Gazzetta di Reggio

Reggio

Spese pazze, la Procura chiede l’archiviazione

di Ambra Prati
Spese pazze, la Procura chiede l’archiviazione

La richiesta per 22 ex consiglieri regionali del gruppo Pd, fra i quali 4 reggiani Sotto la lente l’utilizzo dei fondi utilizzati dal gennaio 2009 fino al maggio 2010

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Richiesta di archiviazione, motivata dalla mancanza di prova, viste le condizioni date, dell’utilizzo per finalità private di fondi pubblici. Si avvia verso il nulla di fatto l’indagine sui rimborsi dei gruppi consiliari della Regione per l’ottava legislatura 2005-2010. L’accusa per tutti era di peculato. Il pm Morena Plazzi e il procuratore capo Giuseppe Amato di Bologna hanno chiesto 22 archiviazioni per i componenti del gruppo consiliare del Partito Democratico presso l’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna: tra questi – oltre a Vasco Errani in quanto ex consigliere (solo per l’utilizzo dell’auto con conducente) – figurano i reggiani Gianluca Borghi (per “omaggi”, alcuni dei quali atti di beneficenza), Marco Barbieri (acquisto di alcuni cellulari e accessori hardware), Gianluca Rivi (per spese tipografiche) e Laura Salsi, ripescata tra i non eletti al posto di Lino Zanichelli (per spese di consulenza).

Le indagini della Guardia di Finanza – cui ne sono seguite altre simili per successive legislature – riguardava in particolare il periodo dal gennaio 2009 al maggio 2010 e verteva sui rimborsi per spese di trasporto, per pasti, pernottamenti alberghieri, spese di rappresentanza , acquisto di libri, regali e beni durevoli. Nella motivazione dell’atto, l’accusa precisa più volte che era il meccanismo stesso dei rimborsi a fare acqua da tutte le parti. Una gestione definita a più riprese “superficiale” e “inadeguata”: non solo i contributi in denaro erano destinati al “funzionamento e l’attività istituzionale” dei gruppi - definizione alquanto generica -, ma anche il controllo era lacunoso, poiché, se il capogruppo doveva dare il proprio “visto” a tutte le spese sostenute, dalle dichiarazioni dei “componenti del Comitato Tecnico dei Revisori presso l’ufficio di presidenza dell’assemblea risulta il carattere decisamente circoscritto dei controlli del Comitato (…), al quale in realtà non era richiesta alcuna osservazione nel merito delle spese ma esclusivamente un controllo di regolarità contabile meramente formale”.

Secondo il pm, “nell’amministrazione e gestione dei rimborsi si sarebbe dovuto pretendere un maggior rigore documentale (sub specie, l’indicazione specifica della causale), che è mancato”.

Il peculato, prosegue il pm, è ravvisabile “a carico del consigliere regionale che, disponendo per ragioni del suo ufficio di denaro elargito dalla Regione al gruppo consiliare per il suo funzionamento”, se ne appropri “per finalità private”: per queste ultime, si intendono “quelle in alcun modo connesse con finalità pubblicistiche proprie del gruppo consiliare”. Anche per le spese di vitto, alloggio e trasporto, sebbene “non vi è stata dimostrazione di collegamento con una attività politica”, “non è praticabile sostenere oggi la prova di un impiego a fini privati delle somme destinate a soddisfare esigenze lato sensu politico-istituzionali”.

Anche per le consulenze, definite dal pm “tema più delicato”, “ciò che manca è la prova del dolo del peculato”.

Insomma “ci si trova in presenza di voci di spesa leggibili in termini ambivalenti, in ordine alle quali non vi è inequivoca e dimostrata inerenza alle funzioni, ma al contempo difetta la prova sicura della destinazione squisitamente privata” e di conseguenza la rilevanza penale. C’è poi l’aspetto dell’esiguità delle somme: pur nella differenza delle varie posizioni, in alcuni casi (tra i quali rientra Rivi), il pm sottolinea che si tratta di “spese assolutamente esigue, limitatissime”, che non avrebbero costituito “conseguenze economicamente significative”.

In mancanza di ulteriori approfondimenti investigativi, non possibili, in conclusione il pm Plazzi “non vede come possa esservi una positiva prospettiva di soluzione”. L’accusa quindi alza le mani e chiede al giudice per le indagini preliminari di disporre l’archiviazione, trasmettendo gli atti anche alla Corte dei Conti. Stralciata la posizione di Marco Monari, ex capogruppo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google