegato – dopo l’uscita dal libro dei soci di Giovanni Cavallini e Sergio Erede.
Potrebbe dunque muoversi ed agire senza sussulti, ma alla luce degli utili maturati dalla finanziaria alla quale partecipa per il 24%, ha deciso di mettere il tutto a riserva.
E ciò anche se per il Gruppo Iph Holding il credito bancario non è certamente un problema. Ha infatti estinto un vecchio fido acceso con Bnl durante l’esercizio del Banco San Geminiano e San Prospero (ora Banco Popolare) e dispone di un primo finanziamento di 20 milioni ed un successivo mutuo chirografario di 70 milioni ma entrambi gli affidamenti sono garantiti da titoli di Interpump e poi scadranno nel 2019.
Le banche possono dunque stare tranquille perché l’azienda che produce pompe per applicazioni industriali (la sede centrale di Interpump si trova lungo la via Emilia alle porte di Sant’Ilario) utilizzate in tutto il mondo è diventata un autentico colosso.
E pure la Holging gode ottima salute; il debito verso i soci si è ridotto da 44,5 a 40,2 milioni ed ha indotto Montipò a scommettere ulteriormente sull’azienda quotata acquistando fuori mercato altri due milioni di titoli ordinari. Glieli ha ceduti la Mais di Isabella Seragnoli, che in questo modo ha limato al 3,3% la propria partecipazione.
Ma è solo un altro passo nel cammino che il “big” di Baiso sta compiendo. Oltre all’importante investimento condotto nel cuore di Reggio con l’acquisto e la trasformazione di palazzo Busetti e di quello delle Poste che sono diventati polo di attrazione costante nel centro cittadino, Montipò si segnala per l’elenco di acquisizioni in qualche modo collegate al suo impero imprenditoriale. Uno shopping che l’ha recentemente impegnato con l’inglese Bristol Hoses e con la spagnola Inoxpa.
E potremmo scommettere che ce ne saranno altre in arrivo in questo nuovo anno.
Come si ricorderà Fulvio Montipò è nato a Baiso nel 1944 ed ha imparato sin da ragazzo il valore di un pezzo di pane ed una fetta di salame; ha sperimentato sulla propria pelle la cultura della povertà, il buonsenso necessario per resistere agli imprevisti. Principi che adotta anche ora che potrebbe scialare tranquillamente visti i numeri della holding di cui è il maggior azionista con una quota del 34,2% ed un altro 12,2% è posseduto dalle figlie Laura e Leila. Oggi opera insieme a Giovanni Tamburi (altro 23,6%) con il quale condivide la guida – lui è il presidente, l’altro è l’amministratore delegato – dopo l’uscita dal libro dei soci di Giovanni Cavallini e Sergio Erede.
Potrebbe dunque muoversi ed agire senza sussulti, ma alla luce degli utili maturati dalla finanziaria alla quale partecipa per il 24%, ha deciso di mettere il tutto a riserva.
E ciò anche se per il Gruppo Iph Holding il credito bancario non è certamente un problema. Ha infatti estinto un vecchio fido acceso con Bnl durante l’esercizio del Banco San Geminiano e San Prospero (ora Banco Popolare) e dispone di un primo finanziamento di 20 milioni ed un successivo mutuo chirografario di 70 milioni ma entrambi gli affidamenti sono garantiti da titoli di Interpump e poi scadranno nel 2019.
Le banche possono dunque stare tranquille perché l’azienda che produce pompe per applicazioni industriali (la sede centrale di Interpump si trova lungo la via Emilia alle porte di Sant’Ilario) utilizzate in tutto il mondo è diventata un autentico colosso.
E pure la Holging gode ottima salute; il debito verso i soci si è ridotto da 44,5 a 40,2 milioni ed ha indotto Montipò a scommettere ulteriormente sull’azienda quotata acquistando fuori mercato altri due milioni di titoli ordinari. Glieli ha ceduti la Mais di Isabella Seragnoli, che in questo modo ha limato al 3,3% la propria partecipazione.
Ma è solo un altro passo nel cammino che il “big” di Baiso sta compiendo. Oltre all’importante investimento condotto nel cuore di Reggio con l’acquisto e la trasformazione di palazzo Busetti e di quello delle Poste che sono diventati polo di attrazione costante nel centro cittadino, Montipò si segnala per l’elenco di acquisizioni in qualche modo collegate al suo impero imprenditoriale. Uno shopping che l’ha recentemente impegnato con l’inglese Bristol Hoses e con la spagnola Inoxpa.
E potremmo scommettere che ce ne saranno altre in arrivo in questo nuovo anno.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
